Calcioscommesse, Leopizzi dal pm Di Martino derubrica a «sensazioni» le parole intercettate su Genoa-Samp

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E’ stato un lungo interrogatorio quello del capo ultrà genoano Massimo Leopizzi, indagato nell’inchiesta cremonese sul calcioscommesse per associazione a delinquere e frode sportiva e comparso questa stamattina davanti al procuratore Roberto Di Martino.
La sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Cremona dipenderebbe dalla sua partecipazione al ‘summit’ del 10 maggio del 2011, in un ristorante di Genova, a cui presero parte anche l’ex centrocampista rossoblù Giuseppe Sculli (che nel’ordinanza del gip viene descritto «in rapporto con la parte più estrema degli “ultras” del Genoa, quali Leopizzi»), l’azzurro Domenico Criscito, il pregiudicato bosniaco Safet Altic e l’albanese Kujtim Qosha (legato ad Altic), Stefano e Luca Pollicino e Fabrizio Fileni (altro tifoso ultrà genoano).
Giunto in procura alle 11 accompagnato dal suo legale, Stefano Sambugaro, Leopizzi è rimasto nell’ufficio del procuratore per oltre due ore. Il capo ultrà avrebbe escluso di essersi recato il 10 maggio nell’osteria del capoluogo ligure per taroccare partite, raccontando di essersi recato là con Sculli per «farla pagare a Criscito, perché non aveva esultato a fine partita, dopo il goal».
Leopizzi parla anche dell’sm inviato a Sculli il 14 aprile una settimana prima di Genoa-Siena (sospesa all’8’ della ripresa perché un gruppo di facinorosi costrinse la squadra a levarsi la maglia poiché non degli di indossarla per il pesante parziale di 0-4): «Ok fratellino (Sculli, ndr), tregua armata fino a Genoa-Siena... poi liberi tutti... con voi liberi di scappare... se ci riuscite». Ma l’sms (che secondo la polizia «preannunciava i disordini in caso di sconfitta del Genoa»), era «di natura scherzosa, tant’è che si concludeva con due smile», ha spiegato stamattina Leopizzi, mostrando persino il contenuto dell’sms ai cronisti.
Il capo ultrà ha riferito anche a proposito delle sue parole intercettate dopo l’ondata di arresti della scorsa settimana e riguardanti una presunta combine del derby Genoa-Samp. Un derby sul quale, secondo quanto annunciato ieri dal procuratore di Cremona, gli inquirenti sarebbero a conoscenza di fatti che potrebbero risultare a dir poco «devastanti». In un'intercettazione telefonica posteriore al 28 maggio e agli atti nelle carte dell'inchiesta di Cremona infatti, Leopizzi, parlando con un'altra persona, racconterebbe di aver incontrato un anno prima un giocatore né del Genoa né della Sampdoria, dal quale avrebbe appreso che il derby era stato comprato con una colletta di soldi provenienti da giocatori della Samp. E una somma di gran lunga più alta di quelle normalmente ricorrenti nell'inchiesta: si parlerebbe di circa 1.700mila euro da spartire tra i partecipanti alla combine, dunque 350mila euroa testa. Una cifra davvero da capogiro se si considera che per comprare Lazio-Genoa sarebbero stati mobilitati 600mila euro. Ma stamattina Leopizzi avrebbe smentito dicendo di non aver incontrato alcun giocatore e di avere parlato della persona in questione commentando le novità dell'inchiesta. Il capo ultrà ha inoltre spiegato che le parole usate nell'intercettazione «erano solamente la sensazione che quel giorno hanno provato tutti i tifosi allo stadio»: nelle telefonate intercettate dopo lo scorso primo di giugno, Leopizzi si sarebbe dunque limitato a riportare «opinioni e sensazioni dei tifosi» per il pessimo risultato del match.

C'è anche chi, al termine dell'interrogatorio, gli domanda della telefonata intercettata con l’ex centrocampista Beppe Sculli, nella quale il capo ultrà diceva di avere salvato il patròn Enrico Preziosi, mentendo in un’inchiesta che aveva coivolto il presidente genoano nel campionato 2005-2006. Nella trascrizione Leopizzi dice a Sculli: «Questo qua (Preziosi, ndr) nel 2006 si è salvato dal carcere grazie a questo signore con cui sei al telefono, rischiava nove anni di condanna sulla schiena e ha fatto un'ora e mezza». Gli chiedono se vuole commentare. Leopizzi abbozza un mezzo sorriso: «Preferirei non parlare di quella telefonata, almeno non qui davanti alle telecamere. Ripeto che Preziosi non lo conosco. E se lo conosci lo eviti».

di Michele Scolari

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