Prezzo del latte, l’analisi di Antonio Piva

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Il pagamento del latte alla stalla sta diventando una questione molto spinosa. Gli ultimi accordi relativi al pagamento della fornitura di latte dai produttori all’industria sono scaduti alla fine del mese di marzo, con il prezzo fissato a 40,7 centesimi per litro di latte conferito. Dopo qualche tentativo di incontri istituzionali tra le parti – che non hanno sortito alcun risultato - vi è da ‘coprire’ con fatture la produzione di latte dell’intero mese di aprile. Secondo il presidente della Libera associazione agricoltori cremonesi, Antonio Piva, gli industriali stanno cercando di forzare la mano con cifre assurde, che non trovano alcuna logica giustificazione economica. Si parla di cifre che oscillano tra i 34 ed i 36 centesimi al litro. In Lombardia abbiamo il 60% del latte che viene destinato alla cooperazione e trasformato in grana; il restante 40% va all’industria, la quale a sua volta ne vende una parte per la trasformazione a grana o lo trasforma direttamente. Ad oggi – anche considerando la diminuzione dei prezzi del grana - le rese giustificano un prezzo del latte abbondantemente sopra i 42-44 centesimi il litro. L’altra parte del latte che viene destinato all’industria viene trasformato in prodotti freschi o freschissimi, che hanno un valore aggiunto molto elevato e dunque sono in grado di remunerare il latte a livelli ben superiori rispetto alle proposte degli industriali. Dunque i 34-35 centesimi che alcune industrie tendono oggi ad offrire ai produttori non sono giustificabili. Anzi, chi li propone dovrebbe vergognarsi. Per il fresco non c’è ragione per una discesa così repentina, anche se bisogna riconoscere che c’è stata una certa diminuzione della domanda. Ma quello che condiziona oggi le quotazioni di base deve essere il prezzo alla vendita al dettaglio, che in Italia non è sceso per niente e dunque si tratta di una vera e propria speculazione: in altri paesi, come la Germania, si è avuto un prezzo al ribasso anche alla vendita al dettaglio del latte fresco e dei suoi derivati. Dal punto di vista dei produttori bisogna considerare che i costi di produzione sono aumentati in modo così consistente che anche con il vecchio prezzo di 40,7 centesimi si faticava a rientrare nei costi. Nel frattempo, il mercato ha fatto registrare un leggero aumento delle produzioni, e anche i consumi nei paesi trainanti hanno un po’ rallentato il loro trend di crescita. Confagricoltura ha chiesto un incontro al ministro dell’agricoltura Mario Catania auspicando di avere un aiuto concreto in questa fase così delicata.

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