Caso Faliva, su Raidue il j'accuse della madre alla Procura

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di Michele Scolari

 La drammatica storia della scomparsa di Angelo Faliva a bordo della Coral Princess è tornata ad occupare nuovamente la vetrina dei media. Lo scorso 2 novembre nella trasmissione “I fatti vostri” di Giancarlo Magalli, a denunciare la scomparsa del fascicolo alla Farnesina era stata la sorella Chiara, principale investigatrice in questa oscura vicenda assieme ai suoi familiari. Oggi, a l’Italia sul Due, del mistero che ha inghiottito il vicechef imbarcato su uno dei più lussuosi colossi del mare è ritornata a parlare la madre, con un altro accorato j’accuse rivolto nientemeno che alla Procura della Repubblica.
«Sono ormai passati due anni dalla scomparsa di mio figlio – sortisce la madre – e loro cos’hanno fatto nell’arco di questo periodo?». Non bastavano gli svarioni che hanno gettato in erubescente imbarazzo il nostro Ministero degli esteri, dal quale «non abbiamo mai ricevuto una loro telefonata, una e-mail, nulla. Anzi una volta ci hanno chiamato loro chiedendo se avessimo notizie». All accuse già rivolte alle autorità nazionali ed internazionali si aggiunge ora la denuncia dell’inattività della Procura. «Ancora non riusciamo a capire cosa sia successo a nostro figlio», prosegue la madre, Giuseppina. «Forse aveva visto qualcosa che non doveva?». In effetti sarebbero molti i particolari che inviterebbero a guardare da quella parte. A cominciare dale telefonate arrivate a Chiara sei mesi dopo la scomparsa, nelle quali una voce in inglese con un chiaro accento dell’est le sussurrava che suo fratello era stato assassinato a bordo della Coral. E un’altra traccia era emersa dalla perizia del computer portatile di Angelo. Per giorni dop la scomparsa qualcuno aveva usato il computer portatile del 31enne cremonese cancellando file, documenti e mail, incluse quelle spedite da un non meglio identificato ‘Tony’. Un’operazione accurata, quasi chirurgica, con lo scopo di «cancellare indizi utili per le indagini e le ricerche», riferisce Chiara, la quale non ha dubbi che c’entri «il personale della security». Perchè? Per il fatto che «in quei giorni il computer era sotto sequestro nelle loro mani, dal 7 al 10 dicembre 2010, date confermate dalla perizia». Che ragione avrebbe avuto la compagnia di mettere le mani sul computer se non stessero «nascondendo qualcosa»? Ed oltre alle novità riguardo i ‘maneggi’ sui files e sulle mail, la perizia informatica ha confermato anche un’altro indizio. Il nome annotato all’interno del cappello da cuoco, che la sorella ha «scoperto dentro la sua cabina». Vi compare il nome di un hotel di Cartagena, ‘Capilla del Mar’. Nome che è risultato comparire «anche nel computer, da una ricerca che Ancgelo probabilmente aveva compiuto la sera stessa». Inoltre «il cappello è stato trovato dopo il passaggio dell’Fbi, fatto che «testimonia quanto siano stati superficiali» i rilievi effettuati dai Federali.
La speranza per i genitori è ora quella che prima o poi si apra una breccia e si sblocchi la risoluzione di molti particolari intrecciati in un groviglio misterioso ed insoluto, che talvolta sfiora i limiti dell’assurdo e che solo la determinazione dei familiari sta cercando di dipanare, combattendo contro l’assordante silenzio e la superficialità delle autorità.


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