Ciclismo: domenica si corre un “Porto” grandi firme

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E’ l’ora della 46ª edizione del Circuito del Porto-Trofeo Arredi, la corsa più importante della provincia, in programma domenica a partire dalle 13 sull’ormai collaudatissimo circuito che ha visto tutte le ultime edizioni, con l’arrivo su Viale Po dopo circa quattro ore di gara. Sono 180 i chilometri da percorrere, tutti pianeggianti e senza particolari difficoltà se non arriveranno, come confermano le previsioni meteo, la pioggia e il vento a render duro un percorso solitamente adatto ai velocisti. In caso contrario, si potrebbe assistere ad una corsa simile a quella del 1996, quando il bresciano Bonetti approfittando della pioggia e del freddo pungente, beffò tutti gli sprinter (tra i quali figurava addirittura Ivan Quaranta, già professionista) andandosene in solitudine a parecchi chilometri dal traguardo.
Eccezionale il lotto dei partenti, con alla partenza quasi tutti i migliori sprinter (e non solo italiani) del momento a partire da Edoardo Costanzi che pare essersi finalmente ritrovato vincendo due settimane fa a Nervino e che, col “Porto” ha un conto aperto ormai da cinque anni: è salito sul podio tre volte, ma non ha mai vinto ed ha probabilmente perduto la grande occasione nel 2010 quando cadde a trecento metri dal traguardo. Numerosa la pattuglia dei probabili vincitori, da Benfatto ad Alberio del Team Idea (in cui gareggia anche Piero Baffi), da Nicola Ruffoni (sei volte sul podio dall’inizio di stagione) a Kristian Sbaragli, punta di diamante del Team Colpack, attualmente secondo nella classifica dei dilettanti italiani. Gli appassionati cremonesi, oltre a seguire Costanzi e Baffi, potranno tifare per la formazione soncinese della Fenice Zema che è andata a bersaglio recentemente con l’albanese Redi Halilaj, mentre lo squadrone della Trevigiani cercherà di portare al successo la coppia Dal Col-Tomassini ancora alla ricerca della prima vittoria stagionale. Sei le squadre straniere con i formidabili inglesi in prima linea, insieme a russi e polacchi.

di Cesare Castellani

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