Sisma, Cremona lontano dall'effetto domino fra le faglie

+ 39
+ 39


E' arrivata da una ricerca italiana al prima analisi delle faglie presenti nella porzione di Appennino “sepolta” sotto la nostra pianura. Una piana tanto placida e tranquilla in superficie, quanto aggrovigliata e complessa scendendo a una decina di chilometri di profondità; una terra di frontiera nella millenaria storia dell'assetto geologico tra le due zolle dell’Africa e dell’Europa.
L’analisi dei fronti presenti sotto la pianura si deve alla collaborazione fra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Università di Pavia e dipartimento della Protezione civile (si trova pubblicata sull’Italian Journal of Geoscience). La linea di faglia che corre da est ad ovest, spiega Gianluca Valensise dirigente di ricerca dell’Ingv, è assai irregolare e frastagliata. Essendo suddivisa in molti frammenti, come in un domino la rottura di un frammento può innescare una tensione nel frammento che si trova accanto (vedi mappa a fianco).
Di faglia in faglia, ci si chiede allora cosa potrebbe succedere a Cremona, dal momento che, con le scosse del 29 maggio, è stato registrato un leggero spostamento dell’epicentro verso ovest e la nostra città si trova proprio sopra una di queste faglie. «Per ora la possibilità di un terremoto nel cremonese con pari quello accaduto in Emilia non è superiore a quella che si registrava due mesi fa» spiega i professor Luigi Torelli, direttore del dipartimento di Scienze della terra all’Università di Parma. «Comunque - soggiunge - qualora si verificasse non sarebbe riconducibile al sisma in atto ora in Emilia. Cremona infatti è posta su una struttura che fa riferimento al settore deformativo centrale mentre il terremoto in atto interessa il settore occidentale, quello delle “pieghe ferraresi”, delle quali la struttura sotto Piadena è la parte apicale. E l’energia sismogenetica accumulata sotto gli attuali epicentri deve rilasciarsi in loco». Una reazione a catena tra le faglie che raggiunga Cremona secondo Torelli non sarebbe possibile, dato che «tra la faglia sulla quale si trova Cremona e quelle interessate dal sisma si trova a fare da “cuscinetto” la faglia di Novellara». «Altra circostanza per la quale la possibilità di un "contagio" energetico tra le faglie rimane bassissima - puntualizza Valensise - è costituita dalla distanza tra l’epicentro attuale e la faglia cremonese, ovvero più di 50 chilometri».
Questo ovviamente non esclude a priori la possibilità di eventi sismici a Cremona. Il pensiero corre al terremoto che nel 1117 distrusse la Cattedrale o al sisma che scosse Soncino nel 1802 (che presenta parecchie analogie con quello in corso ora in Emilia). E da tempo si insiste da più parti perché la Regione riveda la classificazione sismica del nostro territorio stilata nel 2003. Cremona vi compare come zona 4, ovvero "rischio sismico medio basso". Ma se fosse interessata da eventi sismici, la mappa corrisponderebbe alla realtà? «Se la zona cremonese fosse interessata da terremoti - prosegue Torelli - vi sarebbe un particolare spinoso di cui tener conto: il suolo alluvionale, sabbioso e argilloso. Questo infatti può essere all'origine sia dell’amplificazione degli effetti, sia dei cosiddetti “vulcani di sabbia”, fenomeni che avvengono quando nel sottosuolo, anche a pochissima profondità, si trovano proprio strati di sabbia e argilla. Anche a profondità di un metro o un metro e mezzo la sabbia, sottoposta ad una pressione molto forte, può passare dallo stato solido e compatto allo stato liquido e sale in superficie formando i vulcani. Il materiale che risale, nel frattempo, apre in profondità delle voragini che risucchiano verso il basso il terreno in superficie». Proprio per i "vuoti" creati nel sottosuolo questo fenomeno è stato causa del crollo o sprofondamente di molte abitazioni nel sisma emiliano. Anche se, avverte Valensise, «il suolo, e con esso il fenomeno, varia da zona a zona ed i rischi vanno valutati caso per caso».
Intanto la terra in Emilia ha continuato a tremare e, almeno per ora, sembrerebbe non volerne sapere di fermarsi. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, nella notte tra giovedì e venerdì le scosse registrate sono state 23: la scossa notturna più forte è avvenuta 00:42 con magnitudo 2.9 ed epicentro in prossimità dei comuni modenesi di Camposanto, Cavezzo, Medolla, Mirandola e San Felice sul Panaro. Poi alle 10.39 di ieri mattina è stata avvertita l’ennesima scossa di terremoto, con magnitudo pari a 3.3 ed epicentro tra San Possidonio, Concordia e Novi di Modena.

di Michele Scolari
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segnala questo articolo su