Negozi, a Cremona Imu da record

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I negozi di Cremona dovranno pagare l'Imu più consistente di tutta Italia, qualunque sia l'aliquota applicata: lo dice una ricerca della Cgia di Mestre. Anche per l'artigianato l'esborso è tra i maggiori, e pone Cremona all'ottavo posto nel Paese.

Preoccupa la possibilità che i Sindaci decidano di aumentare l'aliquota massima fino al 10,6 per mille: se lo faranno, le attività economiche pagheranno il +39,5% in più rispetto all’eventuale applicazione dell’aliquota ordinaria (7,6‰).

Il Comune di Cremona non è orientato in questa direzione, ma imporrà una aliquota percentuale comunque decisamente superiore a quella ordinaria: la proposta, che dovrà essere approvata dal Consiglio, è infatti quella di applicare il 9,1 per mille ai negozi, e l'8,1 alle botteghe storiche riconosciute dalla Regione Lombardia.

Una situazione che ha suscitato la protesta delle associazioni di categoria: «Abbiamo fatto presente fin dall'inizio all'Amministrazione comunale che si profila una situazione gravissima» spiega Giorgio Bonoli, direttore della Confesercenti di Cremona. «Il problema è che i nostri negozianti non devono affrontare solo il peso dell'Imu, ma anche quello di tutte le altre tasse: Tarsu, Cosap, Irpef. Abbiamo ribadito all'Amministrazione che questa nuova tassa porterà un'ulteriore svolta negativa nella già grave situazione del commercio cittadino. Purtroppo i valori catastali dei negozi cremonesi sono i più alti d'Italia, e questo lo si capisce anche dagli affitti che vengono richiesti ai commercianti, pari a quelli delle grandi metropoli. Dunque, se già i valori catastali sono elevati, sarebbe il caso che il Comune mantenesse almeno un'aliquota bassa, per non gravare ulteriormente sul commercio». Confesercenti chiede quindi al Comune di cercare di recuperare i soldi necessari in altri ambiti. «Ad esempio snellendo la macchina comunale, che è decisamente pesante. Basti pensare che in Comune lavorano ben 750 impiegati. Credo che in questo ambito i margini di intervento non manchino».

Anche Ascom interviene duramente su una situazione che si rivela soffocante per i negozi. «Avevamo da tempo lanciato l’allarme, ma non siamo stati ascoltati». E' duro Claudio Pugnoli nel commentare le decisioni del Comune. «Il rischio è invece concreto e i fatti lo dimostrano. Basta leggere i dati della Cgia di Mestre o quanto aveva già scritto il "Sole 24 Ore" qualche settimana fa per trovarne una conferma chiara e inappellabile. Sulle imprese gravano “zavorre intollerabili”, come ha sottolineato il presidente di Confindustria. E a Cremona la situazione non è certo delle più facili».

Urge un intervento: questo l'appello che l'associazione fa al Comune. «Temiamo che il pagamento dell'Imu non sarà sostenibile per la maggior parte delle realtà del nostro sistema economico e sociale che ha visto i propri risparmi erosi dal perdurare della crisi» continua Pugnoli. «Occorre che il Comune applichi l’aliquota minima alla nuova Imu che graverà sulle imprese e preveda una qualche agevolazione (o esenzioni) per le nostre aziende, altrimenti il settore del commercio rischia il tracollo». Proprio con questa richiesta, già da oltre un mese, l'Ascom ha scritto a tutti i Sindaci del territorio. «Gli amministratori devono essere consapevoli che la crisi sta falcidiando le imprese: le chiusure superano di gran lunga le nuove aperture. Così si rischia di favorire il fenomeno della crisi anziché contrastarlo. Si deve favorire la crescita, sostenere i consumi interni, ma ciò non si ottiene certo applicando in questo modo l’Imu o alzando, di nuovo, le tasse locali. Qui a Cremona non siamo penalizzati solo per l’Imu, dove i negozi sono tartassati più che altrove ma anche, ad esempio, per la tassa rifiuti che, pur non producendo più di qualche cartone, hanno aliquote altissime rispetto alle abitazioni civili della stessa metratura».

Più cauto, invece, Antonio Pisacane, direttore dell'Asvicom di Cremona. «L'Imu è un peso ulteriore, per tutti, questo lo sappiamo. Tuttavia il Comune ha fatto uno sforzo per agevolare il più possibile le attività commerciali, applicando un'aliquota inferiore a quella della seconda casa. Inoltre ricordiamo che il costo dell'Imu grava sul proprietario dell'immobile, che non sempre è il commerciante stesso. C'è solo da sperare che poi i proprietari non cerchino di recuperare quanto speso incrementando gli affitti».

di Laura Bosio

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