Carpi, chiesa gremita, dolore e sgomento per l’ultimo saluto a Don Ivan Martini

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E’ in corso a Carpi il rito funebre per dare l’ultimo saluto a Don Ivan Martini, il parroco di Rovereto Novi rimasto sepolto nella sua chiesa durante la scossa di martedì 29, mentre cercava di recuperare una statuetta della Madonna. Alle 10 di questa mattina, nella parrocchia di Quartirolo, dinanzi al feretro con adagiata sopra una stola bianca e rossa, il vescovo di Carpi monsignor Francesco Cavina ha iniziato le celebrazioni, affiancato dal vescovo di Cremona monsignor Dante Lafranconi, dal vescovo di Modena, monsignor Antonio Lanfranchi, da quello di Cesena, monsignor Douglas Regattieri e dal parroco di Quartirolo di Carpi, don Fabio Barbieri, che proprio ieri ha preso possesso della chiesa carpigiana. Diversamente da quanto previsto, il funerale non è stato celebrato sotto un tendone bianco, essendo previsto l’arrivo di numerose persone sia dal Modenese che dal Cremonese. All'interno della chiesa nuova di Quartirolo, palpabile la commozione dei tanti parrocchiani di don Ivan: da quelli del Cremonese di cui era originario, giunti in pullman dal capoluogo e da molti paesi della nostra provincia, sino a quelli di Quartirolo. La salma verrà tumulata nel Cimitero di Carpi e non in quello di Rovereto, dove avrebbe voluto, perchè il camposanto della frazione di Novi di Modena, dove prestava servizio è attualmente inagibile a causa del terremoto.

IL DOLORE DEI FEDELI - Sgomento, dolore e ancora tanta paura. Questo lo stato d’animo che caratterizza queste ore nelle comunità della Diocesi di Carpi ancora più profondamente colpite dal ritorno del terremoto con le scosse della mattina del 29 maggio
. Purtroppo si contano delle vittime sotto il crollo di chiese, fabbriche e abitazioni. Don Ivan è stato sorpreso dalla scossa registrata alle 9, all’interno della chiesa parrocchiale mentre con un vigile del fuoco effettuava un sopralluogo. Nella fuga ilp parroco è stato colpito dal crollo delle macerie e ha perso la vita, mentre il vigile del fuoco è riuscito a mettersi in salvo. Nato a Cremona nel quartiere di San Michele, Don Ivan Martini avrebbe compiuto 65 anni il prossimo 28 giugno. Ordinato sacerdote nel 1973 era in servizio nella Diocesi Carpi come sacerdote "fidei donum" da circa vent’anni, prima come collaboratore nella parrocchia di Quartirolo, poi parroco a Budrione e Migliarina e infine a Rovereto da circa sette anni. Sacerdote di spiccata umanità e sensibilità verso i poveri, gli emarginati e i sofferenti, oltre ad essere parroco, svolgeva anche assistenza spirituale all’ospedale di Carpi e ai detenuti del carcere di Sant’Anna di Modena insieme ad un gruppo di volontari. Lo scorso mese di aprile si era recato in Malawi con una delegazione del Centro Missionario Diocesano in visita alla missione e all’ospedale del medico missionario Germana Munari di Carpi per portare il frutto degli aiuti raccolti dalla parrocchia per i detenuti di un carcere con i quali era in contatto sempre tramite i missionari. Dopo la scossa del 20 maggio aveva riorganizzato con grande energia e forza d’animo la vita della parrocchia, allestendo nella canonica la cappella del Santissimo per la messa feriale e due tende in un campo per le Sante Messe festive dove sia il 20 maggio e che il 27 maggio aveva celebrato due battesimi. Proprio lunedì sera l’ultimo contatto con un messaggio inviato alla Redazione del settimanale diocesano "Notizie": «Ecco le foto promesse (manca quella del Battesimo di dom.20 che mi daranno per email). Se è possibile stampa tutte due quelle della Cappellina del Santissimo. La Madonnina è la statua che io uso per la tradizionale Processione della Madonna del Voto, alla Domenica in Albis, che si svolge come ringraziamento per fine peste del 1500 e il quadro, commissionato dai roveretani di allora per l'occasione, verrà presto portato fuori dalla chiesa, come da telefonata ricevuta, con altre opere d'arte, dai vigili del fuoco. Come spiegherò alla gente vedo una certa analogia tra la motivazione della processione del Voto e quella che faremo a fine di questo maggio funestato dal terremoto che, in Rovereto, non ha fatto vittime. E' una processione di ringraziamento e di invocazione ad essere forti nella fede nelle prove». Questo era don Ivan.

