Restituzione dell'Iva applicata alla Tia, i gestori sono nel caos

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Anche per gli abitanti di alcuni Comuni cremonesi vale la sentenza 3756 dello scorso 9 marzo con la quale la Corte Costituzionale ha confermato definitivamente l’illegittimità dell’Iva sulla Tia (Tariffa di Igiene Ambientale). A Casalmaggiore, Piadena, Soresina, Pizzighettone e Castelleone sia privati che aziende si sono già mobilitati, in molti casi parallelamente alle opposizioni, per richiedere la restituzione dell’Iva pagata indebitamente. A fronte della condizione in cui si trovano molte famiglie c’è da dire che non si parla di briciole: per i nuclei familiari il rimborso si attesta in una fascia fra i 300 e i 500 euro, mentre per le imprese si aggira intorno ai 4mila
Da un lato la Tia applicata in oltre mille Comuni italiani è stata riconosciuta tariffa di nome ma tassa di fatto e quindi non può essere gravata dall’Iva. Ma dall’altro il problema della restituzione naviga ancora in alto mare e, sfortunatamente per decine di migliaia di contribuenti, non si intravedono soluzioni a breve. Nonostante la sentenza, le amministrazioni locali seguitano a far pagare l’Iva e le poche domande di rimborso inoltrate alle aziende comunali dei rifiuti al momento restano in standby, per non dire “al palo”. «Del resto come potrebbe essere diversamente - commentano da Casalasca S.p.a., che gestisce il servizio per i Comuni di Piadena e Casalmaggiore. - se ancora non sappiamo in che modo rimborsare un’Iva che abbiamo già versato all’erario senza che quest’ultimo abbia risposto alle nostre richieste di chiarimenti e norme? Compete pertanto allo Stato l’eventuale rimborso ai cittadini, definendo modalità e tempistiche.». Proprio la normativa inesistente è il maggior ostacolo che si trovano a fronteggiare gestori e Comuni. «Indicazioni su come andrà restituita l’Iva non ce ne sono, il problema è a monte. Finché non arriveranno chiarimenti dal Ministero la situazione difficilmente si sbloccherà»» sortiscono dagli uffici del Comune di Casalmaggiore, soggiungendo che «se non fosse stata “tariffa” sarebbe stato “tributo”, che prevede comunque il 10% di addizionale ex eca, oltre al 5% di competenza provinciale». E nell’oscurità più totale in termini di normativa brancolano anche Piadena, Pizzighettone, Soresina e Castelleone
A complicare una situazione già abbastanza intricata concorre il fatto che in tutti questi comuni la cosiddetta Tia 1 (Tariffa di igiene ambientale) è già stata sostituita la Tia 2 (Tassa integrata ambientale). «Il ministero dell’economia - spiega Vincenzo Donvito, presidente di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)  con un decreto interpretativo, aveva cambiato di nuovo le carte in tavola, modificando la Tia da “Tariffa di Igiene Ambientale Tia 1” in “Tariffa Integrata Ambientale Tia 2”, etichettandola cioè come prestazione di servizio su cui è applicabile l’Iva. Ovvero ne aveva cambiato solo il nome senza cambiare la sostanza. Mancando però il regolamento attuativo per la nuova Tia 2 il Governo aveva stabilito che ad essa andasse applicato il regolamento del 1999 della Tia 1, sulla quale l’Iva è stata dichiarata illegittima».
E mentre la situazione non si risolve e Comuni e gestori stanno alla finestra aspettando segnali di fumo dal Ministero, i ricorsi trovano un altro ostacolo: chi non viene rimborsato difficilmente va avanti in giudizio visto che i costi risulterebbero maggiori dell’eventuale accoglimento della richiesta. Un circolo vizioso insomma. O «un metodo navigato e utilizzato da tempo in molti ambiti» come l’ha definito, senza mezzi termini, Donvito, il quale conclude: «E’ evidente che noi consigliamo comunque di pretendere il dovuto con raccomandata A/R al proprio gestore dei rifiuti, si’ da bloccare la prescrizione del diritto al rimborso. Se il gestore si rifiuta di rimborsare l'imposta oppure non risponde entro 15 giorni, si potrà adire il giudice di pace della propria città, anche senza avvocato per importi inferiori a 1.100 Euro tramite una citazione orale».

di Michele Scolari
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