Stoccaggio di metano: la paura corre sul filo delle faglie

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La terra trema e le scosse sismiche avvertite tra domenica e lunedì in tutta la pianura hanno confermato i timori di quanti si trovano in prossimità dei siti di stoccaggio sotterraneo di gas metano. 
Dopo il terremoto che ha scosso mezza pianura, da Capriano del Colle (Brescia) a Rivara (Finale Emilia) l’ansia corre sul filo delle faglie in prossimità delle quali sono stati costruiti, o sono in progetto, siti di stoccaggio da decine di migliaia di metri cubi: caverne sotterranee trasformate in enormi “bomboloni” ripieni di metano (leggi l'articolo). L'impianto di Bordolano ad esempio, con una capacità di 1.2 miliardi di metri cubi, si estende per 135 chilometri, interessando i territori di 16 comuni, dei quali 11 sul territorio cremonese. «Che garanzie si possono dare alle migliaia di cittadini sotto i quali viene iniettato gas alla pressione di 240 bar?» si chiede Ezio Corradi, ai vertici del Coordinamento regionale dei comitati ambientalisti. I comitati sono in fermento. I cittadini vogliono sapere. Nella serata di venerdì scorso si è svolto a Quinzano un incontro cui hanno preso parte Don Gabriele Scalmana, responsabile pastorale del creato per la diocesi bresciana, il geologo Giuseppe Martinelli ed l'ing. Massimo Cerani, tecnico ambientale. Il comune di Bagnolo Mella ha invece organizzato  un mega-convegno che prenderà vita lunedì 28 maggio, nella sala convegni delle scuole medie di viale Europa. Al centro degli incontri i siti di di Bordolano e Bagnolo Mella, per i quale la maggior preoccupazione emersa, oltre al rischo sismico dello stoccaggio in sovrapressione, è la grave mancanza di programmazione regionale. Carenza sulla quale è tornato a porre l’accento anche Giuseppe Torchio
La trasparenza è proprio quell’imperativo etico che, secondo il consigliere provinciale, mancherebbe alla Regione. Lo dimostrerebbe il caso recente della richiesta di sondare ed eventualmente trivellare il suolo lombardo inoltrata dalla succursale leccese della società irlandese San Leon Energy. «La Regione ha dapprima negato addirittura di conoscere i luoghi delle trivellazioni. Solo grazie all’impegno del consigliere Agostino Alloni siamo poi riusciti a sapere che quelle operazioni erano state autorizzate dal Pirellone». Dunque, e tenendo conto che il problema energetico è cruciale per questo paese, gli impianti si possono fare «se progettati e costruiti a regola d’arte e con le necessarie garanzie ed informazioni», ovvero senza giocare e senza barare. Sorvegliare su questo aspetto è compito della politica.
Contestualmente alle aziende spetta di rispondere a domande squisitamente tecniche, quali anche la risposta degli impianti ad una eventuale grave scossa sismica,  «fornendo risposte chiare». Impegno al quale Stogit, azienda di prim’ordine prossima alla confluenza con Snam, è verosimile non si sottrarrà. «Che Soncino (sul cui territorio è in progetto l’ennesimo impianto, ndr) e tutta la zona circostante siano in area di un rilevante rischio sismico, è cosa nota. I Comuni di quell’area erano già inseriti nella carta del rischio sismico ancora prima della sua recente revisione. Ma «è proprio la mancanza di serietà e trasparenza che porta a situazioni di tensione come quelle della Val di Susa» prosegue il consigliere. «Giustamente la popolazione richiede informazioni e garanzie. In una zona a rischio sismico, e all’indomani di un grave sisma a poca distanza, la richiesta diventa ancora più urgente ed essenziale».

di Michele Scolari
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