Un nuovo ruolo per gli infermieri

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Una professione sempre più specialistica e diversificata, quella dell'infermiere. A questo proposito è in programma il 12 maggio, in occasione della Giornata internazionale dell’Infermiere, la tavola rotonda "Essere infermieri oggi”. L'appuntamento è  alle 9, presso il museo civico Ala Ponzone (sala Puerari) per parlare di come è cambiata questa figura professionale e di quali sono le nuove competenze.

Quale, quindi, il ruolo peculiare dell’infermiere all’interno dell’organizzazione ospedaliera e della sanità? Questo sarà il tema dell'incontro: se è vero che il progressivo consolidamento della professione infermieristica, anche attraverso il fondamentale passaggio rappresentato dai titoli universitari, sta modificando profondamente il quadro della situazione è altrettanto vero che è necessario individuare modalità sempre più efficaci ed appropriate per costruire e far funzionare un’organizzazione effettivamente multi-professionale.

Ne abbiamo parlato con Nadia Poli, responsabile del Sistra (Servizio infermieristico) di Cremona. «Oggi bisogna abbandonare la tradizionale immagine dell'infermiere ospedaliero che fa tutto quello che gli dice il medico. Nel corso dell'ultimo ventennio la professione infermieristica ha avuto una notevole evoluzione sia dal punto di vista delle conoscenze sia per quanto riguarda le abilità e le possibilità di occupazione nel contesto sanitario. Oggi, infatti, gli infermieri possono essere occupati negli ospedali come nelle farmacie, negli ambulatori dei medici di base, o ancora possono riunirsi in studi associati, o esercitare da liberi professionisti. D'altro canto esiste un decreto legge, il 739 del 1994, che sancisce quali sono le competenze di queste figure».

Quale ruolo ha allora, oggi, la figura dell'infermiere?

«Gli infermieri hanno acquisito delle competenze che li autorizza a compiere delle procedure che prima erano solo di altre figure professionali. Ad esempio oggi l'infermiere ha la possibilità di fornire indicazioni scientificamente valide sulle terapie e sulla gestione delle stesse, sulla base dei sintomi e di eventuali effetti collaterali. Si crea quindi una relazione terapeutica con il paziente, in cui l'infermiere deve spiegargli il modo migliore di affrontare una determinata cura, o se è il caso di interromperla per un periodo. Un ruolo particolarmente delicato, che comporta un elevato livello di professionalità».

Può farmi qualche esempio? A Cremona abbiamo situazioni di questo tipo?

«In ospedale sono numerosi gli ambiti di applicazione delle capacità infermieristiche. Pensiamo ad esempio al progetto di Telemedicina, dove gli infermieri sono i punti di riferimento per i pazienti a domicilio, e hanno la responsabilità di fornire loro risposte dirette, informazioni sulla terapia e sulla corretta somministrazione.

Addirittura vi sono degli ambulatori a gestione infermieristica, o in affiancamento medico-infermiere. Ad esempio quello sullo scompenso cardiaco.

Fondamentale è inoltre il ruolo legato alla prevenzione: si occupano di diffondere tra gli studenti informazioni sull'importanza dell'educazione alimentare, dell'attività fisica, della prevenzione del rischio cardiovascolare.

Nella nostra azienda ci sono dei professionisti che hanno sviluppato competenze distintive in alcuni ambiti, per i quali hanno seguito dei master clinici di perfezionamento. Ad esempio sanno gestire il trattamento di lesioni cutanee complesse. A questo proposito esiste in ospedale un gruppo dedicato alla prevenzione di lesioni da compressione (per i pazienti costretti a letto per lunghi periodi) da  e alla cura delle stesse. O ancora, c'è un servizio per la gestione degli accessi venosi (cateteri). Un'altra specializzazione tipicamente infermieristica è quella della gestione del triage nel pronto soccorso. Insomma, si tratta di ruoli con elevato grado di responsabilità: alla competenza di base, che viene acquisita grazie allo studio universitario, oggi è sempre più importante aggiungere una maggior specializzazione negli ambiti in cui opera. Ne è un chiaro esempio l'infermiere che si occupa di riabilitazione: bisogna sapere come aiutare la persona a recuperare la propria autonomia, anche in presenza di una disabilità. Questo richiede la presenza di infermieri che ben conoscono tali dinamiche, che sappiano valutare le abilità motorie residue del paziente, che siano in grado di attivare un piano di riabilitazione specifico e di rieducazione all'uso di certe parti del corpo. In tutto ciò si rivela fondamentale l'aspetto relazionale: l'infermiere deve saper condurre il paziente nel recupero della stima di se stesso, e sostenerlo in questa fase».

Qual è il valore aggiunto della figura dell'infermiere nel sistema sanitario?

«Permette di rispondere al meglio alle esigenze dei cittadini pur nel limitato spazio di manovra economica che esiste oggi. Utilizzare al meglio le capacità di questi professionisti permette di ripensare il modello organizzativo in modo da elevare la qualità assistenziale. Quindi si devono abbandonare sempre di più le figure dell'infermiere "generico" e puntare a figure di infermiere "specializzato"».

Qual è la situazione del personale infermieristico nell'Os-pedale di Cremona?

«Tra Cremona e Oglio Po abbiamo circa 900 infermieri: un pull di professionisti con elevate competenze, che l'azienda sta cercando di valorizzare, cercando la messa in pratica delle aree di innovazione. Ad esempio partirà presto, nell'ambito della patologia neonatale, un progetto per la cura del neonato pre-termine, che sarà gestito dagli infermieri».

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