Sotto Corso Vittorio Emanuele affiora un tratto di strada romana parallela all’antico Decumano

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Un nuovo capitolo si apre per l’archeologia a Cremona, con il ritrovamento, venerdì mattina, di alcuni resti di una strada romana sotto la copertura di Corso Vittorio Emanuele. Scoperta di inestimabile valore perché consentirà di aggiungere altri tasselli utili a risalire alla forma urbis dell’antica Cremona romana.
Al vaglio della Soprintendenza dei Beni Archeologici della Lombardia, giunta in mattinata con Lynn Passi Pitcher, è ora la valutazione di elementi di primaria importanza, tra cui la datazione e la sua eventuale funzione in relazione all’antico reticolo viario cittadino. Il tratto infatti corre parallelo all’antico decumano maggiore (decumanus maximus), l’asse viario che nell’urbanistica romana antica tagliava orizzontalmente (est-ovest) l’abitato e che a Cremona correva lungo la direttrice di Corso Mazzini / Via Cavallotti / via Jacini (mentre fuori dalle mura romane proseguiva ad est con la Postumia e ad ovest con la strada consolare per Placentia), incrociandosi nei pressi dell’attuale Galleria XXV Aprile con il Cardo, l’asse verticale (nord/sud) che a Cremona seguiva invece la direttrice identificata da Corso Campi e via Palestro.
Dall'attuale Corso Vittorio Emanuele la strada poteva verosimilmente condurre sin quasi nei pressi dell'antica Porta Decumana verso Piacenza, collocabile grossomodo nei pressi della confluenza tra via Ruggero Manna e via Jacini. Stando alla ricostruzione della pianta di Cremona romana proposta da Giuseppe Pontiroli, il tratto ritrovato si troverebbe non solo all'interno dell'insediamento tardo repubblicano ma addirittura in posizione piuttosto centrale nell'area del primitivo castrum del 218 a.C. In età repubblicana doveva apparire comunque già come una zona densamente popolata e centro di una fiorente attività commerciale, come lascerebbe intendere anche la vicinanza del Po, che, all'epoca, lambiva l'attuale via Cadore, mentre le mura turrite (descritte da Tacito nelle sue Historiae) dovevano trovarsi in posizione leggermente arretrata rispetto all'attuale tracciato iniziale di via Cadore.
«Si tratta di un decumano minore - spiega la Pitcher - situato a circa due metri di profondità e costruito con basoli cuneiformi di pietra vulcanica proveniente dai Colli Euganei, molto probabilmente dalla località di Abano Terme. Pietra assai forte e resistente, impiegata spesso dai romani per la costruzione di strade. Per la datazione possiamo dire che risale sicuramente al periodo tardo repubblicano (I sec a.C.)».
La macchina della Soprintendenza si è dunque messa in moto e le valutazioni proseguiranno nei prossimi giorni, senza escludere ulteriori novità. Vero è infatti che il sottosuolo del centro storico di Cremona è un enorme “deposito” archeologico. Ed è possibile che il ritrovamento apra uno spiraglio sulla possibilità di nuove interessanti scoperte: tra le quali, ad esempio, le fondamenta dell’antica Porta Marzia (o "degli Ariberti", dopo l’occupazione da parte di Ariberto da Intiminiano intorno al 1030). Secondo le ricostruzioni dell’Astegiano (Codice Diplomatico Cremonese) e del Cavalcabò, la porta doveva trovarsi proprio nel tratto di Corso Vittorio Emanuele tra le attuali via Ponchielli e piazza Stradivari (all'incirca di fronte alla porta dell'attuale Prefettura, come rivelerebbero i resti di fondamenta scoperti nell'800 durante alcuni lavori di sterro) e faceva parte, assieme ad altre tre porte, della cinta fortificata altomedievale (precedente di circa un secolo le mura comunali) costruita intorno al X secolo d.C. per difendere Cremona dalle incursioni degli Ungari.

di Michele Scolari
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