Famiglia Donati: suicidi, annegamenti e morti violente

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Una famiglia sfortunata, quella di Italo Francesco Donati, un albero genealogico per intero ricostruito all’anagrafe. Dal padre Vincenzo e dalla madre Selene Carotti sono infatti nati tre maschi e cinque femmine. Questo l’ordine cronologico delle date di nascita: Arturo (1881), Clelia (1884), Alfredo Pietro (1886), Natalina (1887), Amalia (1889), Italo Francesco (1894), Palmira (1895), Evelina (1899). La particolarità è che una sorta di maledizione si abbatte sulla famiglia, e in parte anche sui discendenti. Particolari anche macabri che non si vogliono rivelare per mero gusto del pruriginoso, bensì perché costituiscono ulteriore riprova del rapporto con il ramo Arnone. Ric o r d a i n f a t t i Guido: «Mamma Alda raccontava di uno zio, altro fratello di Clelia, che era morto, gettandosi nel Po. Dagli atti ricavati all’anagrafe si parla di un altro Donati annegato, e non era Italo, per il quale emerge la specifica “annegamento del Titanic” a chiare lettere. Deve per forza trattarsi di Arturo Donati, il primogenito». Non solo: di morte violenta morì pure, a quanto pare, Palmira Donati, mentre il capostipite Vincenzo Donati fu trovato morto con “una frattura alla base di cranio” il 10 febbraio 1922, anno in cui la moglie, ormai vedova, e alcuni figli si trasferirono a Milano. Vincenzo Donati fu trovato in via Saffi, vicino all’attuale caserma dei Vigili Urbani di Casalmaggiore, via in effetti comunicante con Piazza Carducci, oggi Piazza Turati (dietro al Municipio) dove l’ampia famiglia si trasferì dalla prima residenza di via XX settembre. Tutti dati certificati. Non è tutto: la storia poi andò avanti. Racconta ancora Guido le sventure di un altro Italo. «Mio zio, figlio di Clelia, Italo Dragoni fu deportato in un campo di “lavoro” in Germania durante il periodo nazista, ma sopravvisse. E’ tornato in Italia, tra Cremona e Lodi, e ha avuto tre figli. Purtroppo i rapporti tra i due rami della famiglia si erano un po’ guastati e così non ho mai avuto notizie certe su Italo Dragoni, non so nemmeno come si chiamino i suoi tre figli». Ultimo dettaglio: anche Serafino Dragoni, marito di Clelia Donati e nonno di Guido, ebbe una vita travagliata. Perse infatti una gamba, che andò in cancrena a causa di una ferita mal curata. Un problema, all’epoca, piuttosto diffuso che però non cancella la sensazione di una famiglia sì benestante (così era considerata dall’opinione pubblica) ma al contempo perseguitata dal fato.

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