Sempre meno figli: «Non me lo posso permettere»

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E' una scelta dolorosa e pesante, ma, oggi, spesso le coppie non fanno figli perche' non se lo possono permettere. Il dato emerge dal rapporto Osservasalute (2011), secondo cui si riscontra un tendenziale aumento della popolazione residente in Italia, rispetto al biennio 2008-2009, imputabile, sostanzialmente, solo alla componente migratoria. Il tasso di fecondità totale è passato da 1,42 del 2008 a 1,41 del 2009 e le prime stime sul 2010 sembrano confermare questo trend, in cui peraltro la fecondità delle donne straniere risulta circa il doppio di quelle italiane. Anche il dato locale si rivela in forte decrescita. Nel corso di undici anni (dal 2000 al 2011) il numero dei nati nel comune di Cremona è calato complessivamente del 6%, scendendo da 606 nati nel 2000 a 569 nel 2011. Se, però, escludiamo i nati da genitori stranieri, ecco che il dato scende del 25%, circa un quarto in meno: siamo passati da 513 nati nel 2000 ai 385 nello scorso anno. In questo quadro, difficilmente si potrà sperare in un'inversione di tendenza a breve termine, specialmente a causa della crisi economica, che non permette ai giovani di programmarsi un futuro. «Fare dei figli, crearmi una famiglia… sarebbe il sogno della mia vita. Purtroppo però non posso vivere in un sogno, e la realtà mi presenta un conto a fine mese fatto di costi e spese da affrontare che non mi lascia spazio per avere un figlio». Così si sfoga Laura, 33enne, sposata da 4 anni ma ancora senza un lavoro fisso, e quindi senza la possibilità di avere un figlio.

Un discorso che accomuna molte giovani coppie, soprattutto se gravate da un mutuo o da altre spese. «Abbiamo un mutuo da mille euro al mese, con entrate complessive pari a 2mila euro: non solo non riusciamo neppure a mettere in programma un figlio, ma a malapena arriviamo alla fine del mese» si lamentano Anna e Jacopo. «Finiremo di pagare il mutuo tra otto anni, ma allora saremo già quasi quarantenni e forse sarà troppo tardi per avere un figlio. Del resto quali alternative abbiamo? Lo Stato non aiuta, la società in cui viviamo neppure. Oggi le famiglie sono lasciate sole». Il calo delle nascite, quindi, si inserisce in una società in cui avere un figlio sembra non essere più un diritto. A partire dal mondo del lavoro. ««Per noi donne è difficile: la maggior parte delle volte, se cerchi un lavoro, la prima cosa che ti chiedono durante il colloquio è se hai intenzione di sposarti e di fare figli. E una risposta affermativa a questa domanda rappresenta già un criterio di esclusione. Se vuoi farti una famiglia non ti assumono, perché sanno che ad un certo punto diventerai un costo per l’azienda» spiega Chiara, 27 anni. «Oppure ti assumono facendoti firmare delle dimissioni in bianco: a me è accaduto anche questo. Con questi presupposti che voglia possiamo avere noi giovani di fare figli?».

Forti preoccupazioni, da parte dei giovani, anche sul futuro sempre più incerto del nostro paese. Lo spiega Emiliano, secondo cui «fare figli oggi è come giocare alla roulette russa. A tutti piacerebbe avere una famiglia, ma che voglia posso avere di mettere al mondo una creatura senza essere in grado di potergli garantire neppure un barlume di futuro?». Anche chi ha scelto di avere figli, spesso vive in una situazione di costante preoccupazione. «Abbiamo avuto un figlio da cinque mesi, ma mia moglie lavorava con un contratto a termine, quando è rimasta incinta, e naturalmente non l’hanno riassunta » racconta Andrea, 38 anni. «Ora sta cercando di rientrare nel mercato del lavoro, perché con il mio solo stipendio non riusciamo a starci dentro, e stiamo erodendo i nostri risparmi. Solo che per una donna di 35 anni non è facile trovare lavoro in questo momento, e siamo piuttosto preoccupati per il nostro futuro. Un bambino rappresenta grandi soddisfazioni ma anche spese notevoli, dal cibo ai pannolini, all’abbigliamento, e riuscire far quadrare i bilanci familiari non è un’impresa semplice». «Abbiamo voluto un figlio, e non ci pentiamo della nostra scelta, ma non neghiamo che l’impegno economico sia notevole» raccontano Michele e Giovanna, coppia giovanissima ma con già un figlio di due anni. «La cosa più difficile da affrontare, tuttavia, è la questione tempo: entrambi lavoriamo, e i nonni del bambino, ossia i nostri genitori, lavorano a loro volta. Dunque spesso ci troviamo a non sapere a chi affidarlo quando siamo al lavoro». Michele, infatti, fa i turni in fabbrica, mentre Giovanna lavora in un bar a tempo pieno e intanto studia per laurearsi. «Per noi è difficile conciliare i tempi di famiglia e lavoro. Si parla tanto di sostegno alle famiglie, ma in realtà nessuno ci sostiene e ci aiuta. Ora vorremmo fare il secondo figlio, ma…». Nonostante tutto, ancora oggi qualcuno trasmette messaggi di speranza: è il caso di Letizia, 30enne e madre di tre figli. «Abbiamo voluto avere una famiglia numerosa, e ne sono contenta. Si tratta di fare sacrifici praticamente ogni giorno, ma sono ben ripagati dal sorriso che vedo sulle labbra dei miei bambini ogni mattina».

di Laura Bosio

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