Imu, tassa iniqua e confusionaria

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Lo afferma il sindaco di Casalmaggiore Silla: «I soldi vanno allo Stato ma tocca a noi riscuoterli». Giovedì serata sul tema in Auditorium.
Così com’è, è iniqua e confusionaria”. Una definizione che è tutta un programma, quella offerta dal sindaco di Casalmaggiore Claudio Silla sulla famigerata Imu, la nuova Imposta Municipale Unica. La nostra analisi parte da un problema particolare, ma piomba poi nel generale. Negli ultimi giorni, infatti, è salita forte la preoccupazione da parte di una fascia di popolazione debole e molto settoriale: gli ospiti della Casa di Riposo Conte Carlo Busi e, ovviamente, le rispettive famiglie. Il punto è questo: per legge, ad oggi, chi di fatto vive in una struttura di questo tipo deve pagare la tassa sulla propria abitazione, nella quale non può giocoforza più trascorrere il suo tempo, considerandola come la seconda casa e non la prima. C’è una bella differenza. L’aliquota base sulla prima casa, infatti, è del 4 per mille del valore catastale (incassato totalmente dal comune), quella sulla seconda casa è di quasi il doppio, ossia del 7.6 per mille (la metà va allo Stato). Parliamo di tariffe base. E qui si pone il primo problema. “Nessun comune” preannuncia Silla “riuscirà a mantenere le aliquote base, perché non riuscirebbe a equilibrare il proprio bilancio, dato che saranno tagliati i trasferimenti statali inizialmente garantiti per anni dopo la cancellazione dell’Ici prima casa introdotta dal Governo Berlusconi. Il problema degli ospiti della Casa di Riposo è reale, anche se la situazione è in fieri, magmatica, e ci sono emendamenti in vista che dovrebbero modificare la questione. Ammesso che non complichino ulteriormente le cose. Per dirla con uno slogan, infatti, si scrive Imu ma si legge Isu: l’imposta, di fatto, è statale e il comune diventa l’esattore dello Stato centrale, ruolo decisamente scomodo. Al danno, poiché i comuni non hanno più la garanzia che avevano con la vecchia Ici, si aggiunge la beffa, perché tocca a noi riscuotere”.

E’ l’impostazione dunque, al di là del caso specifico, ad essere iniqua secondo Silla: “L’ultima trovata è sulle modalità di pagamento. Si parla di pagare entro giugno la prima rata con aliquota base. Ma lo Stato si riserva poi di spostare eventualmente la stessa aliquota: se così fosse, si rischia di compromettere l’equilibrio finanziario dei comuni. Mi spiego meglio: oggi il 7.6 per mille è l’aliquota per la seconda casa e allo Stato va la metà esatta, ossia il 3.8 (ogni aumento dopo il 3.8 resta invece al comune, ndr). Se si decide che l’aliquota, a dicembre, ossia quando si pagherà la seconda rata, è passata, per esempio, al 9 per mille, allora il comune allo Stato deve versare il 4.5 per mille, andando a perdere uno 0.7 già destinato a bilancio. Il grido d’allarme è partito nell’ultima assemblea Anci con i colleghi Del Rio e Fontana. Nella stessa sede è stato rimarcato che il sistema municipale, negli ultimi sette anni, ha contribuito al risanamento della finanza pubblica con un gettito di 14.2 miliardi di euro. Dunque è qualcun altro a non fare la sua parte”. L’Imu, infine, è pure difficile da calcolare. “Ci stiamo adoperando” spiega il sindaco “per portare avanti simulazioni. Abbiamo scoperto che a Casalmaggiore ci sono 2200 cittadini tra gli 0 e i 26 anni, definibili come figli a carico. Non è però così scontato arrivare a capire quanti vivono con i genitori, il che garantirebbe una detrazione di 50 euro sulla prima casa. Ci si arriva, ma con un grande sforzo.

Sforzo che diverrebbe poi inutile se le regole cambiassero ancora, ipotesi paventata da qualche partito di sostegno al governo, che ha chiesto che l’Imu sia un provvedimento solo temporaneo. Noi, comunque, faremo la nostra parte perché siamo contrari al non-agire, ma è giusto rimarcare i problemi connessi al calderone Imu, anche perché il potere discrezionale dei sindaci, dinnanzi a una legge, esiste ma è molto limitato”. Senza scordare la variazione di rendita catastale (non più calcolata a vani, ma al metro quadro, dunque destinata ad aumentare) e le tante partite non sciolte: dai pensionati (il tema che obiettivamente più colpisce), agli agricoltori con appezzamenti e attività, al contributo che lo Stato chiede ai comuni per gli immobili di proprietà del comune stesso (il 50% dell’aliquota). Di tutto questo, e di nuovi spunti, si parlerà giovedì 19 alle ore 21 all’Auditorium Santa Croce. Una richiesta avanzata dal gruppo “Il Listone” e accolta dalla maggioranza con favore per una serata che si preannuncia, sin da ora, molto calda.

di Giovanni Gardani

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