La Giunta comunale dovrà restituire i soldi

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Corte dei Conti: «Gli aumenti di stipendio del sindaco e degli assessori non erano “legittimi”»
Stipendi più bassi del 26% per gli amministratori comunali in tutta Italia: la decisione della Corte dei Conti ha provocato un certo fermento nel Comune di Cremona. Si tratterà, per Perri e per i suoi assessori, di ricalcolare i propri stipendi, che vanno riportati ai livelli del 2005. Tra l'altro si dovranno anche restituire le somme percepite in più dal 12 gennaio scorso (data della deliberazione della Corte dei Conti) al 27 aprile. Si calcola che ogni assessore passerà così da circa 3.855 a 2.840 euro (e dovrà restituire 4.058 euro). La riduzione toccherà anche i presidenti delle società partecipate, che hanno compensi parametrati su quelli dei componenti della giunta. Uguale situazione, ma con una riduzione del 10 % in Provincia, la cui Giunta già ad aprile si era ridotta i compensi: Massimiliano Salini scende dalla retribuzione annua lorda di 63 mila euro a 57 mila (per arrotondamento), il vice presidente Lena da 47 mila a 43 mila, gli otto assessori passano da 41 mila euro a 37 mila euro. La Giunta comunale di Cremona ha subito preso atto della situazione, impegnandosi a ridurre immediatamente gli stipendi, come richiesto dalla Corte dei Conti.

«Il pronunciamento della Corte dei Conti, contenuto nella deliberazione n. 1 del 12 gennaio 2012, ha fatto seguito ad interpretazioni della normativa vigente, tra loro contrastanti, formulate da sezioni regionali diverse dello stesso organismo di controllo » commentano dai vertici di Palazzo comunale. «In sintesi, la Corte dei Conti di Roma ha stabilito che l’ammontare delle indennità di funzione degli amministratori degli enti locali deve essere pari a quello percepito alla data del 30 settembre 2005, ridotto del 10% ai sensi della legge finanziaria per l’anno 2006. Pertanto, tutti quei Comuni che, sposando l’interpretazione della sezione regionale toscana della Corte dei Conti, hanno applicato il principio della riduzione limitato esclusivamente all’anno 2006, a volte introducendo degli incrementi, avranno l’obbligo di ripristinare le indennità di funzione negli importi in godimento al 30 settembre 2005, ridotti del 10%. Come confermato dall'Anci, i vari Comuni italiani si stanno adeguando alle nuove normative. «Questa Amministrazione comunale che, sin dal suo insediamento, ha percepito un’indennità di funzione nella misura determinata dalle disposizioni vigenti, senza mai procedere discrezionalmente ad alcun tipo di incremento, ha già dato mandato ai competenti uffici di procedere immediatamente all’adeguamento delle indennità di funzione, così come stabilito dalla Corte dei Conti»‚ sottolineano ancora da Palazzo. «Ad oggi» si legge nel documento arrivato nei giorni scorsi in Comune «l’ammontare delle indennità e dei gettoni di presenza spettanti agli amministratori e agli organi politici delle regioni e degli enti locali, è quello in godimento alla data di entrata in vigore del dl 112/2008, vale a dire, di quell’importo rideterminato in diminuzione del 10%, dalla legge finanziaria 2006.

Inoltre, rilevato che l’intera materia relativa al meccanismo di determinazione degli emolumenti è stata rivista dall’art. 5, comma 7, del dl 78/2010, la quale demanda a un successivo decreto del ministro dell’Interno la revisione degli importi tabellari e che tale decreto non risulta ancora approvato, si deve ritenere ancora vigente il precedente meccanismo di determinazione dei compensi ex dm 04.08.2000». Ma se il Comune si è adeguato immediatamente alla delibera, dal consiglio comunale arrivano dissensi rispetto al provvedimento della Corte dei Conti. Lo sottolinea Giacomo Zaffanella, consigliere comunale del Gruppo misto e consigliere dell'Anci. «Sono anni, ormai, che l'ente locale viene visto solo come fonte di spesa dello Stato. Invece di tagliare i veri costi della politica, come quelli di Cda, ministeri, dirigenti, ecc, l'accetta cala sempre sui Comuni, l'anello debole della catena. Gli amministratori locali svolgono un compito gravoso, e ritengo che decurtarne le indennità, che non sono certo faraoniche e che comunque sono commisurate alle responsabilità degli amministratori stessi, sia una scelta discutibile ». Secondo il consigliere, in questo modo si disincentiva la partecipazione alla pubblica amministrazione: «Di questo passo, la politica la faranno solo i pensionati o coloro che hanno le spalle coperte, economicamente parlando». Tutto questo si verifica in un quadro in cui i Comuni sono già pesantemente vessati: «E' il problema di uno Stato che vede l'ente locale solo come un peso da tagliare, dimenticando che in realtà è l'istituzione più vicina alla gente.

La Corte dei Conti fa il proprio lavoro, ma ricordiamo che uno solo di loro guadagna probabilmente più di tutta la Giunta messa insieme». Intanto, un altro fronte difficile pare aprirsi in Comune: secondo un'indiscrezione, infatti, la Procura centrale della Corte dei Conti avrebbe aperto una procedura per danno erariale, valutabile in centinaia di migliaia di euro, nei confronti del sindaco, degli assessori, del direttore del personale e del segretario generale, a causa di una delibera di giunta del 10 dicembre 2010, con la quale venivano assunte trentasette persone in Comune, nonostante il patto di stabilità e i vincoli sulle assunzioni e sulla copertura del turn-over. «In questo caso ci auguriamo che tutto vada per il meglio» commenta Maura Ruggeri, capogruppo del Pd in consiglio comunale. «Queste assunzioni erano una procedura doverosa, che già avevamo iniziato noi nella precedente amministrazione. Se vi fossero problemi di sorta, dipenderebbero non dalla politica ma dalla macchina amministrativa. Eventualmente sarà su quello che si dovrà riflettere».

di Laura Bosio

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