«Nel Pdl è ora di cambiare le persone»

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Ugo Carminati: «Il male della politica? Le rendite di posizione. A Verona Tosi vince perché ha ben amministrato»
Le recenti elezioni amministrative, pur a portata locale, hanno avuto esiti importanti. Si segnala, tra tutti, la sconfitta del centrodestra, che ora deve avviare delle riflessioni. E’ finita un’epoca? E’ ora di cambiare davvero? E come? La discussione è a carattere nazionale e locale, e interessa da vicino anche il nostro territorio, dopo la pesante sconfitta di Crema. Con una domanda su futuro politico di Cremona: anche qui, un’amministrazione discussa, spesso litigiosa, che tra due anni dovrà affrontare il voto. Rischia di non essere riconfermata?. Ne abbiamo parlato con Ugo Carminati, coordinatore cittadino del Pdl. Le recenti elezioni amministrative hanno rappresentato un vero e proprio scossone per i partiti.

Qual è la sua interpretazione?
«Queste elezioni hanno sancito la sconfitta elettorale di Pdl e Lega. Tuttavia, se il Pd può aver vinto dal punto di vista amministrativo, non ha in realtà vinto dal punto di vista politico. Il centrodestra ha perso voti, il Pd ha mantenuto i consensi che aveva, e i delusi di Pdl e Lega sono confluiti nel Movimento 5 Stelle e nell’astensionismo. Ne emerge che la delusione di fondo che si respira riguarda un po’ tutta la politica».

Una débâcle per il centrodestra, e verrebbe da dire: povero Pdl. E' finito un ciclo?
«Il vero problema è il modo tutto italiano di fare politica. Nel resto dei Paesi europei il centrodestra ha perso e poi è tornato a vincere non perché ha cambiato simbolo e nome, ma perché c’è stato un rinnovo complessivo della classe dirigente. Così è accaduto, ad esempio, in Inghilterra, Francia, Germania, Spagna. Lo stesso Sarkozy, dopo aver perso, ha dichiarato di volersi ritirare. L’Italia è l’unico Paese in cui si pensa di risolvere le cose cambiando nome e simbolo al partito, ma lasciando sempre gli stesi attori. E questo accade per tutti i partiti; dal 1980 a oggi i volti sono sempre gli stessi: Fini, Casini, D'Alema. Lo stesso Berlusconi, dopo vent'anni di politica e all’età di 75 anni, si sta muovendo per cambiare nome e simbolo al Pdl. Nessuno che pensi che sia il caso di tirarsi indietro. Venendo al Pdl, è scontato che dopo questa débâcle si debbano fare dei cambiamenti, e già ci si sta muovendo in questa direzione. Tuttavia il problema non è tanto “cosa si fa”, ma “come lo si fa”, ed è quello che il Pdl sta sbagliando. Hanno iniziato un’opera di ricambio della classe dirigente, cosa giustissima, ma hanno sbagliato la modalità di attuazione: si è partiti dall’alto, mentre si sarebbe dovuti partire dal basso. Lo vediamo da quanto accaduto a Crema, dove un coordinamento provinciale rinnovato si è trovato a ratificare decisioni prese da un coordinamento cittadino nominato tre anni prima. Naturalmente le due realtà hanno avuto idee divergenti».

Il centrodestra perde quasi ovunque ma Tosi, a Verona, vince; secondo lei perché?
«Perché Tosi si è dimostrato un bravissimo sindaco, e il popolo italiano sa riconoscere chi lo amministra bene. In ogni caso ritengo che il centrodestra abbia perso anche a Verona: Tosi ha vinto grazie al 40% della Lista civica. La Lega ha preso solo il 10%, e il Pdl ha addirittura fatto una lista a parte, con cui ha preso pochi voti. La verità è che Tosi ha vinto perché è stato capace di amministrare bene, mentre la politica ha perso. Questo è un bene, perché si trattava di una politica che tentava di scavalcare uomini validi per mantenere una logica di apparato che si auto-conserva. E’ il motivo per cui il Pd continua a reggere: da sempre applica un criterio da cui tutti dovrebbero prendere esempio, ossia quello di limitare a due mandati ogni incarico. In questo modo non vengono a crearsi delle “rendite di posizione”, che sono il più grande male della politica italiana. Nel centrodestra chi viene eletto ha come seconda preoccupazione quella di governare bene, mentre la prima è sempre quella di tutelare la propria posizione per essere riconfermato al mandato successivo; queste due priorità a volte non coincidono».

