Continua la nostra inchiesta sul tribunale di Crema: è utile oppure ci costa davvero troppo...

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L’avvocato Massimo Martelli:
«Ma quale struttura ci serve?»

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L’avvocato Massimo Martelli: «Ma quale struttura ci serve?»

Dopo gli interventi dell'avvocato Sergio Fiori, del presidente dell’Ordine degli avvocati, Ermete Aiello, e dei Giovani Avvocati di Crema, in merito alla questione del tribunale cittadino e della sua possibile soppressione, anche un altro autorevole rappresentante del Foro cremasco, l'avvocato Massimo Martelli, ha partecipato al dibattito aperto dal nostro giornale. Quello del tribunale è un argomento che vede contrapposti due fronti: chi, come il presidente dell'Ordine invita a una battaglia in difesa di quello che ritiene essere un diritto inalienabile della cittadinanza e chi, invece, come lo stesso Fiori, non ha avuto remore a parlare di difesa corporativa. «Ritengo che, per non alimentare polemiche tra di noi, il dibattito debba partire da un'altra considerazione » prova a mediare Martelli. «In linea di principio, non credo condivisibile la soppressione del tribunale, purché, tuttavia, quest'ultimo sia in grado di svolgere un compito adeguato alle necessità. Mi spiego meglio: se il tribunale dev'essere quello che è stato due mesi fa, quando mancavano i giudici e non si sarebbe potuto costituire un collegio penale, se non grazie a un sostituto di Bergamo, non si dimostrerebbe certo un'istituzione meritevole di essere difesa». «Ma un tribunale come il nostro, di piccole dimensioni» continua l’avvocato, «ha l'indubbio vantaggio di poter amministrare la giustizia in tempi congrui e giusti, il che, sì, è un diritto che spetta a ogni cittadino. Se ci aggregassimo a un altro tribunale, non miglioreremmo la situazione, ma peggioreremmo tanto la nostra quanto quella del tribunale chiamato ad accorparci. Al limite, dovremmo pensare a un accorpamento al contrario, superando campanilismi e resistenze, che pure non mancano. Se, infatti, fosse il tribunale di Crema ad aggregare attorno a sé parte del bacino dei tribunali limitrofi, otterremmo benefici per tutti: sgraveremmo questi ultimi dal loro carico di lavoro pendente e ci troveremmo a disposizione un tribunale di medie dimensioni, in grado di rispondere al requisito minimo indicato dal Ministero: un'utenza di 300mila abitanti». E ancora Martelli: «È vero che la via più breve sarebbe quella di procedere alla soppressione pura e semplice, piuttosto di ragionare più scrupolosamente riguardo alla ridefinizione della geografia giudiziaria del nostro Paese ma, in questo caso, la via più semplice rappresenterebbe proprio una negazione dei diritti dei cittadini». Il suo collega Fiori fa notare che sarebbe meglio cominciare a discutere di quelli che considera i veri problemi sul tavolo: alleggerire il più possibile i costi e i disagi che l'eventuale soppressione comporterà per gli avvocati, soprattutto i giovani, e sostituire l'organo corporativo che finora ha governato l'avvocatura con un'entità associativa dinamica, basata su adesione volontaria e sul rispetto di standard qualitativi. Qual è la sua opinione in merito? «Per quanto riguarda i giovani, una delle principali questioni da risolvere e per cui non si è mai fatto nulla di concreto è quella relativa al fatto che la maggior parte degli avvocati, pur avendo raggiunto i requisiti per accedere alla previdenza, continua a esercitare la professione, impedendo di fatto un accesso ai giovani. Finché questo stato di cose non cambierà, un giovane avvocato non sarà mai in grado di farsi strada, per cui suggerisco caldamente di concentrarsi anche su questo aspetto della questione». In merito all'Ordine? «Trovo offensiva per gli avvocati la recente normativa che istituisce la mediazione e l'aggiornamento obbligatorio. Queste misure dimostrano che il ceto politico è privo di fiducia nei professionisti, che pure lui stesso riconosce attraverso l'esame di Stato. La conciliazione preventiva, infatti, così come l'aggiornamento costante, sono già contenuti nel nostro codice deontologico. Anche questa mancanza di rispetto verso la nostra categoria dovrebbe essere motivo di lotta e, invece, i nostri rappresentanti accettano sempre tutto, sperando in un miglioramento futuro che, però, da 33 anni a questa parte, non ho mai visto». Anche l'incontro organizzato dall'Ordine per discutere del tribunale di Crema, in aula degli Ostaggi, sabato 21 aprile, era valido ai fini dell'aggiornamento. Lei vi ha preso parte? «Premetto che non voglio polemizzare, a maggior ragione perché non ero presente, ma ho sempre sostenuto che, se non esistesse il sistema dei crediti formativi, a quella riunione, così come alle altre, non parteciperebbe nemmeno il 20 per cento dei miei colleghi e qui condivido il pensiero di Sergio Fiori. Questo non significa che gli avvocati di Crema non lotterebbero comunque in difesa del tribunale della città ma, quanto meno, non facciamo credere che siamo tutti così votati al sociale, da mettere in secondo piano il legittimo interesse personale».

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