«Serve un fondo europeo di garanzia»

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Perché lo spread tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi è tornato nuovamente a livelli preoccupanti? puntare sulle manovre di contenimento del debito come strada principale di intervento è la strada più giusta? Ne abbiamo parlato con Francesco Timpano, docente di politica economica presso l'Università Cattolica di Piacenza. La Banca Centrale Europea sollecita riforme ai Governi, invitandoli a rilanciare la competitività e ad incrementare l’occupazione. Secondo lei il governo Monti, con i provvedimenti che sta assumendo, va nella direzione giusta? «Fino a questo momento c'è stata la necessità di rimettere in sesto la finanza pubblica, e il governo Monti lo ha fatto in larga misura intervenendo soprattutto sulla tassazione, e in modo più limitato agendo sulla spesa. Un intervento di questo tipo non gioca certo a favore della crescita, tuttavia era inevitabile, in quanto Monti ha iniziato a lavorare in un momento in cui lo spread era altissimo, e abbassarlo era la priorità; non farlo avrebbe portato a interventi ancora più gravosi in futuro: se infatti non si fosse abbassato il livello dello spread il pagamento delle rate in scadenza non sarebbe stato credibile. Invece si è riusciti a emettere nuovo debito a tassi meno alti rispetto a quelli che avremmo dovuto applicare se non avessimo fatto nulla. In questa manovra, tuttavia, ci sono anche delle ombre: la pressione fiscale sulle famiglie è arrivata a livelli insostenibili e le ipotesi di interventi futuri, come l'incremento dell'Iva di altri due punti percentuali a partire da ottobre, non stimolano certo i consumi. Ci troviamo in un sistema che sta andando in stallo, e gli a n n u n c i a t i interventi della misura Crescitalia sono ancora piuttosto timidi. D'altro canto gli spazi di manovra di questo Governo sono piuttosto limitati. In tutto questo la grande assente è l'Europa, che già si era dimostrata tale con la crisi greca, con misure che avevano solo aggravato la situazione. Ora non c'è un piano credibile per risolvere in modo strutturale la crisi del debito». A questo proposito il presidente della Bce, Mario Draghi, ha proposto un patto per la crescita di livello europeo. Potrebbe funzionare? «La proposta di Draghi è l'unico modo che abbiamo per tornare a crescere. Più di un mese fa Romano Prodi e Alberto Quadro Curzio avevano elaborato una proposta di ristrutturazione del debito attraverso un'emissione di Eurobond consistente che da un lato sostenga i Paesi in difficoltà e dall'altro predisponendo consistenti interventi infrastrutturali: questa sarebbe una buona soluzione. Il vero problema è che oggi i politici non sono all'altezza della situazione». La stagnazione della domanda interna è uno dei problemi prioritari per l’Italia: in che modo si dovrebbe intervenire? «C'è un urgente bisogno di abbassare le tasse ai redditi medio-bassi: questo è l'unico modo per rilanciare i consumi e soprattutto evitare le tensioni sociali che in questo periodo sono molto alte. Allo stesso modo sarebbe opportuno abbassare il cuneo fiscale sul costo del lavoro, che pesa sia sull'azienda che sulle buste paga. Queste sono soluzioni che il governo Monti non ha messo in atto, e che invece potrebbero risollevare i consumi. La riforma del lavoro non è decisiva per cambiare le cose, tanto più che il mercato del lavoro italiano è già fin troppo flessibile, soprattutto in entrata. D'altro canto non si può accusare Monti, che ha comunque dovuto lavorare in una strettoia: da un lato uno Stato che fa fatica a riformarsi, dall'altro dei conti pubblici molto instabili e che s o p r a t t u t t o non dipendono solo da noi, ma dalla situazione di tutta Europa. Un'Europa che attualmente è attraversata da una drammatica ondata di populismo, come si può evincere anche dalle elezioni francesi, e come sicuramente accadrà anche in Italia». In che direzione dovrebbe andare l'Unione Europea? «Credo che la proposta avanzata da Prodi sia la risposta giusta: un fondo di dimensioni decisamente importanti - intorno ai 3mila miliardi di euro - alimentato con modalità differenti (garantito dalle riserve auree e supportato dai singoli paesi in rapporto alle loro dimensioni economiche); il suddetto fondo dovrebbe fungere da garanzia per i paesi in difficoltà, permettendo loro di emettere nuovo debito ma sotto l'egida europea. In sostanza i governi dovrebbero perdere un po' di sovranità nazionale, lasciando sempre più potere decisionale al governo europeo. Allo stesso tempo si dovrebbe mettere in campo un programma infrastrutturale importante in sostegno all'occupazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro». Serve però una governance europea forte che si possa fare carico di questa fase, con il via libera dei governi nazionali». Cosa possiamo sperare per il nostro Paese, per il p r o s s i m o futuro? «A dire la verità sono piuttosto preo c c u p a t o . L'euro è ancora una moneta forte, e conta ancora paesi con una capacità produttiva elevata. La stessa Italia continua a mantenere con forza il suo tessuto manifatturiero. Dunque la struttura complessiva non è ancora compromessa, ma bisogna sbrigarsi a capire come uscire dall'impasse del debito. I paesi che possono permettersi di fare deficit dovrebbero metterlo in atto, e di questo dovrebbero beneficiare anche quelli che non lo possono fare. Questa fase, come dicevo prima, andrebbe gestita a livello europeo, da un governo con poteri decisionali. L'Italia da sola non ce la può fare, questo è sicuro. Al contrario si finirebbe con il decretare un default del debito, ma sarebbe una soluzione devastante per le famiglie italiane in quanto il nostro è sempre stato un paese di risparmiatori e molti hanno investito in Bot di Stato. Per questo ritengo che proporre il default come soluzione sia una proposta criminale».

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