Elezioni: uno scossone ai partiti.

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Boom di consensi per il Movimento 5 Stelle. Titta Magnoli: «Attenzione, il grillismo non è antipolitica, ma una richiesta di buona politica»
Un po' lo avevamo scritto, rivolgendoci alle forze politiche "tradizionali": attenzione, l'indignazione, la ribellione, la rabbia rischiano di travolgervi. E' - quasi - accaduto. Il successo, in qualche modo presentito, ma forse non in questa misura, del Movimento 5 Stelle; Pdl e Lega bastonati, il terzo polo praticamente scomparso, il Pd tiene, ma non incassa i risultati del crollo altrui. Il quadro politico non è di facile comprensione, ma sicuramente ne viene rinnovata una bella fetta di classe politica amministrativa locale, quella che è in prima fila a fronteggiare gli effetti della crisi. Senza sottovalutare, anzi, l'astensione: questa volta ha votato il 66,9 per cento. La distanza dalla politica diventa lontananza e poi rifiuto. E' una strada pericolosa. Allora, forse ha ragione Giuseppe Trespidi, dell'Udc: siamo a un punto in cui è necessario reinterpretare il fare politica. Ma da tutti i commenti che pubblichiamo qui di seguito pare emergere la consapevolezza che, continuando così, i partiti non andranno da nessuna parte. Forse non del tutto a ragione, la gente, evidentemente, li percepisce come una "casta" tesa ad autoperpetuarsi, a difendere i propri privilegi, sorda alle esigenze che pone la vita di tutti i giorni, quando non occupata in baruffe e equilibrismi che poco hanno a che fare - si conclude - con i problemi veri e sostanziali. A Crema Stefania Bonaldi, sostenuta dal Pd e dai partiti di sinistra, oltre che da alcune liste civiche, è la nuova sindaco, prima sindaco donna nella storia del Comune. E questa, se vogliamo, è già di per sé una buona notizia. Notevole il divario tra Bonaldi e il candidato del Pdl Antonio Agazzi. Agazzi sconta colpe non sue, ma cinque anni di litigi della giunta precedente. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto, anche a Crema, un grande exploit, ma è rimasto sotto il 10%. Questo ha consentito, come previsto, la vittoria al primo turno (per 110 voti) della Bonaldi. Auguri alla nuova sindaco, ne avrà bisogno, perché adesso, si sa, viene il difficile.


Ecco i commenti dei segretari dei partiti.

Titta Magnoli (Pd) - «Il risultato elettorale di Crema è il premio per un lavoro durato un paio di anni, con due elementi che sono risultati vincenti: una candidatura seria e amata dalle persone; il tentativo da parte del centrosinistra di uscire dallo steccato del partito e aprirsi alla gente, attraverso le liste civiche. Evidentemente il centrodestra, come lo abbiamo conosciuto sinora, è finito, ha concluso un'epoca. Ora dovranno cercare di riorganizzarsi e reinventarsi. Dal canto suo il centrosinistra deve dare delle risposte, e qui mi ricollego anche ai risultati nazionali: il voto a Grillo porta con sé un messaggio, ossia che la politica deve cambiare faccia. E' un monito che non si può ignorare, e se non ne terremo conto faremo la fine del centrodestra. Il "grillismo" non è antipolitica, ma una richiesta di buona politica, e porta alla luce problemi che la politica deve fare propri. Solo se i partiti tradizionali sapranno interpretare questi segnali, potranno risultare vincenti».

Luca Rossi (Pdl) - «Il dato emerso dalle urne a livello nazionale si commenta da solo. Si potrebbe dire che i veri vincitori sono stati l'astensionismo e l'"antipolitica". L'avanzata del centrosinistra nelle grandi città e i risultati del Movimento 5 Stelle impongono al Pdl una profonda riflessione interna sul proprio modo di operare. Il clima di implosione non ha risparmiato neppure Crema, dove si è riprodotta la situazione presente su scala nazionale. Questo non tanto per le scelte dell'amministrazione, quanto per una cattiva comunicazione con i cittadini unitamente ad una giunta troppo litigiosa e disgregata. Confido tutt'ora nella bontà delle scelte della passata amministrazione. Casomai l'errore è stato non conferire loro il giusto risalto, dandolo invece alle troppe baruffe che per anni hanno travagliato la giunta».

Vittorio Mancuso (Movimento 5 St elle) - «Sono stupito del risultato ottenuto a Crema dal Movimento: siamo cresciuti sia a livello locale che nazionale. A Crema poi è indicativo il fatto che in soli due anni di presenza siamo arrivati al 10%, e abbiamo conquistato due consiglieri. Ci accusano di fare antipolitica, ma in realtà siamo la vera politica, quella che sta dalla parte della gente. Gli altri partiti si sono fatti del male da soli, e continuano a non capire le necessità delle persone. Non vogliono mollare i loro privilegi, e non si rendono minimamente conto di quale sia la gravità della situazione attuale».

