Pergo, situazione definitivamente compromessa

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Troppi debiti, inutili tentativi di salvataggio, una situazione seriamente compromessa e tempi stretti, sarebbero fatali al Pergo che, suo malgrado, sarà con ogni probabilità costretto a tornare nel football dilettantistico (tale solo sulla carta, ma in realtà cifre e calciatori sono da professionismo, ndr); sarà campionato nazionale dilettanti (alias serie D) od Eccellenza?
Decideranno gli organi competenti della Federcalcio. Prima bisogna rifondare una società che tuttora non c’è. Il consigliere regionale Agostino Alloni e quello comunale Walter Della Frera, in sintonia con il curatore fallimentare dottor Boschiroli, nei giorni scorsi per provare a mantenere la Prima Divisione di Lega Pro le hanno provate tutte, ma obiettivamente era oggettivamente difficile salvaguardare il (poco) salvabile. A loro va comunque un applauso, al contrario di ciò che meritano l’ex proprietario Ciro Di Pietro e il suo scudiero Sergio Briganti.  Ma questa è un’altra storia.  E adesso? Occorre dimenticare al più presto ciò che è stato (gli ultimi tre anni, calcisticamente parlando vanno equiparati ad una catastrofe), concentrarsi sul presente e guardare avanti, oltre. A Max Aschedamini (“cannibale” intelligente), Giò Corna, Ilario Tommasi, Giorgio Pagliari, Damiano Rey, Erasmo Andreini (ex presidente Illuminato) e a tutti gli altri imprenditori e liberi professionisti autoctoni di buona volontà va l’appello affinché scendano in campo per costituire un club nuovo di zecca in grado di ripartire. E chissà, magari, al sodalizio che sarà (trattasi di auspicio, non di notizie), potrebbero unirsi i meravigliosi tifosi accomunati dall’azionariato popolare del “Popolo Cannibale” e calciofili appassionati e capaci del calibro di Marco Lucchi Tuelli (sarebbe l’allenatore ideale), Cesare Fogliazza, Ennio Vanelli, Andrea Bergami, Gianpaolo Sperolini, Adriano Cadregari e quanti hanno voglia di mettersi in gioco al servizio dell’intramontabile Pergolettese nell’anno del suo ottantesimo compleanno. Sinergie tra le varie (e troppe) compagini cittadine e tra i cosiddetti uomini di football, facce ed idee nuove, passione: questi gli ingredienti che servono subito per apparecchiare la tavola gialloblu e lanciare nuovi progetti. Talvolta per fare un piccolo, ma significativo passo in avanti, per forza bisogna dapprima farne tanti indietro: piangere sul latte versato, anche se di cose da dire ce ne sarebbero tante, non serve a nulla. Meglio voltare pagina, rimuovere le macerie, disegnare orizzonti ambiziosi, ma realistici e ricostruire una società solida, che torni ad essere l’orgoglio della propria tifoseria.

di Stefano Mauri

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