Eroina: ancora siringhe nei parchi cittadini, ma cambiano le modalità di assunzione

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Sono proseguite anche nelle ultime settimane le segnalazioni mai sopite da parte di cittadini inerenti alla presenza saltuaria ma costante di aghi infetti che spuntano tra le margherite nelle zone più recondite del verde di Porta Mosa. Un’area che offre parecchi angoli dove appartarsi al sicuro da sguardi indiscreti: zone al riparo dalla luce del giorno e dei lampioni della notte dove i tossici arrivano, stazionano e, a operazione completata, abbandonano le siringhe fra l’erba, soprattutto nell’angolo di mura vicino all’antica porta che si affaccia sullo spazio riservato ai cani.
Anche se non si può parlare di un vero e proprio allarme, è comunque un fenomeno dai contorni preoccupanti, in primis per ovvie ragioni di ordine sanitario. L’area è infatti frequentata quotidianamente da parecchi adulti e bambini, soprattutto della vicina scuola materna. E, con l’arrivo dei mesi estivi e delle vacanze scolastiche, aumenta anche il tempo che bambini e ragazzi passano all’aria aperta.
«E’ una zona che in cui il fenomeno si è costantemente registrato - fanno sapere dagli uffici di piazza Federico II - anche se ultimamente in maniera minore rispetto agli anni ’90. Ma sono stati predisposti da tempo dei servizi di pulizia e riordino che comprendono anche il recupero di questi oggetti pericolosi». Recupero per il quale sarebbero pronti anche i volontari di Legambiente, il cui contributo si era già fatto sentire negli “anni ruggenti” della droga-killer.
Segni di un ritorno? I pronostici per ora sono ancora difficili. Ed inoltre, se è vero che alcuni aficionados rimangono legati a certi cliché d’assunzione, d’altro canto è possibile che il numero dei micidiali aghi abbandonati nei parchi sia destinato lentamente a scomparire. Sempre da più parti infatti si amplificano le voci su un ritorno in grande stile della “marrona” che ha martoriato braccia e vite di giovani e adulti durante gli anni ’80 e ’90. Tra le carte di innumerevoli studi e dossier degli ultimi anni i segnali non mancano. E ora si parla di prezzi più accessibili e di cambiamento delle modalità di assunzione. Da un lato c’è il costo di una dose, sceso ormai a 30 euro, cifra facilmente accessibile a quasi tutti i teen-ager. Dall’altro lato c’è il consumo che avviene non più iniettandola nelle vene ma sniffando la polvere o aspirandone i fumi dopo averla riscaldata. E, oltre a prezzi e modalità, si trasforma anche il target dei consumatori. L’allarme di un dossier compilato dall’osservatorio previsionale Prevolab avverte che oggi, come potenziali utenti, non troveremmo più i cronici disadattati immortalati tra le pagine dei romanzi di Irvine Welsh o Marco Philopat, bensì giovani socialmente inseriti e rampolli di buona famiglia: “pariolini” o “sancarlini”, a seconda della zona geografica. Dall’hard al soft insomma, anche se il core, il nocciolo della questione, è sempre lo stesso. A restare immutati sono gli effetti, fisici e sociali, dello spettro di una droga che si crede periodicamente morta e che invece rispunta ogni volta più forte e socialmente “accettabile” grazie a sempre nuove “mutazioni evolutive”.

NUOVE MODALITA’ DI ASSUNZIONE, PREZZI RIBASSATI E CONSUMATORI “ALTOLOCATI”
Riccardo Gatti, responsabile di Prevolab e direttore del dipartimento dipendenze Asl Milano, parla di «cambiamento epocale» nel mondo delle droghe pesanti. Per la prima volta dall'inizio degli anni ‘90, per il triennio 2009-2012 si può parlare di un rallentamento della crescita dei consumatori di cocaina che nei prossimi anni non sarà più il bene di massa, causa una saturazione del mercato. Chi si prenderà la fetta? «La “generazione bot” apre le porte del mercato italiano all'eroina: baby-consumatori che passano con disinvoltura dalla sniffata al cilum, senza snobbare inalanti e marijuana». Sono loro i nuovi consumatori di eroina su cui i produttori di oppio hanno cominciato a investire già da qualche anno». L’obiettivo? «Fidelizzarli a esperienze sempre più lontane dal classico “buco”, ma altrettanto pericolose». E’ il segno premonitore di una catastrofe che, se non prevenuta, ci travolgerà nei prossimi anni? I dati prevedono un aumento del 40% di consumatori di eroina da qui al 2014. Più di cannabinoidi e anfetaminici, per i quali è previsto un incremento del 30-35%. Il micidiale oppiaceo dunque sta tornando, proviene dall’Afghanistan e da Myanmar, e sta cercando investimenti “sicuri”. E stavolta colpisce tutti. «Non solo persone emarginate, disadattate - avverte Gatti .- A farne uso ai giorni nostri saranno invece i giovanissimi socialmente inseriti, i nostri figli per intenderci, che avranno a disposizione una sostanza più pura che in passato, conseguenza di un mercato più maturo, alla quale si avvicineranno con superficialità, diventandone presto dipendenti».

NUMEROSI I SEQUESTRI NEL CREMONESE
Numerosi i sequestri di eroina nel cremonese dall’inizio dell’anno. Il quantitativo più ingente intercettato dalle forze dell’ordine in città è senz’altro quello rinvenuto dalla Questura di Cremona il 29 aprile in via Lungastretta, nell’ambito dell’indagine della polizia del commissariato Garibaldi Venezia di Milano. In quell’occasione vennero rinvenuti 17 kg di “mattonelle marroni” (e un chilo di “neve” pura) in un’autorimessa, vero “magazzino” del narcotraffico gestito da un gruppo di 11 persone tra albanesi e italiani (capeggiati da Altim Lagi di Gallarate). Altri grossi quantitativi sono stati intercettati nel mese di maggio: tra chili di eroina sono finiti nelle mani dei carabinieri di Crema in un’operazione che ha permesso l’arresto di due corrieri della droga ed il recupero del più  ingente quantitativo di cocaina mai sequestrato nel Cremasco; ed un’altro etto di eroina, frutto di un traffico interprovinciale, è finito poche settimane fa nelle mani dell’Arma di Casalmaggiore.

di Michele Scolari
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