Doppia performance al Ponchielli del violoncellista Enrico Dindo

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Il Festival di Cremona Claudio Monteverdi, per la sua XXIX edizione, ha previsto in cartellone alcuni appuntamenti con la musica strumentale di grande interesse. “Le Suites per violoncello di Bach – Grandi architetture del contrappunto” ne è un esempio, previsto per giovedì 10 maggio e venerdì 11 maggio, sempre alle ore 21 al Teatro Ponchielli. Nello sterminato catalogo delle opere di Johann Sebastian Bach le Sonate e Partite per violino solo e le Suites per violoncello solo occupano un posto di assoluto rilievo, se non altro perché sommano l’intrinseca bellezza con l’assoluta unicità, mancando precedenti di rilievo ed emuli in grado di perpetuare il genere. Nelle Suites per violoncello, Bach trasforma strutture libere e movimenti di danza in architetture nelle quali prevalgono i principi del contrappunto, del flusso melodico ininterrotto e del ritmo in figurazioni continuamente variate. Protagonista di questa doppia performance è il violoncellista Enrico Dindo che, nel corso delle due serate, presenta l’integrale delle Suites per violoncello solo, ciclo tra i più alti della creatività di J. S. Bach, ed esaltazione delle peculiarità foniche e delle risorse tecniche di uno strumento ad arco legato alla storia gloriosa della liuteria cremonese. Durante i due concerti, con il commento di Oreste Bossini, Enrico Dindo suona il violoncello Pietro Giacomo Rogeri (ex Piatti) del 1717, affidatogli dalla Fondazione Pro Canale. Il musicista protagonista delle performance, è stato consacrato a livello mondiale proprio dalla conquista, nel 1997, del primo premio al Concorso Rostropovich di Parigi. Da allora si è esibito con le più grandi orchestre e nel gennaio di quest’anno ha fondato a Pavia la “Pavia Cello Academy”, la prima accademia del violoncello in Italia, un nuovo organismo di promozione e formazione musicale di artisti e cultori del violoncello, che promuove interventi di didattica musicale nelle scuole e varie attività formative. Di lui Mstislav Rostropovich ha scritto: «E’ un violoncellista di straordinarie qualità, artista compiuto e musicista formato, possiede un suono eccezionale che fluisce come una splendida voce italiana».

di Federica Ermete

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