Stoccaggio di gas: in prossimità di una faglia gli impianti di Bordolano, Ripalta e Soncino

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L’ondata sismica che tra domenica e lunedì ha mietuto sette vittime in Emilia Romagna scuotendo l’intera pianura padana sensibilizza ulteriormente l’attenzione sul problema già ampiamente dibattuto dello stoccaggio sotterraneo di gas metano e imponendo di rivisitare, almeno un poco, il famoso adagio secondo il quale "il metano ti da una mano". La nostra pianura si presenta infatti come un unico grande serbatoio di gas da Olmeneta a Misano di Gera D'Adda passando per i Comuni degli stoccaggi di Bordolano-Romanengo-Soncino e da Capriano del Colle a Cornegliano Laudense (Lodi) passando per Manerbio-Bordolano-Offanengo-Ripalta Cremasca e Ripalta Guerina.
Il fisico e sismologo Marco Mucciarelli, docente di sismologia applicata all’Università della Basilicata, fa notare che «si continua a stoccare metano nonostante molti siti si trovino in prossimità di faglie tettoniche» (nella carta a fianco, fonte: Ecoalfabeta). Siti come quello in progetto a Rivara (Finale Emilia, epicentro del terremoto), la cui realizzazione è sostenuta con forza dall'ex ministro Carlo Giovanardi (che diede l'impulso al decreto autorizzativo emesso dalla precedente legislatura, come segnalato da l'Espresso) ma è osteggiata da Regione, Provincia e Comitati vari, perché si troverebbe in prossimità di una faglia che gli esperti dell'Ingv avevano già individuato e segnalato da dieci anni. Ma di siti di stoccaggio se ne trovano un po' dovunque nella pianura, e quasi tutti hanno il problema di trovarsi in prossimità di qualche faglia.
Per quanto riguarda il cremonese, osservando la mappa (sopra) che mostra la posizione dei siti di stoccaggio in pianura padana assieme alla posizione delle principali faglie, si nota come nel nostro territorio i siti di Ripalta Cremasca, Bordolano, Romanengo e Soncino si trovano proprio in prossimità della faglia più settentrionale, quella che corre all’incirca da Milano a Peschiera del Garda. Il sito di Sergnano se ne distanzia leggermente, ma si trova anch’esso piuttosto vicino.
A Soncino il sito di stoccaggio in progetto, ricorda ancora Mucciarelli, «verrà costruito proprio sopra una faglia sulla cui “attività” non vi sono dubbi, se si ha memoria del terremoto che, nel 1802, colpì quella zona con un’intensità pari a 8-9 gradi della scala Mercalli con effetti a dir poco devastanti per edifici e popolazione». Ma non è finita. «Studi compiuti dai ricercatori dell’Università dell’Insubria - prosegue il sismologo - che spiegano come a Soncino la faglia addirittura emerga dalla pianura».
Altro sito che desta non poche preoccupazioni è Bordolano, una zona che interessa 55mila persone. Qui domenica e lunedì i compressori hanno proseguito imperterriti la loro opera di stoccaggio nonostante l'arrivo delle onde sismiche. Luisa Pea della lista "Bordolano Noi" aveva presentato al sindaco una richiesta scritta per bloccare i pozzi dall'1 al 21 degli impianti Cluster B, che però non sono stati spenti. L'impianto di Bordolano, con una capacità di 1.2 miliardi di metri cubi, si estende per 135 chilometri di pianura, interessando i territori di 16 comuni, dei quali 11 sul cremonese. «Che garanzie si possono dare alle migliaia di cittadini sotto i quali viene iniettato gas alla pressione di 240 bar?» si chiede Ezio Corradi, ai vertici del Coordinamento regionale dei comitati ambientalisti.
Quello della pressione di iniezione rappresenta infatti «un’altro aspetto che preoccupa non poco» soggiunge ancora Mucciarelli. «Normalmente il gas viene immagazzinato alla pressione originaria del giacimento, ovvero - sorride - "come ce lo aveva messo madre natura". Ma per aumentare le riserve di gas (e quindi venderne di più) Eni sta iniziando ad usare la discutibile pratica della sovrapressione. Esistono almeno tre siti in cui la pressioni di gran lunga superiori». E due di questi si trovano nella nostra provincia. A Sergnano, Bordolano e Ripalta il gas viene immagazzinato ad una pressione del 107-110 per cento. 
Intanto anche sul bresciano alle onde del sisma si uniscono quelle della preoccupazione di parecchi Comitati di cittadini nei centri dove già esistono o sono in progetto siti di stoccaggio. A Quinzano è fissato per la sera di venerdì 25 un incontro al Consiglio Comunale, cui prenderanno parte Don Gabriele Scalmana, responsabile pastorale del creato per la diocesi bresciana, assieme al geologo Giuseppe Martinelli ed all'ing. Massimo Cerani, tecnico ambientale. Oggetto dell'incontro sarà il sito di Bordolano, per il quale preoccupa la mancanza di programmazione regionale (come è stato notato da più parti).
Del resto questa sembra essere una prassi tutta italiana. «Nel resto dell’Europa - conclude Mucciarelli - le autorizzazioni vengono precedute a seguito di una dettagliata programmazione supportata da rigorosi studi ed accertamenti scientifici sulla natura del siti. In Italia invece succede generalmente il contrario. Una circostanza che dovrebbe far riflettere, come dovrebbe fare riflettere il fatto che per molti siti (Bordolano compreso, ndr) l’autorizzazione è stata concessa prima di una nutrita serie di scosse, avvenute tutte negli ultimi anni».

di Michele Scolari
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