Case di riposo, monta la protesta dei sindacati

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C’è fermento nel sindacato sul tema delle case di riposo. Nel mirino sono finite le strutture di Sospiro e Cremona Solidale, anche se per motivi diversi.Sotto esame, nello specifico, il nuovo regolamento della Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro e in particolare le modifiche deliberate dal consiglio di amministrazione l'8 marzo 2012. E' la Fnp Cisl a denunciare e contestare alcune novità appena introdotte. Come, ad esempio, "l'introduzione del deposito cauzionale infruttifero, richiesto, che verrà restituito al momento della cessazione del rapporto contrattuale, ma che potrà essere incamerato dalla fondazione nel caso di insolvenza nel pagamento delle rette".Inoltre tale deposito cauzionale "riguarderà anche le persone già ricoverate”.

«Mi lascia perplessa il fatto che una struttura che ha una mission socio sanitaria e assistenziale utilizzi sistemi che vedrei bene in qualsiasi altro settore merceologico. Si parla di contratti come se si parlasse dell'affitto di una casa invece che di persone» afferma JIndra Rubasova, segretaria della Fnp Cisl. Tutto ciò, tra l'altro, si verifica in un periodo di grande difficoltà economiche per le famiglie, in cui «un'esborso in più, come può essere quello di una caparra - che dovrà essere pari a una mensilità di retta - per alcuni nuclei familiari può rappresentare un problema. C'è gente che non riesce ad arrivare a fine mese, ma molti sembrano dimenticarselo».

Un altro punto che ha messo in agitazione il sindacato è “l'obbligo al pagamento delle retta intera in caso di ricovero ospedaliero, anche dopo 15 giorni di assenza consecutivi”. «Questa decisione è assurda: nel momento in cui una persona entra in ospedale è a carico del sistema sanitario nazionale - e quindi di tutti i contribuenti -, che ne paga la degenza» dice Rubasova. «Perché mai i famigliari dovrebbero pagare la retta mentre il paziente non è presente nella struttura, e quindi non fruisce del servizio?».

Secondo il sindacato - che si è già mobilitato per rendere nota la questione alla propria federazione regionale e che nei prossimi giorni chiederà un incontro chiarificatore alla struttura sanitaria -, «tutto ciò esula dalla concezione della missione sociale che dovrebbe avere la struttura, il cui primo obiettivo dovrebbe essere il valore della persona e la sua cura. Ora vogliamo quindi fare chiarezza sulla questione, e verificare la legittimità di tale regolamento».

Sotto i riflettori dei sindacati c'è anche Cremona Solidale - ex ospizio Soldi -, in questo caso per una situazione di disagio espressa dai lavoratori. E' di pochi giorni la stipula di un documento da parte delle Rsu dell'Azienda, insieme alle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil, in cui si manifesta «il sentimento di profonda amarezza e delusione per l'assoluto disinteresse del sindaco e dell'assessore ai Servizi Sociali che, nonostante le numerose sollecitazioni rispetto alle difficoltà che gli operatori di Azienda Cremona Solidale subiscono, non hanno ancora dato risposte». Numerosi sono i punti sui quali verte la protesta: «la carenza di personale; la mancata volontà di riorganizzare l'azienda; l'utilizzo scorretto dello strumento “Ordine di servizio", che obbliga, da mesi, gli operatori a rinunciare al proprio riposo e al conseguente recupero psicofisico; mancato recupero delle ore accumulate in eccedenza o pagamento straordinario delle stesse». Tutto ciò porta, secondo i sindacati, «alla diminuzione della qualità dell'assistenza alle persone».

Una situazione che ricade sugli ospiti, secondo Rubasova. «Si parla tanto di qualità della vita nelle case di riposo, ma tutto questo va nella direzione contraria» spiega la sindacalista. «Se i lavoratori sono troppo pochi nessuno avrà il tempo per regalare un sorriso o una carezza al paziente. Recentemente c'è stato un tavolo tecnico su queste tematiche, tra sindacati e Asl, ma vogliamo che questo sia propedeutico a un tavolo di confronto e contrattazione, perché la situazione deve cambiare».

Abbiamo provato a contattare i direttori delle suddette case di riposo, per avere un loro commento, ma non è stato possibile parlargli.

di Laura Bosio

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