Immobili storici, il Comune: «alienazione solo "prudenziale"». Bonali (Pd): «Serve strategia non vendita»

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CREMONA - Sono 15 le voci che compongono la scheda dei beni che il Comune intende alienare, diffusa la scorsa settimana dagli uffici di piazza Federico II. Tra i nomi della lista due ne spiccano per valore artistico e importanza storica: il Palazzo Magio-Grasselli di via XX Settembre e il comparto dell’ex Ospedale, che comprende le strutture di via Radaelli e il complesso di San Francesco di piazza San Giovanni XXIII. 
Sulla questione, foriera di non poche polemiche, era già intervenuto il vicesindaco Carlo Malvezzi la scorsa settimana, specificando che l’inserimento dei due storici edifici nell’elenco era in realtà solamente «prudenziale», senza comportare automaticamente l’effettiva messa in vendita. “Prudenza” sulla quale nei giorni scorsi è tornato a porre l’accento il sindaco Oreste Perri, fornendo ulteriori dettagli. «All’inserimento nell’elenco dei beni alienabili - spiega il primo cittadino - deve fare poi seguito una volontà specifica e precisi passaggi anche dal punto di vista burocratico, quindi inserimento non significa automaticamente vendita». In cima alla lista riguarderebbero perciò gli edifici che non rivestono particolare importanza storica o architettonica e contemporaneamente non comportano guadagni per il Comune, «nell’ovvia speranza - prosegue il sindaco - che sia sufficiente l’alienazione di questi ultimi senza dover ricorrere a quella dei beni di interesse storico». La possibilità di arrivare alla vendita vera e propria del palazzo Grasselli e del Vecchio Ospedale sarebbe dunque contemplata solamente in sede d’ipotesi. Per loro Perri preferirebbe la possibilità di un recupero ricorrendo al capitale privato tramite il project financing (con il quale le spese per la realizzazione di un’opera pubblica possono essere sostenute totalmente – nel caso di project finance puro – o parzialmente da privati), mantenendole al contempo patrimonio del Comune.
Ma come si spiega allora l'inserimento nella lista delle alienazioni? Secondo il primo cittadino, la ragione sarebbe «la possibilità di lasciare una via d’uscita in più per restituire questi beni alla città, anche se la soluzione che personalmente preferisco è quella del project financing». La vendita infatti porrebbe anche altri problemi, a cominciare dal potenziale stravolgimento architettonico delle strutture. Esistono sì i vincoli imposti dalla Soprintendenza ma poi resterebbe di fatto a discrezione dell’acquirente la scelta di non stravolgere i complessi storici.
Ciò che chiede l’opposizione invece, al posto della vendita, è «una gestione più oculata della spesa pubblica», commenta dal Partito Democratico Daniele Bonali. «Ciò che lascia esterrefatti dopo la redazione della lista è l’ennesima mancanza di progettualità nella gestione della cosa pubblica. Si sentono tanti discorsi sulla cultura e sull’arte (che il Comune dovrebbe “promuovere” e non “fare”), poi si va a progettare di vendere, e dire quasi svendere, quello che è il nostro patrimonio artistico cittadino. Che, mi permetto di ricordare, dovrebbe “generare” e non “decadere”. Se proprio non si vuole valorizzare la cultura in quanto tale, lo si faccia almeno dal punto di vista del ritorno economico: si chiama “investire”. Altrimenti, quando sarà stato messo in vendita tutto il patrimonio della città cosa venderemo?».

di Michele Scolari
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