Si vince e si perde nel deserto dell'astensione

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La tornata elettorale amministrativa ha presentato segnali interessanti e allarmanti, muovendo ulteriormente un quadro politico segnato da incertezza, più o meno unito dal sostenere il governo Monti (governo “tecnico”, non va dimenticato) e colpito dal montare dell’onda dell’antipolitica (una parola sicuramente imprecisa, ma che designa l’atteggiamento di sfiducia, sempre più generalizzato, nei confronti delle forze politiche tradizionali). Sintetizzando: il crollo di Pdl e Lega, la vittoria di outsiders come Orlando e Doria, l'affermazione dei grillini (il Movimento 5 Stelle elegge alcuni sindaci, tra cui Federico Pizzarotti a Parma), la tenuta del Pd; ma, soprattutto, l’astensionismo assai accentuato. Quando metà degli elettori non va a votare, c’è sicuramente un problema nei confronti delle istituzioni e della stessa rappresentanza. Abbiamo chiesto un intervento su questi temi a Felice Carlo Besostri, avvocato, docente universitario e uomo politico.

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Oportet ut scandala eveniant? Sì, dice il Vangelo, che però aggiunge anche: "ma guai a colui attraverso il quale gli scandali arrivano". I 5 Stelle hanno vinto i ballottaggi di Parma e Comacchio (Emilia-Romagna), nonché di Mira (Veneto), mentre sono stati sconfitti a Budrio (ER) e Garbagnate (Lombardia), come avevano eletto al primo turno un sindaco nel vicentino, strappandolo alla Lega Nord. Si vince e si perde nel deserto dell’astensione, compreso Marco Doria. L’astensione crescente è il vero problema, più del successo innegabile dei grillini Quando finalmente si ragionerà sui voti assoluti, si scoprirà come qualcuno sia stato sconfitto al ballottaggio da un avversario che ha meno voti dell'avversario al primo turno. Il PD, con una legge elettorale che premia le maggioranze relative, è come il classico orbo nel regno dei ciechi. Resta la macchina elettorale più oliata e presente sul territorio: paradossalmente lo si vede dove pure ha perso il Sindaco in primarie di coalizione. A Milano ha vinto Pisapia, che deve governare con una maggioranza di cui il PD ha il 50%. Vedremo a Genova l'ottimo Doria in situazione analoga. Un dato è chiaro: sindaci non del PD vincono perché alle primarie raccolgono voti del PD (ad occhio di origine DS), altrimenti ciccia.  Mettere Orlando e Doria come simbolo della novità, come fossero fenomeni analoghi, è lo stesso errore di quei commentatori che nel 2011 parlarono di Pisapia e De Magistris, come fossero espressione di tendenze politiche dello stesso segno. L’unica cosa in comune era l’ostilità iniziale del PD, ma a Milano e Genova, vinte le primarie, il PD li ha sostenuti lealmente (forse con qualche voto disgiunto di troppo a Genova al primo turno).  A Napoli e a Palermo, i due candidati che hanno battuto il candidato del PD (e di SEL!) non sono stati designati dalle primarie. Orlando sindaco per la quarta volta è vecchio e tradizionalmente vecchio come ogni eletto plebiscitato nel Sud Italia. Il PD è un partito regionale e dovrebbe preoccuparsi del fatto che la disaffezione elettorale sia superiore alla media nazionale proprio in Toscana, Emilia Romagna e Marche: manca solo l'Umbria. Le responsabilità amministrative faranno fare un salto di qualità ai "grillini": non potranno ripetere gli slogan del loro carismatico guru o prendere per i fondelli gli avversari in seduta consiliare. Parma in fin dei conti non è stata strappata alla sinistra, dalla prima Giunta Ubaldi era stata perduta. Se c'è un insegnamento da Palermo, invece, è che SEL se si appiattisce sul PD sbaglia. Bisogna costruire un soggetto a sinistra del PD non per combatterlo come la LINKE contro la SPD, ma per recuperarlo ad una politica di sinistra, riunificata nel socialismo europeo. Io credo che sia maturo il tempo per costituire un’alleanza socialista & democratica per il lavoro, l’Europa e la libertà.

“Proprio perché sto dalla parte del popolo non posso perdonargli tutto quello che fa".  Parafraso Maxim Gorki, proprio perché sono convinto che non c'è democrazia rappresentativa funzionante senza partiti politici (ad eccezione del Semi-Cantone di Appenzello Interno, dove si decide in piazza con democrazia diretta); ma non posso giustificare la loro degenerazione in istituzioni autoreferenziali, società di mutuo soccorso dei gruppi dirigenti, che si perpetuano per cooptazione. In altre parole, di essere la massima espressione dell'anti-politica. Per difenderli, non mi basta che chi li attacca lo faccia perché vuole ridurre gli spazi democratici e non riformare la democrazia, rendendola più trasparente e partecipata. Infatti sono d'accordo con Elias Canetti "Il nemico del mio nemico non è mio amico". La politica politicante invece funziona sulla base del principio che il nemico del mio nemico è mio amico. Vincere le elezioni consente al centrosinistra di mettere tante bandierine rosse e di poter affermare, statistiche alla mano, di aver vinto le elezioni, ma non di superare la crisi con un ruolo degli enti locali: vittorie di Pirro? Pensiamo al patto di stabilità e alla modifica dell’art. 119 della Costituzione. Tale articolo, insieme con l’art. 81 sul pareggio di bilancio, è stato emendato nell’indifferenza generale e con una maggioranza superiore ai 2/3. Così, in un sol colpo si è estirpato uno dei principi fondativi della nostra Repubblica delle autonomie (art. 5 Cost.), escludendo il popolo da un referendum costituzionale confermativo.

di Felice Carlo Besostri


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