«Si colleghi con le ciclabili tutta la città»

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Fare fondato su riscontri oggettivi il timore che Cremona sia una città pericolosa per i ciclisti. Il dato emerge da una statistica, che vede la nostra città al primo posto nella poco invidiabile classifica del rapporto tra il numero di incidenti ed il numero di abitanti. Nel 2011 sono stati 191 i sinistri che hanno visto coinvolte le biciclette: un numero significativo, che porta a una riflessione di fondo sulla sicurezza delle nostre strade.

Ne abbiamo parlato con i diretti interessati, e sono state numerose le proteste rispetto a una città «che non ha rispetto per chi tutela l’ambiente, lasciando a casa l’auto e prediligendo la bici» dice Matteo, che da tempo ha deciso di lasciare l’auto in garage. «Il problema maggiore sono i conducenti d’auto: il ciclista viene considerato un ingombro, una presenza che disturba il traffico veicolare. Tante volte mi sono sentito gridare improperi da automobilisti che magari venivano leggermente rallentati dalla mia presenza, quasi fosse la mia bici il vero problema del traffico urbano».

A Cremona, dunque, non è ancora diffusa la cultura del rispetto per chi non utilizza l’auto. «Qualche tempo fa ho rischiato di essere travolta da un’auto che ha invaso la pista ciclabile» spiega Carmen. «Qualche anno fa invece una vettura mi ha speronato, in una via piuttosto stretta. Sono caduta, ma il conducente non si è neppure fermato a soccorrermi».

Uno dei problemi maggiormente segnalati dai ciclisti è quello delle piste ciclabili costantemente intasate di auto abusivamente parcheggiate. «Troppe persone scambiano le piste ciclabili per un parcheggio» sottolinea Simona. «Questo induce i ciclisti a doversi spostare sul marciapiede, con il rischio di prendere una multa o di far male a qualche pedone, oppure sulla strada, con il pericolo di venire centrati da un’auto. E’ una roulette russa».

Del resto, non soddisfa neppure il numero delle piste ciclabili che, secondo alcuni cittadini, sono poche e mal distribuite. «Ci sono quartieri dove le si contano sulle dita di una mano» spiega Diego. «Ma il problema maggiore è che comunque non esiste un percorso continuativo: spesso si interrompono, e il ciclista si trova improvvisamente senza più un tragitto da seguire. Ci tocca attraversare delle strade e degli incroci pericolosi senza la minima tutela».

Infine si lamenta la mancanza di controlli da parte delle forze dell'ordine: «Le auto non rispettano i limiti di velocità, e nessuno controlla. Questo incrementa la pericolosità per ciclisti e pedoni» afferma Carla.

Sul tema della sicurezza dei ciclisti anche la Fiab di Cremona è intervenuta, già da tempo: è del 2011 il rapporto "Bici in sicurezza", che evidenziava le principali criticità della mobilità ciclabile a Cremona. «Da allora, tuttavia, per motivi vari, non è stato più mosso alcun passo, e nulla è cambiato» spiega Piercarlo Bertolotti, presidente della Fiab. «Servirebbe un piano di revisione della Ztl in cui ragionare degli spazi per la mobilità sostenibile. Nei centri storici, in realtà, non ci dovrebbero neppure essere le piste ciclabili: basterebbe realizzare una zona a 30 km/orari, affinché le bici possano convivere con gli altri mezzi senza troppi problemi, anche andando controsenso.

Purtroppo, però, non sono le zone 30 a mancare, ma i controlli affinché tale limite venga rispettato, e le zone in cui è permesso alle biciclette andare controsenso non sono molte. Prendiamo ad esempio corso Matteotti: non si è potuta fare una pista ciclabile per un problemi di dimensioni della strada, ma non si è neppure permesso alle biciclette di andare controsenso». D'altro canto, una zona 30 non adeguatamente controllata, è comunque un problema per le bici: «essere urtati da un'auto che fa i 30 km orari non provoca danni eccessivi al ciclista. Se la vettura fa anche solo i 50, le conseguenze possono essere decisamente gravi» spiega ancora Bertolotti.

Ma cosa influisce allora sulla pericolosità di Cremona? Secondo la Fiab il primo problema sono le persone. «La mancanza di rispetto delle regole da parte di tutti, ciclisti compresi, provoca un incremento della pericolosità. Per non parlare delle auto che parcheggiano sulla pista ciclabile, o degli automobilisti poco attenti.

Poi naturalmente c'è una questione legata alla viabilità: molte piste ciclabili non sono provviste degli appositi manufatti a protezione delle stesse».

Il problema delle piste ciclabili è più complesso, in realtà: non è una questione quantitativa, ma qualitativa. «Le piste ci sono, ma sono sparse un po' a caso in città» spiega Bertolotti. «Manca un concetto di mobilità sostenibile. Chi abita a San Felice, o al Cambonino, o a Cavatigozzi, dovrebbe poter arrivare in città con la bicicletta attraverso un percorso sicuro. Questo oggi non accade perché le piste non sono collegate tra loro, e spesso i ciclisti si trovano a dover percorrere la strada normale. Inoltre ci vorrebbe un sistema cittadino per cui chi arrivi in treno da fuori possa prendere una bici in stazione, con il bike sharing, e andare al lavoro. Il Comune deve però avere la volontà di mettere in atto un serio piano per la mobilità sostenibile».

di Laura Bosio

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