Si vendono sempre meno giornali

+ 34
+ 26


Il dato è netto: in dieci anni, dal 2001 al 2011, i quotidiani, nel nostro Paese, hanno perso circa 2 milioni di copie vendute, ossia circa  il 40% . Nel 2001 le copie vendute giornalmente erano 4.890.435, nel 2011, invece, 2.997.988. Un problema grave da diversi punti di vista: non ultimo, quello degli edicolanti, che vedono ridursi i margini di guadagno.

La crisi, certo, non aiuta, e porta a risparmiare anche sull'acquisto del giornale. Anche I dati del 2012, non sono certo positivi: nei primi tre mesi dell'anno, infatti, il calo delle vendite in edicola è stato del 5,6%.

Secondo il Sinagi, sindacato nazionale giornalai, negli ultimi 5 anni hanno chiuso circa 10mila edicole. Accade anche nel nostro territorio: lo dimostrano i dati della Camera di commercio, secondo cui i punti vendita di giornali e articoli di cartoleria è passato da 69 del 2004 a 54 del 2011. Tra le edicole "storiche" che hanno chiuso, si segnala quella di Robecco d'Oglio, sulla statale. Ma non è solo una questione di costi: a cambiare, infatti, è anche il modo di informarsi. Sono sempre più numerose le persone che abbandonano il giornale tradizionale per altri canali informativi, che hanno il pregio di non costare nulla: a partire dalla stampa consultabile su internet, ai social network, ai giornali gratuiti. Accanto a ciò, pesa anche il tempo sempre più scarso da dedicare alla lettura, per cui spesso si preferisce andare alla ricerca di informazione mirata.

Ma, dicono gli edicolanti, c’è dell'altro. «Vi è oggi in Italia una sorta di gioco al massacro ai danni degli edicolanti, anello debole della filiera editoriale, su cui si scaricano i problemi degli altri attori della filiera stessa» ha detto Giuseppe Marchica, segretario generale di Sinagi. E ricorda che sono tonnellate le pubblicazioni che ogni settimana e ogni giorno vengono consegnate agli edicolanti. Un movimento che produce un'ingente quantità di denaro, gran parte sotto forma di anticipazione: l'editore riceve infatti un anticipo sulla probabile vendita del distributore che, a sua volta, consegna e chiede il pagamento agli edicolanti entro una settimana. L'edicola riceve e paga anticipatamente la merce, tuttavia se vende recupera subito i propri soldi, mentre in caso contrario li rivedrà solo dopo un mese, al momento della resa della pubblicazione (questo vale per quotidiani, settimanali e mensili).

Il problema è che, da questo punto di vista, Il distributore locale ha di fatto il monopolio della fornitura alle edicole della provincia e può fare il bello o il cattivo tempo. Come se non bastasse, gli edicolanti denunciano l’eccedenza di prodotti spesso invendibili: a fronte di un venduto pari ad otto copie ne vengono consegnate venti, tutte con pagamento anticipato. A questo proposito, sostiene Marchica, molti distributori chiedono il pagamento anticipato di pubblicazioni che, secondo l'accordo nazionale, devono essere pagati solo se realmente venduti.

«La resa anticipata che i rivenditori Italiani stanno effettuando riguarda pubblicazioni che arrivano in edicola in quantità del tutto esuberanti rispetto alle necessità». Il principale motivo di sofferenza della categoria dipende anche dal rapporto di lavoro con il rispettivo distributore locale, come  riferisce lo stesso segretario nazionale del Sinagi. «In diverse zone d'Italia molti distributori chiedono arbitrariamente ai rivenditori una percentuale per coprire le spese di trasporto e consegna merce. Un ricatto rivolto ai piccoli punti vendita, localizzati per lo più nelle frazioni e che svolgono un servizio di utilità sociale, spesso con un basso livello di guadagno».

Una delle soluzioni per gli edicolanti arriva dall'articolo 39 del decreto sulle liberalizzazioni, secondo cui gli edicolanti possono effettuare la resa immediata dei prodotti editoriali in eccesso.

Segnala questo articolo su