Brebemi, casello a 20 Km da Crema

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In quest'epoca di incertezze perfino nel breve periodo, figuriamoci se le occasioni di sviluppo non vanno colte al volo. Non saranno certo gli imprenditori a rinunciare alla possibilità di nuovi investimenti e nuovo lavoro e il convegno sulla Brebemi, organizzato giovedì sera dalla Libera associazione artigiani di Crema, in palazzo comunale, dimostra che il settore produttivo è lì a sollecitare la politica a fare il proprio mestiere. Tra circa due mesi, dovrebbe essere completato il tratto di strada tra Ricengo e il casello di Fara Olivana, in provincia di Bergamo, che consentirà al territorio cremasco di avere il suo accesso alla Brebemi (meno di 20 km da Crema), l'autostrada che collegherà Brescia a Milano entro la fine del 2013. Si tratta di un'opportunità da non perdere, perché, come ha sottolineato il presidente di Brebemi, Francesco Bettoni: «Le aree interessate da questa infrastruttura diventeranno estremamente attrattive per gli investimenti e l'intera zona sarà considerata tra le più importanti del Sud Europa». Per riuscirci, però, occorre che la politica faccia il proprio mestiere, come chiede il presidente della Libera, Giuseppe Capellini. Il che, tradotto, significa occuparsi della programmazione strategica e mettere in campo tutte quelle agevolazioni burocratiche e fiscali che permettano alle imprese di fare altrettanto bene il proprio lavoro. Esemplare, in questo senso, il caso di Caravaggio che, più lungimirante di Crema, dalla Brebemi è riuscito per tempo a ottenere anche un casello autostradale. Nel suo territorio è già stata realizzata una nuova zona industriale di 500mila metri quadrati e, per mitigare l'impatto dell'asse autostradale, un parco di 70mila metri quadri. «La leadership non è data dalle dimensioni ma la si crea sul territorio » sostiene il sindaco del Comune bergamasco, Giuseppe Prevedini, riferendosi a Crema e alle sue recenti difficoltà a farsi punto di riferimento per l'intero comprensorio cremasco. «La vostra città riveste un ruolo importante e, per cultura imprenditoriale, è certo più vicina alla Bassa Bergamasca che non a Cremona. Non dimentichiamoci che la nostra zona vanta il pil più alto di tutta la Regione. Occorre che chiunque sia chiamato ad amministrare la città abbia cuore il suo sviluppo». Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della provincia di Cremona, Massimiliano Salini che, proprio per rilanciare l'economia locale, ha messo in campo un progetto che intende ridurre la complessità della pubblica amministrazione. «La nostra priorità deve essere quella di ridimensionare l'apparato burocratico, con cui un imprenditore è continuamente chiamato a scontrarsi. Quindi, per cominciare, dobbiamo pensare a un'unica zona industriale sovracomunale, con agevolazioni fiscali per chi intende insediarsi. Questo significa che gli enti locali coinvolti dovranno rinunciare ad alcune entrate. È possibile in questo periodo in cui le risorse a disposizione sono già ridotte? Noi diciamo di sì, perché siamo convinti che, se per tenere un bilancio in piedi a tutti i costi, si deve per questo frenare l'imprenditoria, che è la responsabile del vero servizio pubblico, nel senso che crea ricchezza e posti di lavoro, beh, allora tanto vale mettere in liquidazione l'ente locale. Il mondo produttivo chiede semplicità e, da parte nostra, sappiamo bene che può bastare un unico ufficio tecnico ogni dieci Comuni. È una sfida. Se ci fosse unità d'intenti, per vincerla basterebbe un solo anno, perché, se crediamo davvero nel progetto, è fuor di dubbio che il potere pubblico debba fare un passo indietro». Duro e diretto è stato anche il commento del presidente della Provincia di Cremona sulle municipalizzate: «Mi auguro che abbiano vita breve, il loro tempo è finito».
Gionata Agisti

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