Il patrimonio culturale è in pericolo

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Un patrimonio artistico immenso, di rara bellezza e grande pregio, di storia millenaria: ne è ricco il nostro territorio. Le immagini dei danni provocati dal terremoto fanno temere: non possiamo dimenticare i danni causati dagli ultimi due terremoti, quello di gennaio e quello di pochi giorni fa.

«Per entrambi gli eventi sismici il bilancio è di cinquanta chiese danneggiate in tutta la Diocesi, anche se la maggior parte riguardano il primo terremoto» spiega monsignor Achille Bonazzi, responsabile diocesano dei beni culturali ecclesiastici. «Quelle più gravemente lesionate sono state quella di San Pietro Apostolo a Viadana, la parrocchiale di Cogozzo nel comune di Viadana, quella di Villa Pasquali nel comune di Sabbioneta, la chiesa del Carmine sempre a Sabbioneta, il Duomo di Casalmaggiore, la parrocchiale di Gussola e quella di San Lorenzo Aroldo». Con queste ultime scosse vi sono stati nuovi danneggiamenti negli edifici di culto non ancora messi in sicurezza. «Quella che abbiamo verificato più di recente è stata la chiesa di Casanova d'Offredi (comune di Ca' D'Andrea), dedicata a Sant'Omobono, che ha subito danni notevoli» continua monsignor Bonazzi. «Altri danni li hanno subiti a Villa Pasquali, nella chiesa del Carmine di Sabbioneta, a Cogozzo, a Roncadello. Fortunatamente, invece il Duomo di Casalmaggiore, messo in sicurezza con un notevole impegno economico dopo il primo terremoto, non ha subito ulteriori danni. Alla Sovrintendenza ho comunicato la situazione di Casanova d'Offredi, e se verrà riconosciuto lo stato di calamità naturale potremmo avere dei fondi dalla Regione e dallo Stato per il restauro».

Il problema sono i fondi per la messa in sicurezza. «Una delle maggiori criticità deriva dal fatto che le carte del rischio sismico sono state realizzate basandosi su un criterio storico, ossia relativo agli eventi sismici verificatisi negli ultimi 150 anni» sottolinea monsignor Bonazzi. «Più corretto sarebbe stato, invece, basarsi su un criterio geologico, ricordando che tutta l'Italia è sismica. Naturalmente vi sono fasce di maggiore criticità e altre più tranquille, ma non si può ignorare il rischio. Ad esempio in base alla mappa sismica solo la zona di Soncino e Romanengo sarebbe a rischio. Nella realtà, invece, tutto il territorio lo è. La storia insegna: il tre gennaio 1117, ad esempio, si verificò un terremoto che colpì pesantemente tutte le cattedrali della Pianura Padana».

Mettere in sicurezza tutti gli edifici storici e artistici comporta un costo molto alto.   «Urgono interventi di minimizzazione del rischio, come abbiamo fatto recentemente per la Cattedrale di Cremona: approfittando della necessità di rifare le coperture, abbiamo anche messo in sicurezza l'edificio. L'attuale situazione economica, purtroppo, non consente l'intervento di conservazione di tutte le chiese del territorio, e a malincuore ci toccherà scegliere di non tutelarne alcune».

Monsignor Bonazzi fa anche un'analisi del rischio che corrono le altre strutture del territorio. «In città la chiesa più a rischio è quella di San Sigismondo, in quanto è situata vicino al terrazzo fluviale del vecchio percorso del Po, e quindi in un terreno geologicamente instabile. Questo criterio vale anche per il resto della diocesi: in caso di eventi sismici potrebbero quindi aver problemi tutte le chiese costruite lungo l'asse del Po, da Pizzighettone a Viadana, passando per Bosco Ex Parmigiano, Stagno Lombardo, Motta Baluffi, Torricella del Pizzo, Gussola, Casalmaggiore. Tutte queste chiese andrebbero ancorate con una sorta di gabbia che parta dalle fondamenta e arrivi fino al tetto».

Ma non è tutto: il rischio sismico riguarda anche le abitazioni. Proprio nei giorni scorsi, gli esperti hanno reso noto che in Italia entro i prossimi 10 anni l'85% dell'edificato urbano avrà più di 40 anni e oltre 6 milioni di edifici sono esposti a gravi rischi sismici, un milione e trecento a quelli idrogeologici. La denuncia arriva dal Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che nei giorni scorsi hanno lanciato l'allarme sulla necessità di tenere sempre alta la vigilanza e l'attività di prevenzione sul patrimonio edilizio delle città.

di Laura Bosio

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