Celiachia, la difficoltà della dieta

+ 35
+ 29


Nota ai più come "intolleranza al glutine", la celiachia è una patologia che in questi anni è sempre più diffusa, anche perché sono aumentate le diagnosi. L'incidenza è piuttosto alta, un malato ogni cento, e ancora più alta è la predisposizione genetica, che riguarda circa l'80% della popolazione. «Naturalmente non tutti coloro che hanno la predisposizione diventano celiaci, ma è certo che chi  non ha tale caratteristica genetica non si ammalerà mai di celiachia» spiega Federico Buffoli, responsabile del servizio di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, che da un paio di anni ha aperto un ambulatorio dedicato alla celiachia, gestito dalla dottoressa Elena Iiritano.

Ma cos'è esattamente questa patologia? «E' una malattia immunomediata, legata quindi a una reazione del sistema immunitario» spiega la dottoressa Iiritano. «Essa viene scatenata da meccanismi banali, come una gastroenterite, che legata all'ingestione di glutine crea un'errata risposta immunitaria. In questo modo il glutine viene riconosciuto come una minaccia, e il sistema immunitario crea degli anticorpi sbagliati, che attaccano la mucosa dell'intestino tenue».

Quali sono i sintomi?

«Nei bambini prevale l'aspetto più gastroenterico: diarrea, vomito, male assorbimento intestinale. Nell'adulto la situazione è più complessa, perché spesso la malattia è più subdola. Ci possono essere manifestazioni di anemia, osteoporosi particolarmente marcata, malattia della tiroide, ipofertilità, problematiche neurologiche, ecc. Spesso alla celiachia si associano anche il diabete mellito e la sindrome di Down».

Un tempo era considerata una malattia prettamente infantile, mentre oggi viene ricercata anche negli adulti: come mai?

«Perché spesso non viene diagnosticata in età giovanile, ed emerge nell'adulto. Certe forme si manifestano in maniera leggera, oppure restano silenziose per anni e non vengono diagnosticate se non in età avanzata. Questa patologia viene paragonata all'iceberg: noi ne vediamo solo la punta, ossia i malati noti, ma nella realtà molti di più sono quelli che non vengono diagnosticati».

Cosa consiglia alla gente per verificare la patologia?

«Lo screening di massa per ora non viene contemplato, Potrebbe tuttavia essere utile andare a cercare papabili celiaci tra i pazienti che presentano alcuni dei problemi correlati, soprattutto i problemi gastrointestinali».

Quali sono i test consigliati?

«Quello principale è il dosaggio degli anticorpi antitransglutaminasi. Se i valori di questo dosaggio sono normali la diagnosi viene giudicata negativa. In caso contrario bisogna approfondire la diagnosi, con una biopsia duodenale, volta a confermare la presenza della patologia e a valutare i danni arrecati alla mucosa intestinale».

Qual è la terapia indicata?

«E' molto banale: basta seguire una dieta priva di glutine. Tuttavia non è semplice come potrebbe sembrare. E' necessario un piano alimentare ben preciso e non bisogna fare attenzione solo a pasta, pane e pizza, ma anche in svariati altri alimenti. Di qui la necessità di un supporto che viene fornito soltanto dall'Aic, l'Associazione italiana celiachia: loro arrivano dove noi medici non possiamo arrivare, offrendo informazioni e sostegno ai pazienti. In certi casi poi, quando il paziente fatica a mantenere l'impegno di una dieta, può essere necessario il supporto di un dietologo: non è facile, infatti, portare avanti una dieta di questo tipo. Senza contare il problema delle contaminazioni: in cucina ci vuole poco a contaminare con il glutine una pietanza, basta usare lo stesso cucchiaio per mescolare la pasta normale e quella senza glutine. Per questo motivo i celiaci devono stare davvero molto attenti a ogni cosa che mangiano.

Con la dieta dovrebbero risolversi anche i problemi intestinali, ma se dopo sei mesi o un anno le cose non si saranno sistemate potrebbe essere opportuno effettuare ulteriori verifiche. Del resto per seguire un paziente celiaco spesso è necessario un team di medici, e per questo grande è la collaborazione con diverse figure professionali: dietologi, endocrinologi, medici di base, diabetologi... Fondamentale è anche il supporto del servizio di laboratorio e di anatomia patologica, che si occupano di tutta la parte di analisi».

di Laura Bosio

Segnala questo articolo su