A Cremona un commercio sempre più multietnico

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Pensiamo a vent’anni fa e all'immagine di Cremona, come allora si presentava. La nostra città era caratterizzata da un commercio fatto di piccoli negozi a gestione familiare, che si tramandavano di generazione in generazione, conservandone tradizioni e storia. I figli andavano a lavorare nel negozio con i padri, apprendevano con pazienza il mestiere, fino ad assumere le redini dell’attività.

Oggi le cose sono ben diverse. I piccoli negozi a gestione familiare stanno lentamente scomparendo, sostituiti sempre più frequentemente dai franchising delle grandi aziende, che aprono e chiudono con estrema facilità. Analizzando le tipologie di commercio non si notano grandi cambiamenti sul numero dei negozi, rispetto al saldo tra aperture e chiusure. Nel 2004 i negozi erano 1.135, mentre nel 2011 sono 1.192. Molto è comunque dovuto alla presenza di negozi di stranieri, che in questi anni è cresciuta moltissimo: nel 2011 erano ben 182. Si è molto incrementato il numero di esercizi dedicati ai prodotti alimentari e alle bevande: nel 2004 erano 34, mentre nel 2011 risultano 43. Un drastico calo è quello dei fruttivendoli: dai 30 negozi del 2004 ai 20 del 2011; l’incremento dei centri commerciali e dei mercati rionali ha portato, probabilmente, a orientare altrove anche gli acquisti dei prodotti freschi.

Il dato che però spicca sopra tutti gli altri, come dicevamo prima, è quello della presenza straniera, che negli ultimi anni si è diffusa con forza, creando una situazione di commercio multietnico che ha portato in città anche prodotti un tempo non conosciuti. Basti pensare ai fast food in cui si offre il kebab, tipico piatto della cucina araba, o ai ristoranti cinesi, brasiliani, giapponesi e messicani che si trovano in città. Oppure ai negozi che trattano prodotti tipici provenienti da vari paesi del mondo. Ci sono molti stranieri anche nella ristorazione: alla voce “ristoranti e attività di ristorazione mobile”, su 161 presenze complessive si contano  28 attività gestite da non italiani; e questo accade anche nel settore dei bar (23 su 264). Per quanto riguarda l’abbigliamento venduto nel commercio ambulante, sono stati 41, nel 2011, i banchi di mercato gestiti da stranieri, su un totale di 61.

Per quanto riguarda il commercio di carni, i negozi stranieri sono 5 su un totale di 18, mentre, per i negozi di alimentari, se ne contano 7 su 35. In tutto questo emerge con particolare rilevanza la presenza cinese: le licenze per le attività condotte da persone provenienti dalla Cina sono sempre più numerose e riguardano soprattutto ristorazione, abbigliamento, trattamenti estetici, sale da gioco, e stanno aprendo store tipo “mercatone” che vendono “un po’ di tutto” a prezzi particolarmente convenienti. E’ prossima l’apertura di un grande “store” negli ex magazzini de Il Fulmine di via Giuseppina.

di Laura Bosio

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