LA CERIMONIA - «Don Ivan aveva capito molto bene il mistero della morte e della vita svelati da Cristo e come buon testimone di Cristo ha cercato di camminare a fianco della sua gente asciugando lacrime di dolore, rianimando la speranza, dando dignità ai poveri e agli ultimi», ha ricordato monsignor Cavina. «Ha recato la buona novella della pace per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore Dio - ha proseguito il vescovo. - Le comunità nelle quali ha prestato il suo servizio, in particolare la comunità parrocchiale di Rovereto, il carcere e l‘ospedale civile, hanno percepito, senza fatica, la totalità della tua dedizione, la sua vivacità, la sua apertura e disponibilità, unitamene alla sua schiettezza».

DON IVAN "UN COMPAGNO DI VIAGGIO E PUNTO DI RIFERIMENTO" - Originario di San Michele Vetere a Cremona, fu sempre legato a quella comunità, non mancando mai alle rimpatriate, sopratutto del gruppo del Cinema. L'amico di infanzia Enrico Gabbioneta ricorda una telefonata di qualche giorno fa: «Mi disse che quella di Rovereto era la terza chiesa che i terremoti gli rendevano inagibile, ma mi assicurò che non si sarebbe arreso e che l'avrebbe ricostruita». «Amici di asilo, di scuola, di parrocchia, di scoutismo - conclude Gabbioneta - piangono la dipartita di un compagno di viaggio che era diventato un solido punto di riferimento per la concretezza della loro fede e la profondità della loro vita coniugale».
«Era entrato in Seminario dopo il diploma magistrale - ricorda don Renato Onida, compagno di ordinazione nell'anno 1973 -. Aveva un carattere molto aperto e allegro, era un ottimista per natura e anche nelle scelte pastorali aveva mostrato un grande coraggio. A Vicobellignano con il parroco don Emilio Beltrami visse dei momenti di grande fraternità, poi nel 1985 decise di servire una chiesa, quella di Carpi, che mancava di sacerdoti. Anche questa decisione fu dettata dal suo zelo pastorale che non aveva certo orizzonti limitati».
Commozione e sconcerto anche da parte di don Aldo Manfredini, parroco di San Michele: «L'avevo incontrato l'estate scorsa - ricorda il sacerdote - e mi ha sempre dato l'impressione di un tipo giovanile, molto contento del suo ministero. Tra le sue doti la capacità di creare relazioni significative tra le persone, come testimoniano anche tante persone di San Michele che a lui sono state legate con affetto sincero».
«Don Ivan era un prete molto stimato in diocesi - ricorda il rettore del seminario di Carpi don Massimo Dotti che martedì pomeriggio ha benedetto la salma del sacerdote scomparso - . Era parrocco di una comunità di 4000 anime e al contempo aiuto cappellano nel nostro ospedale e al carcere di Modena. Due attività che compiva con grande generosità e che arricchivano umanamente e spiritualmente il suo ministero pastorale. Ultimamente era stato in Malawi per organizzare un gemellaggio con le popolazioni assistite da una nostra missionaria laica, la dottoressa Germana Munari. Anche da questo viaggio era tornato con un grande entusiamo e tanta voglia di fare».

mi.sco.



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