Smog, le associazioni ambientaliste chiedono un tavolo interregionale

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Anche se il maltempo delle ultime settimane ha riportato il livello delle polveri sottili al di sotto dei limiti di legge, il problema non si è certo risolto: la Pianura Padana subisce sempre di più la presenza di Pm10, che rendono di fatto impossibile rispettare le prescrizioni europee, con il limite massimo di 35 superamenti della soglia limite ogni anno. La sola Cremona ha già raggiunto 68 giorni di superamento nei primi quattro mesi del 2012.

Certamente il problema non riguarda una singola città o regione, ma tutta l'area padana: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

E' per questo che un gruppo di associazioni ambientaliste cremonesi (Arci, circolo culturale “AmbienteScienze” di Cremona, comitato la Grande Nonna Quercia mina il Terzo Ponte, comitato No strada sud Cremona, Coordinamento comitati ambientalisti Lombardia, Fiab Cremona, Filiera Corta Solidale Cremona, Italia Nostra Cremona, Legambiente Cremona, Luci, Salviamo il paesaggio Cremona, Slow Food Cremona, Una Cremona, Vescovato insieme si cambia, Wwf Cremona,) intende affrontare la situazione, entrando in rapporto con altre associazioni ambientalistiche dedicate all'ambiente, alla  ricerca di ulteriori contatti, nella speranza di realizzare una “massa critica” costituita da tante realtà che vivono lo stesso problema. Sarà poi essenziale coinvolgere, nelle quattro regioni interessate, tutti i sindaci dei Comuni che si trovino al di sotto dei 220 metri di altitudine (ossia quelli che sono interessati dall'inquinamento).

«Il problema delle polveri sottili riguarda tutta la pianura padana» si legge nel documento. «A Cremona nel 2011 i superamenti di 50 µg/m3 sono avvenuti per 109 giorni, un giorno su tre, mentre dal primo gennaio al 31 marzo del 2012 i giorni di superamento sono stati già 68, più di ogni altro capoluogo lombardo».

A questo proposito, le associazioni sottolineano, rivolgendosi ai sindaci, di aver deciso «di intraprendere un percorso di analisi e di proposta nella speranza di incontrare strada facendo molte comunità che non intendono arrendersi al rischio di vedersi tagliare fino a tre anni di aspettativa di vita».

«E' fondamentale che le Regioni si siedano attorno a un tavolo interregionale, con alcuni obiettivi comuni» spiega Benito Fiori, portavoce di AmbienteScienze. «Sono numerose le ipotesi di intervento che si potrebbero mettere in atto: realizzare dei bandi che privilegino le imprese con certificazione ambientale; promuovere il passaggio dal trasporto su gomma a quello su rotaia; realizzare un sistema di trasporto pubblico a 360 gradi per tutti gli studenti del territorio, su autobus ecologici; realizzare un centro esterno alla città per lo smistamento delle merci, in modo che i TIR non debbano entrare nel centro abitato; promuovere un trasporto pubblico puntuale e rigoroso, che incoraggi le persone a lasciare l'auto a casa».

Il problema principale è che tali iniziative, «non servono se vengono fatte da un solo Comune. Tutti devono essere coinvolti, affinché l'azione risulti efficace» conclude Fiori.  Le associazioni ambientaliste chiedono inoltre ai sindaci di diffondere il più possibile tra la popolazione le informazioni sul problema delle Pm10. «Rammentata l’ordinanza del Tar Lombardia del 14 marzo scorso nei confronti dell’istanza di sospensiva avanzata da un gruppo di cittadini dell’Ordinanza 67357 “anti-smog” del Comune di Milano in cui vi si legge: “In un’ottica di bilanciamento degli interessi pubblici e privati appaiono prevalenti gli interessi pubblici volti alla tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza della circolazione rispetto al sacrificio imposto agli interessi dei privati”; ricordata la vigenza del “principio di precauzione” sancito dall’art. 3-ter del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006; le associazioni firmatarie chiedono cortesemente di potere informare i suoi amministrati con un evento pubblico sul problema del Pm10 nella pianura padana» si legge nella lettera.

Intanto, è passato più di un mese dall'ultima richiesta (la seconda in pochi mesi) che le associazioni hanno scritto a Oreste Perri, sindaco di Cremona «per conoscere quali siano i programmi dell'amministrazione per cercare di fermare la crescita della concentrazione di polveri sottili che mette a rischio, come ormai tutti gli studi più autorevoli confermano, la salute dei suoi amministrati». Tuttavia, non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte  dell'Amministrazione comunale cremonese. L'ambiente ed i cittadini attendono...

di Laura Bosio

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