Simone Bossi (Lega) - «Non vedo il grande crollo annunciato dai media, per quanto riguarda la Lega. Basti pensare che su 36 comuni in cui era al potere un sindaco leghista - grazie alla coalizione con il Pdl - correndo da soli ne abbiamo riconfermati 25, più alcuni al ballottaggio. D'altro canto è giusto che la Lega riconosca i propri errori, chieda scusa, e riparta dal basso, dalla volontà dell'elettorato, tornando ad essere accanto al cittadino. In queste elezioni spicca il fenomeno del Movimento a Cinque Stelle, che si rivela come un movimento emergente; tuttavia ma un conto è urlare, tutt'altro è dirigere un'amministrazione. Purtroppo in Italia per avere i numeri per amministrare bisogna allearsi, ma questo comporta dei rischi, che noi abbiamo provato sulla nostra pelle: se trovi un alleato ostico al cambiamento, si creano situazioni deleterie. Per quanto ci riguarda è meglio mantenere un'identità propria, anche con solo il 7-8% facendo opposizione, che appiattirsi in una coalizione che non lascia spazio».

Giusepp e Trespidi (Udc) - «Il giudizio della popolazione sull'operato dell'amministrazione uscente si evince chiaramente dal risultato elettorale di Crema. Gli elettori hanno valutato negativamente chi ha governato fino ad oggi, e di questo ha pagato lo scotto l'attuale candidato del centro destra, per quanto fosse una persona in gamba. A questo punto si impone una riflessione, per capire cosa sia venuto a mancare. Del resto il terzo polo non ha brillato neppure a livello nazionale; per questo bisognerà rivedere il nostro progetto politico, al fine di capire se esso risponde ancora alle esigenze della gente. Un altro elemento da tenere in considerazione è l'altissimo astensionismo: l'incremento per questa tornata elettorale è stato del 6-7%. Questo, insieme al successo di Grillo, porta in una direzione: il declino della politica tradizionale. Siamo a un punto in cui è necessario reinterpretare il fare politica».

Massimo Araldi (Api) - «La prima cosa che balza all'occhio in questa tornata elettorale è l'astensione, che si rivela decisamente in crescita. Accanto a questo vediamo il fallimento della politica tradizionale e di tutte le persone che la rappresentano. Si tratta di risultati che meritano riflessioni non estemporanee, ma ben meditate, da parte della politica, anche se dubito vi sia ancora qualcosa da fare. La crisi dei partiti è ragione e conseguenza della crisi della società. La gente va in una direzione, i partiti vanno dalla parte opposta e non sanno rispondere alle esigenze dell'elettorato, ma non sanno neppure conservare i valori su cui erano fondati. Il fenomeno "Grillo" rappresenta una forma di protesta che non conta finché resta fine a se stessa. Dovremo vedere se saranno capaci di mettere dei contenuti politici attorno ai proclami».

Giancarlo Roseghini (Rifondazione Comunista) - «Siamo più che soddisfatti del risultato sia a livello nazionale che locale. Nel primo caso si vede come non ci sia stato solamente un incremento delle percentuali, ma come queste si siano, in alcuni casi, addirittura quintuplicate, rispetto ai sondaggi che ci danno costantemente fermi all'1%. Il traguardo raggiunto è motivo di compiacimento sia per l'opposizione alle politiche rigoriste di Monti, sia perché indice di un'indiscussa crescita della sinistra. In questo senso anche il dato di Crema è estremamente significativo e mi sento rivolgere il mio plauso ai compagni cremaschi".

Lapo Pasquetti (Sel) - «E' un risultato che, inaspettato o no, ha comunque ribaltato a livello regionale e nazionale l'assetto del quadro politico italiano. E, con il crollo che si è verificato nel centrodestra, in molti casi queste amministrazioni hanno pagato lo scotto degli scandali ai quali ha fatto da contrappunto un chiaro segnale degli elettori. Un dato poi che merita un'analisi a parte è il traguardo del Movimento 5 Stelle (che a Parma ha toccato il 20%). Anche Crema è stata un successo, con Bonaldi che è passata al primo turno. Un voto sul quale ha influito senz'altro il clima di tensione e la litigiosità eccessiva che si erano instaurati nella giunta Bruttomesso».

Clarita Milesi (Idv) - «Siamo soddisfatti da un risultato che a livello nazionale ha rappresentato uno scossone per tutti i partiti. Negativo per il centrodestra, Lega e Pdl. Positivo per noi nell'osservare come la formula sperimentata abbia dato i suoi frutti, anche nel contesto locale. Per quanto riguarda Crema, a fronte di un calo fisiologico dovuto ad un astensionismo in crescita, abbiamo però incrementato la percentuale dei voti, passando dallo 0.72% del 2007 all'1,12% dei giorni scorsi. La riflessione che impongono queste elezioni comunque riguarda la necessità di un profondo ripensamento del modo di fare politica, ristabilendo il legame con i cittadini».

di  Laura Bosio e Michele Scolari

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