Nel nostro territorio edifici poco sicuri

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E’ comprensibile: lo stato d'animo dei cremonesi, come quello di tutti gli abitanti della Pianura Padana, in questi giorni di continue scosse di terremoto è di forte preoccupazione. I recenti eventi tellurici hanno portato danni e piccoli incidenti un po' ovunque, con un super lavoro dei vigili del fuoco di Cremona, che in questi giorni hanno fatto moltissimi sopralluoghi: per il momento, le strutture cremonesi sembrano tenere. I nostri vigili si sono recati anche in Emulai Romagna, per portare aiuto, trovandosi di fronte, come racconta il comandante, Roberto Toldo, situazioni decisamente tragiche e problematiche. Con lui abbiamo parlato della situazione, dei rischi che corre il territorio e di come si deve reagire in modo corretto alle scosse di terremoto.

 Quando si avverte una scossa di terremoto, è il caso di uscire dall’edificio in cui ci si trova?

«Consigliamo sempre di raggiungere un luogo all’aperto, in quanto non è possibile prevedere come si comporterà la struttura alla sollecitazione subita. Questo vale soprattutto se ci si trova in una posizione da cui è facile uscire all’esterno, ossia se ci si trova al piano terra dell'edificio. Se invece il percorso risulta lungo e impervio, è meglio scegliere di ripararsi sotto le architravi o i vani delle porte, soprattutto quelle dei muri portanti. Da evitare le scale, quando possibile, in quanto possono essere pericolanti.

E’ comunque sempre fondamentale avere cognizione della statica del fabbricato in cui ci si trova in quel momento. Ad esempio, se vi sono dei soffitti a volta bisogna sapere che si tratta di strutture che possono cedere da un momento all’altro. Ma anche quando si va all’esterno bisogna essere consapevoli che non sempre si è al sicuro: a questo proposito è sempre opportuno guardare in alto, per evitare di essere colpiti da tegole, cornicioni o calcinacci che potrebbero cadere; e ancora è consigliabile non ripararsi sotto un porticato. Il consiglio generale è di restare  ben lontani da qualsiasi struttura, in quanto sono tutte potenzialmente pericolose».

 Secondo lei nel nostro territorio quale può essere la tenuta degli edifici?

«Purtroppo le costruzioni antisismiche nel cremonese, così come in Emilia, non sono molte, in quanto solo da pochi anni la legge prevede che anche nelle zone a bassa sismicità gli edifici debbano essere costruiti secondo i criteri dell’antisismicità. Per questo, il rischio potenziale è sempre dietro l’angolo».

Nelle zone più colpite dal terremoto abbiamo visto crollare intere attività produttive, a causa della scarsa tenuta dei capannoni. Qui la situazione qual è?

«I fatti hanno dimostrato che le costruzioni industriali hanno una bassa resistenza a eventi di questo tipo. Questo ovviamente vale anche per il nostro territorio, in quanto anche per queste strutture in assenza di normative non si è mai provveduto a fissarle adeguatamente».

Le nostre scuole sono un altro capitolo da affrontare: si tratta infatti di strutture vecchie e non solidissime. A questo proposito, in caso di scossa è sempre meglio far uscire gli studenti?

«Assolutamente sì. Tra l’altro le scuole cremonesi sono tutte dotate di Piani di evacuazione e ritengo che nel corso dei recenti terremoti i dirigenti scolastici si siano comportati correttamente, sia nell'evacuare le scuole sia nell'attendere il nostro sopralluogo prima di far rientrare i ragazzi. Le nostre scuole, purtroppo, non sono  antisismiche, e inoltre sono strutture piuttosto vecchie, dunque soggette a potenziale rischio».

Se un sisma particolarmente forte si verificasse anche a Cremona, potrebbe portare danni gravi?

«Partiamo dal presupposto che la nostra città non dovrebbe essere sede di eventi particolarmente forti. Tuttavia bisogna sempre essere pronti a qualsiasi eventualità, in quanto più il terremoto si avvicina al nostro territorio, più i rischi aumentano. Per questo motivo auspico che si instauri una mentalità sempre più legata alla messa in sicurezza degli edifici da parte dei proprietari, pubblici o privati che siano, i quali devono stare attenti alle necessità di manutenzione delle strutture. Nel corso di eventuali future ristrutturazioni, la messa in sicurezza con le normative antisismiche deve diventare prioritaria».

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