Frode all'Iva, sequestro delle Fiamme Gialle per 41 milioni di euro. Indagato anche imprenditore cremonese

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La caccia ai “furbetti” da parte della Guardia di Finanza non si arresta e si arricchisce di un nuovo capitolo. Quarantuno milioni di euro sequestrati sul territorio nazionale e all’estero per frode all’Iva tra beni immobili e disponibilità bancarie, frutto di un’ingente frode fiscale all’IVA per circa 100 milioni di euro nel settore della lavorazione del rame, attuata con un giro di fatture false per oltre 580 milioni di euro. E’ questo l’ingente bilancio al termine dell’operazione “Oro Rosso”, condotta dalle Fiamme Gialle del comando cremonese di via Zara, agli ordini del colonnello Alfonso Ghiraldini, e coordinata dal sostituto procuratore di Milano Bruna Albertini.

LE INDAGINI -
Dalle indagini, avviate un anno e mezzo fa dal Nucleo di Polizia Tributaria di Cremona ed illustrate stamattina in sala stampa dal colonnello Ghiraldini e dal tenente colonnello Nicola De Santis, è emerso che negli ultimi 5 anni un gruppo aziendale vicentino ha acquistato, sul mercato comunitario e su quello nazionale, circa 108 milioni di euro di materia prima e di semilavorati. Per questi acquisti gli industriali vicentini avrebbero dovuto versare all’Erario circa 21 milioni di euro di IVA.
Il principale fornitore nazionale, un imprenditore milanese titolare di un’azienda da anni presente sul mercato, ha ideato e organizzato, sino al suo decesso avvenuto nel mese di ottobre 2010, una complessa struttura commerciale che aveva lo scopo di appropriarsi dell’IVA dovuta secondo il noto sistema delle “frodi-carosello”.
Le indagini, partite da un controllo presso una società della Provincia di Cremona che aveva avuto rapporti commerciali con l’azienda milanese, hanno consentito di risalire una filiera di oltre 20 società fittizie, tutte con sede in Milano ed una a San Marino, costituite al solo scopo di interporsi tra gli effettivi fornitori e acquirenti emettendo fatture false. Dopo pochi anni di operatività queste società, le classiche “cartiere”, venivano poste in liquidazione o trasferite all’estero e sostituite da altre, sempre gestite da prestanome e prive di vere strutture aziendali.

FATTURATO QUADRUPLICATO ED EVASIONE DELL'IVA -
Il sistema di frode, dalla fine del 2010 portato avanti anche dagli eredi del suo ideatore, si è avvalso della collaborazione di due professionisti milanesi, un consulente aziendale che aveva il compito di pianificare i rapporti commerciali lungo tutta la filiera ed un commercialista, amministratore di alcune delle società fittizie domiciliate presso il suo studio, cui spettava invece di curare le contabilità aziendali.
Il vorticoso giro di fatture false ha di fatto quadruplicato il fatturato complessivo e, di conseguenza, l’IVA evasa che veniva prelevata dai conti correnti delle società “cartiere” e divisa tra i 42 partecipanti al sodalizio criminoso denunciati a vario titolo all’Autorità giudiziaria per associazione a delinquere.

I BENI SEQUESTRATI -
Grazie ad alcune rogatorie internazionali in Svizzera, Francia e nella Repubblica di San Marino sono stati sequestrati agli indagati 17 locali commerciali, 19 appartamenti, terreni agricoli e rapporti finanziari, per un valore complessivo di 37 milioni di euro, nonché alle aziende coinvolte 3 fabbricati industriali e 11 terreni agricoli, per altri 4,5 milioni di euro.
Tra i beni sequestrati vi sono un deposito titoli di quasi 9 milioni di euro, una lussuosa abitazione in Montecarlo del valore di oltre 10 milioni di euro e disponibilità finanziarie su conti monegaschi e sammarinesi per un valore complessivo pari a 1 milione di euro circa.

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