Usura: spunta la 'ndrangheta dietro gli strozzini. Resta in carcere l'uomo arrestato

+ 83
+ 32


alt

Un 61enne titolare di un bar del centro città versa in vistosa difficoltà economica. I soldi scarseggiano, le banche in tempi di crisi tirano i cordoni della borsa e ottenere credito è sempre più difficile, quando non impossibile. Così, siamo nel gennaio 2011, il piccolo imprenditore decide di rivolgersi ad un uomo, tale F. F., che gli fa balenare la possibilità di un prestito. 15mila euro sull’unghia ma ad un tasso di interesse incredibilmente alto: l’accordo prevede il pagamento di interessi per 3.200 euro al mese, con un tasso usuraio di circa il 260% su base annua. Non riuscendo a “onorare” il debito, l’imprenditore si vede dunque costretto a richiedere nei mesi successivi un ulteriore prestito di 10.000 euro che questa volta gli viene concesso a un tasso di interesse pari al 162%. Alla fine, in poco più di un anno, l’imprenditore arriva a pagare, solo per gli interessi, oltre 50.000 euro, scontando un tasso superiore al 210% su base annua. 

L'INTERVENTO DELLA GUARDIA DI FINANZA - Questo è quanto emerso dall’indagine conclusa ieri dalla Guardia di Finanza di Cremona, guidata dal colonnello Alfonso Ghiraldini, e delineata ieri mattinain conferenza stampa dal tenente colonnello Nicola De Santis. Quando nei giorni scorsi dalle indagini si è appreso che l’imprenditore si apprestava a consegnare all’usuraio un’ulteriore somma di denaro, i finanzieri si sono appostati nel luogo prefissato per l’appuntamento, una strada del centro diCremona. Avvenuto il passaggio di mano del denaro, i militari sono intervenuti bloccando l’usuraio e recuperando le somme appena consegnategli dalla vittima, pari a 18.300 euro tra cambiali, assegni e contanti. Nel corso delle perquisizioni scattate contestualmente nell’abitazione di Frontese, residentein provincia di Piacenza ed originario calabresi, è stata rinvenuta anche una busta piena di assegni e cambiali, ora al vaglio degli investigatori. Perquisizioni scattate anche a casa di un altro complice, Giuliano F. V., 40anni, anche lui di origini calabresi ma residente in Provincia di Reggio Emilia e denunciato a piede libero in concorso con l’usuraio. 

LA "ALTRA 'NDRANGHETA" DIETRO GLI AGUZZINI - Secondo quanto spiegato da De Santis, le indagini non sono finite: «il giro potrebbe ben presto allargarsi ed il numero delle persone coinvolte è significativo». Come significativi sono anche altri particolari. A cominciare dall’elevatissima percentuale del tasso di interesse, raramente visto prima. La busta piena di cambiali ed assegni rinvenuta nell'abitazione di Frontese lascerebbe presagire che il barista non fosse l'unico strozzinato dall'arrestato e dal colplice. E la somma iniziale di 15mila euro non proveniva da Frontese ma è risultata prestata a questi da Giuliano F.V.. Costui sarebbe un noto personaggio di spicco nella scena della malavita calabrese trapiantata in Emilia. Secondo gli inquirenti dell’Antimafia fiorentina, che hanno indagato su di lui relativamente alla presenza della ‘ndrangheta in alcuni casi di subappalti nella Bacchi s.p.a., oltre ad imprenditore edile sarebbe soprattutto «un elemento di elevato spessore criminale». Già arrestato nel 2001 e poi assolto nell’ambito dell’operazione Scacco Matto, Giuliano F. V. finì nuovamente in manette per usura insieme a diversi membri della famiglia Silipo nell’aprile 2010. E’ stato legato prima al clan Dragone e poi ai Grande Aracri, il cui "capobastone", Nicolino Grande Aracri, è considerato il boss che, dal quartier generale di Brescello, controlla le zone del piacentino, del parmense e del cremonese attraverso suoi uomini di fiducia.
A Cremona le indagini sono in corso. Ancora non si sa cosa emergerà. Ma nel resoconto dello scorso 17 aprile in Commissione parlamentare antimafia, il pm della direzione nazionale antimafia Roberto Pennisi ha attirato l'attenzione su quella che ha definito “altra ‘ndrangheta”, estranea alle inchieste di Milano e Reggio. «Andando a vedere la situazione in Emilia Romagna e nel Veneto – spiega il magistrato - ci si è accorti che in questi territori è presente “l’altra ‘ndrangheta”». Nel territorio emiliano «ormai massicciamente». In Veneto «con timidi accenni, ma importanti e sostanziosi». Qual è la "altra 'ndrangheta"? E' quella «del lametino e del crotonese»: una ‘ndrangheta dunque che «non fa parte della costruzione della ‘ndrangheta unitaria di Milano e Reggio Calabria» (quella per intenderci delle maxi-inchieste “Il Crimine” e “Infinito”, descritta da Enzo Ciconte in "'Ndrangheta Padana"). Tratteggiando una cartina della presenza ‘ndranghetistica nel Nordest Pennisi spiega: «L’area parte da Modena ed investe Reggio Emilia, Salsomaggiore, Piacenza e Cremona». Ed è vero che con Cremona siamo già in territorio lombardo, ma «in una parte di Lombardia che sfugge alla “Lombardia criminale”, per come ci è nota attraverso le indagini di Milano e Reggio». E tra i particolari che differenziano questa ‘ndrangheta dalla sua “collega” reggina ce n'è uno che non passa inosservato: «se andiamo a cercare i reinvestimenti, cioè il denaro che parte dal Sud diretto al Nord – prosegue Pennisi - rischiamo di fare un passo nel vuoto». Per quella reggina l'obiettivo è lo sbocco dei propri capitali a nord. Per la “altra ‘ndrangheta” «lo scopo è il contrario: creare ricchezza nel Nord Italia per farla convergere verso il Sud».


L’ARRESTATO RESTA IN CARCERE -
In attesa di ulteriori accertamenti da parte degli inquirenti, «tenendo presente che lo scenario retrostante l’episodio appare connesso a fenomeni anche pregressi di usura sistematica legati ad ambienti della criminalità organizzata», si legge nell’ordinanza del gip Guido Salvini, Francesco Frontese resterà in carcere, «essendo ancora in corso le indagini finalizzate ad evidenziare l’esatto contesto in cui il prestito usuraio è avvenuto e il possibile coinvolgimento di altri soggetti».

di Michele Scolari
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segnala questo articolo su