Cremona City Hub, i dubbi sul progetto vincente

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Qual è lo “stato dell’arte” dell’operazione Cremona City Hub?  Poiché, nei giorni scorsi, è stato presentato il progetto vincitore del concorso, ne abbiamo parlato con Massimo Terzi, noto architetto ed ex assessore cremonese, che esprime una serie di perplessità riguardo ad  un intervento che prevede la realizzazione di un notevole sistema di edifici, con svariate nuove strutture residenziali e un punto centrale nello stadio Zini.

«Sono sempre stato convinto che questo concorso di idee avrebbe inaugurato una nuova stagione di studi sullo sviluppo architettonico della città, trasformandola in un laboratorio di idee, in quanto essa ha delle dinamiche che la rendono interessante ai fini della ricerca. Inoltre mi sembrava interessante l'idea di sottoporre la città a una verifica esterna, per pubblicizzarla e capire come ci vedono "da fuori".

Tuttavia, affinché tale iniziativa non rimanga solo un'operazione di immagine, è necessario che il progetto venga affiancato da un monitoraggio urbano con un'analisi di costi/benefici per valutarne l'attuabilità».

In merito a questa iniziativa, ci sono state svariate critiche rispetto alla necessità di una ulteriore urbanizzazione della città. Lei cosa ne pensa?

«Intanto ritengo che l'attuale situazione di crisi economica dovrebbe consigliare cautela alle amministrazioni locali. Abbiamo sempre dimostrato, anche in passato, un'inadeguatezza strutturale nel gestire grandi progetti: è accaduto con il Parco dei monasteri, con l'area del Consorzio Agrario e con la stazione; in tutti i casi si è lasciato il lavoro a metà. Vorrei poi ricordare che è assurdo ipotizzare grandi spazi urbani senza considerare quello che accade nel resto della città. A questo proposito, sarebbe stato più opportuno fare il concorso solo dopo aver definito la variante al Piano regolatore. Invece così com'è rischia di restare solo sul piano delle presunzioni.

Accanto a questo, mi suscita qualche perplessità la disordinata capacità propositiva a cui stiamo assistendo, portata avanti da privati, a cui fa fronte la difficoltà dell'ente pubblico di portare avanti i propri interessi. Che senso ha, infatti, alienare a privati un prezioso patrimonio pubblico?».

Una delle critiche al progetto è la scarsità di verde pubblico ...

Mi sento di dover rimarcare che la massiccia cementificazione che si legge nel progetto, la quale mi sembra più di impronta di milanese che cremonese, evidenzi anche una certa carenza di verde attrezzato e di aree boscate significative. Elementi che avrebbero dovuto essere primari in un'ottica di compensazione e di ricucitura tra il centro e la periferia. In una città afosa come la nostra, inoltre, degli inserti di verde non porterebbero che beneficio».

Cosa ne pensa della soluzione di realizzare nuovi spazi abitativi?

«Ritengo che si dovrebbe tener conto del fatto che attualmente c'è un'offerta di abitazioni che è nettamente superiore alla domanda: gli ultimi dati rilevano che ben 1.600 alloggi sono sul mercato e non trovano ne acquirenti né affittuari. Del reato la fase dell'espansione edilizia a Cremona è ormai esaurita, e bisogna ora puntare sul miglioramento dei servizi e della qualità urbana. Il settore edilizio mostra oggi una secca flessione degli investimenti, che si prevede perdureranno nel tempo almeno fino a quando non si saranno smaltite le scorte di un'attività edilizia improvvida e frenetica, intervenuta nell'ultimo ventennio. A monte di eventuali nuovi interventi edilizi, dunque, sarebbe opportuno chiedersi quale sia l'effettiva esigenza abitativa della città».

A questo proposito cosa ne pensa del Piano regolatore, di cui attualmente è in discussione una variante?

«Esso dovrebbe ridurre drasticamente la possibilità di realizzare nuovi spazi abitativi, eccezion fatta per determinate tipologie edilizie capaci di interpretare i nuovi costumi di vita: basti pensare a single, giovani coppie, immigrati, soggetti in difficoltà, ecc. Si dovrebbe inoltre prevedere un intervento massiccio di riqualificazione e manutenzione dell'esistente, limitandosi a fare in modo di ricucire le periferie con il centro, due settori della città che oggi si rivelano decisamente scollegati».

Quali sono le principali criticità del progetto?

«Non condivido la scelta di ridurre drasticamente e spostare il parcheggio del Foro Boario, che perderebbe la sua funzione di parcheggio corona per il centro storico. Opinabile anche l'idea di aprire il cavo Cerca. Sarebbe infine stato opportuno prevedere un centro di quartiere nell'ex mercato ortofrutticolo».

Che dire della destinazione degli spazi?

«Ritengo che oggi Cremona abbia la necessità di un rafforzamento strategico in grado di proporre opportunità di attrazione e che sappia accumulare iniziative provenienti dall'esterno.

Fondamentale sarà pensare alla creazione del polo tecnologico che da tempo Cremona sta cercando di valorizzare. Un comparto che dovrà essere candidato a sfruttare le possibilità tecnologiche che la città possiede a beneficio della filiera produttiva locale e dei caratteri di eccellenza del nostro territorio: agricoltura, zootecnia, genetica animale, scienza della terra, trattamento dei rifiuti, ricerca di fonti energetiche alternative, ricerca alimentare, arte molitoria, ecc, creando magari delle partnership con Parma o con la Fao».

E per quanto riguarda lo Zini?

«Credo sia giusto restituire lo stadio agli spettacoli all'aperto. L'idea vincente potrebbe essere quella di rendere lo Zini un luogo aperto e visitabile stabilmente durante la settimana, realizzando un impianto innovativo con caratteristiche di multifunzionalità e coniugando le esigenze sportive con il contenuto sociale del servizio».

 di Laura Bosio

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