Fiamme gialle controlli in città

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«Guardia di Finanza, siamo qui per un controllo ». Quando la porta si spalanca la prima cosa che si scorge sono i tesserini di riconoscimento e, dietro, un paio di finanzieri in borghese. Entrano, richiedono la documentazione sulla contabilità, iniziano a scartabellare fra i registri, controllano i conti, le fatture. Oppure fanno scorrere capi di abbigliamento, verificando la presenza delle indicazioni in lingua italiana sull’origine del prodotto. O, ancora, controllano interi stock di giocattoli per bambini, accertando la presenza dell’obbligatorio marchio “CE”. Sono solo alcune delle scene più comuni nel corso degli innumerevoli controlli scattati tra venerdì e sabato in occasione del “Piano di controllo economico del territorio” partito dal comando cremonese delle Fiamme Gialle di via Zara, che ha visto impegnati oltre sessanta finanzieri in molte zone sia della città che del territorio. Una serie di controlli che, assai simile ai blitz scattati nei mesi scorsi a Milano, Napoli, Cortina d’Ampezzo, non sono repressivi ma correttivi: mirati a «correggere non ad inquisire », ha tenuto a sottolineare il colonnello Alfonso Ghiraldini, comandante provinciale.

Costantemente in contatto con il comando, i finanzieri agiscono sia in divisa, con l’obiettivo di prevenire e contrastare i fenomeni illeciti di abusivismo commerciale e della minuta vendita di merci contraffatte, sia in borghese, impegnati nel controllo della regolare emissione di scontrini e ricevute fiscali da degli esercenti di attività commerciali. In quest’ultimo caso il controllo parte sempre dal cliente. La pattuglia lo ferma, si fa riconoscere, domanda se l’avventore ha consumato, quindi chiede lo scontrino o la fattura. Poi inizia il controllo all’interno dell’esercizio, a prescindere dall’esito degli accertamenti effettuati sul cliente. Nei negozi la tensione è palpabile, anche per chi non ha nulla da nascondere: una svista, una dimenticanza, un errore involontario rischia di far piovere una sanzione che, in tempi di magra, è meglio evitare. La crisi morde tutti, i giri d’affari si restringono, a tal punto che può far sorgere la tentazione… I finanzieri vanno alla ricerca di eventuali stratagemmi per aggirare le norme. E il conto per alcuni è salato. Per un noto bar del centro, sorpreso alla quarta violazione nell’ultimo quinquennio, è scattata la segnalazione all’agenzia delle entrate per la sanzione accessoria della chiusura (che potrebbe arrivare fino ad un mese). Nel cremasco, un ambulante di frutta, monitorato a distanza dai finanzieri in borghese, è stato sorpreso con il registratore di cassa ancora spento nel furgone, dopo che aveva già effettuato nove vendite distinte.

E se in molti casi gli scontrini non sono stati sempre battuti, in alcune attività il registratore di cassa non c’era proprio. E’ il caso di un ambulante milanese titolare di una licenza comunale per la vendita di alimentari, pizzicato in zona stadio dai militari di via Zara. Per lui, riconosciuto evasore da diversi anni, è scattata anche la denuncia alla procura della Repubblica in quanto sorpreso con due lavoratori in nero, uno dei quali, di origine nordafricana, addirittura privo di documenti di identità e di permesso di soggiorno. «E’ il momento storico che fa nascere questi piani di controllo così vasti, simili a quelli scattati in altre città. Tuttavia è un’attività non circoscritta ma che si somma a quella che conduciamo quotidianamente», con riferimento agli oltre 900 controlli condotti nei primi quattro mesi dell’anno, che hanno portato a riscontrare una percentuale d’irregolarità pari a 26%. «L’evasione fiscale – prosegue il colonnello – è divenuta un problema serio, come ha sottolineato anche il nostro Presidente del Consiglio. Quindi ciascuno deve fare la propria parte. Agli esercenti si chiede lealtà. Ai cittadini, il senso civico che impone di richiedere sempre le ricevute e gli scontrini o di segnalarne la mancata emissione».

di Michele Scolari

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