Si finge imprenditore per rubare merce: ditta raggirata, in carcere il truffatore

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Ha truffato un’azienda della provincia di Cremona spacciandosi per titolare di un’impresa realmente esistente per appropriarsi della merce proveniente da eventuali commissioni. A finire nella rete tesa dalla Squadra mobile della Questura di Cremona, guidata dal vicequestore Sergio Lo Presti, S. V., 50enne cittadino originario di Vicenza.
Secondo un cliché piuttosto diffuso, l’uomo, dopo essersi fatto affidare una prima commissione campione, se n’è fatto affidare un’altra circa una settimana dopo. Due commissioni così vicine che, assieme ad alcuni dati e coordinate bancarie ambigui, hanno però insospettito il titolare dell’azienda contattata dal 50enne, spingendolo a segnalare il fatto alla Questura. Partite le indagini, coordinate dal pm Fabio Saponara, è risultato che l’uomo si era accreditato come titolare di una ditta realmente esistente pur non essendone il proprietario e neppure dipendente. Ieri infine l’intervento della III sezione della Squadra mobile cremonese (che si occupa di reati contro il patrimonio) sul luogo della ditta (specializzata nella produzione di lavorati in ferro), quando il truffatore aveva già ritirato e caricato la merce della seconda commissione. Rinvenute a bordo dell’automezzo parecchi documenti contraffatti. Trasportato in Questura e risultato pregiudicato (per reati riguardanti proprio la truffa), oltre ad aver mostrato una condotta reticente, per il 50enne è scattato l’arresto ed il trasporto a Ca’ del Ferro, dove si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria con l’accusa di truffa e sostituzione di persona.
«E’ un fenomeno che nelle ultime settimane è stato riscontrato con insistenza in provincia» ha spiegato Lo Presti, secondo un meccanismo “collaudato”: in genere i truffatori si accreditano telefonicamente come titolari o appartenenti a delle fantomatiche ditte (con tanto di logo, sede sociale e conti correnti) prendendo contatti con la segreteria della ditta “vittima” e cominciando ad ordinare, con la scusa di piazzarne i prodotti, varie commissioni, via via sempre più grosse: il pagamento della prima partita viene in genere effettuato subito, già dal secondo però si riscontrano dei ritardi sino a che, dalla terza commissione in poi, il saldo viene continuamente rimandato e la merce fatta sparire.
E’ un vero e proprio invito quello rivolto ai cittadini dal dirigente della Squadra mobile cremonese: «verificare sempre le credenziali dei richiedenti» e «avvertire immediatamente la polizia, senza attendere troppi giorni» oltre, ovviamente, a «non lasciarsi attrarre da commissioni troppo elevate e ravvicinate nel tempo». Nel caso dell’arresto di ieri infatti, proprio l’ingente valore della seconda commissione (circa 40mila euro) unito alla distanza ravvicinata dalla prima. Già tre casi sono stati segnalati alla polizia nelle ultime settimane.
Risale allo scorso autunno un caso simile, in cui a farne le spese era stato un rivenditore Apple che si era visto sottrarre da un giovane, sempre tramite la “tecnica” delle commissioni non saldate, numerosi prodotti, rivenduti sottobanco nel negozio di un oculista con sede in un’altra città.

di Michele Scolari

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