Parliamo di quello che è successo a Crema…
«Si sono fatti diversi errori. Da un lato, l’amministrazione di centrodestra non ha soddisfatto i cremaschi, come dimostra anche il fatto che non è stato ricandidato il sindaco uscente. In secondo luogo, il partito non è stato in grado di capire che in questa fase gli elettori erano orami stufi delle facce che vedono da anni, e ci voleva una maggior forza nel rinnovare. Una coalizione che boccia il proprio sindaco, non ricandidandolo, non avrebbe dovuto rimettere in corsa neppure gli assessori uscenti. In terzo luogo, non dimentichiamo che molto ha pesato l’aria che tira a livello nazionale, e che vede il centrodestra in netto calo. D’altro canto, una coalizione che perde al primo colpo venti punti percentuali non può che recitare tanti “mea culpa”. Infine ritengo sbagliato il metodo delle primarie: un partito che non sa scegliere autonomamente i propri candidati si dimostra incapace di prendere delle decisioni. Lo stesso Pd, l’antesignano delle primarie, ha ricavato molti guai da questo sistema».

Lei dice che i cremaschi non sono soddisfatti di come sono stati amministrati. Per quale motivo?
«Forse perché l’amministrazione aveva promesso di fare parecchie cose che però sono rimaste solo parole al vento: viabilità, infrastrutture, valorizzazione della città…tutte azioni che non è stata in grado di garantire. Non si è riusciti a trasformare le polemiche, che comunque sono inevitabili, in fatti concreti. I cremaschi vedono a rischio l’università, il tribunale, l’ospedale, eppure il sindaco non è stato in grado di dare loro delle risposte, tanto che alla fine non si sono sentiti amministrati».

Se si votasse, oggi, a Cremona probabilmente il centrodestra perderebbe. Secondo lei, di qui a due anni, sarà possibile un recupero o accadrà quanto è avvenuto a Crema?
«Se a Cremona si votasse oggi, visto l’andamento nazionale, probabilmente il centrodestra finirebbe con il perdere. Tuttavia abbiamo due anni di tempo, e se fino a qualche anno fa erano pochi, in politica, oggi sono un’eternità. In mezzo ci saranno l’autunno più caldo del decennio, la riforma elettorale, le elezioni politiche, gli sconquassi nei partiti, per cui è prematuro dire se tra due anni potremo vincere. Credo che a Cremona il centrodestra debba limitarsi a sostenere il sindaco al 100%, portando avanti un’attività amministrativa che sta dando ottimi risultati e che ha fatto davvero tanto in questi primi tre anni di mandato, anche se forse non è stata capace di comunicare al meglio alla cittadinanza tutto il lavoro fatto».

C’è dunque un Tosi anche a Cremona?
«In realtà non direi che Perri è un altro Tosi, ma che Tosi è un altro Perri, in quanto è stato lui il primo ad andare oltre le imposizioni dei partiti. Egli è il precursore di questo nuovo modo di fare politica. Per questo ritengo che i partiti dovrebbero continuare ad appoggiarlo: sia quelli che lo stanno ancora facendo sia quelli che se ne sono allontanati. Perri, per carattere e fisicità, è stato un rompighiaccio della politica italiana. E’ partito senza sapere nulla di come si amministra, è vero, ma oggi potrebbe scrivere un manuale su come si fa politica, perché è un uomo del popolo, e ha saputo riavvicinare la politica alla gente».
In questi mesi si stanno rincorrendo voci su una sua possibile ricandidatura, anche se il sindaco aveva detto che non si sarebbe ricandidato…
«Ritengo che sia inutile continuare a parlare di ricandidature due anni prima: sono solo parole a vuoto scritte sui giornali, e lui fa bene a rispondere che adesso non vuole pensarci, perché vuole concentrarsi sul lavoro di oggi. Tra un anno e mezzo saremo noi, partiti del centrodestra, che dovremo essere in grado di dirgli che per completare tutto quello che ha iniziato gli serve un secondo mandato. Perché a lui non interessa il ruolo di sindaco, ma solo fare il bene della città, e noi avremo fatto il nostro mestiere solo se saremo in grado di fargli capire che in questi anni lui ha davvero fatto il bene di Cremona, e che deve continuare a farlo per altri cinque anni».

di Laura Bosio

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