Pergo, la situazione è complicata

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Con l’avviamento del cosiddetto “iter fallimentare d’ufficio”, datato martedì 19 giugno, il tribunale di Crema ha chiuso il biennio più triste della gloriosa storia del Pergocrema. Se infatti sul campo i risultati, complici due salvezze consecutive, hanno sorriso al Pergo, dietro la scrivania la gestione societaria “canarina” ha fatto letteralmente acqua da tutte le parti: che malinconia! E adesso? La situazione è complicata, visto che il termine utile per iscrivere il club “cannibale” al torneo di Lega Pro è fissato entro e non oltre il 30 giugno. In questi due anni, il dottor Manolo Bucci, il signor Sergio Briganti e il dottor Ciro Di Pietro (il vero patron del Pergo con Briganti nel ruolo di presidente di facciata), al calcio cremasco hanno inferto un duro colpo. Rialzarsi, per l’intramontabile Pergolettese sarà ardua impresa, quel che conta però è perseguire un progetto vero, degno di tale nome ed inseguirlo sino in fondo, magari rinunciando alla categoria professionistica e ripartire da zero, perché no unendo strategie e sinergie, ad uno dei tanti (e troppi) sodalizi cittadini.
Nelle scorse ore, il consigliere regionale Agostino Alloni, il curatore nominato dal tribunale dottor Claudio Boschiroli e il ragionier Mario Macalli (presidentissimo della Lega Pro e calciofilo romantico, ndr) si sono incontrati per fare il punto della situazione, ma debiti, guai e grattacapi mettono ansia. Alloni è sul pezzo con la testa e il cuore, ma purtroppo non può fare i miracoli, tuttavia ha già coinvolto imprenditori e liberi professionisti potenzialmente in grado, laddove ci fossero o si creassero condizioni e presupposti, di rilevare il team che fu, tra gli altri, dei fratelli Erasmo e Roberto Andreini (grandissimi, bravi protagonisti della storia gialloblù, a torto sottovalutati).
Pure il settore giovanile attende di conoscere il suo futuro, un vivaio reduce, altra anomalia strana, da un “governo” staccato dalla prima squadra, mah.   Delusi ma fieri e vivi, i tifosi intanto, quelli concretamente attivi con l’azionariato popolare del progetto “Popolo Cannibale” (queste voci vanno applaudite ed ascoltate, non quelle dei Bucci, Briganti o Di Pietro di turno) e quelli che soffrono in disparte, senza investire, partecipi, seguono la complicata attualità “canarina”.  Si è giocato troppo con i sentimenti della gente: nel calcio la categoria d’appartenenza, se non è supportata da competenza, passione e idee, conta sino ad un certo punto.

di Stefano Mauri

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