Afa e caldo, colture in affanno

+ 17
+ 15


Il caldo non si attenua e le colture soffrono. “Caronte” succede a “Scipione”, il mito subentra alla storia (anche se sarebbe stato più appropriato “Annibale”, data l’invasione del nostro territorio…), ma la sostanza  non cambia: la pianura subisce l’afa, la temperatura  sfiora i 38 °C,  con evidenti disagi per la popolazione e le colture. Dopo una breve pausa di qualche giorno, segnata al Nord da piogge e temporali qua e là, “Caronte”, il secondo anticiclone subtropicale africano, ci sta traghettando direttamente nel cuore di un’estate in cui le alte temperature potrebbero accompagnarsi ad una preoccupante siccità. Le riserve idriche cominciano a scarseggiare, l’allarme è già stato diramato in numerose province del Centro Nord e il rischio di un razionamento estivo dell’acqua si fa sempre più concreto. Contestualmente, il settore agricolo cremonese mostra i segni di una situazione che il presidente della Libera Associazione Agricoltori Antonio Piva definisce «drammatica».

Dopo la parentesi piovosa di aprile, buona per tamponare una primavera iniziata male dal punto di vista idrico, la situazione è tornata a farsi preoccupante tra maggio e giugno, con l’assenza di perturbazioni significative, raggiungendo infine livelli allarmanti con l’arrivo di “Scipione”, la settimana scorsa. «Per l’agricoltura la situazione è allarmante - prosegue il presidente - le scarse piogge primaverili non hanno messo al riparo con riserve idriche sufficienti e ora l’acqua presente sul territorio non copre neppure la metà del fabbisogno». Circostanza che ha già iniziato ad incidere sulla produzione, con danni ingenti per le coltivazioni di mais: «si calcola che in certe aree sia già stato perso il 20-30% sul mais giovane, che per di più si trova proprio nel periodo della fioritura, delicato quanto a quantità d’acqua e temperature. Per ora abbiamo chiesto al Consorzio di implementare i quantitativi d’acqua, perciò sarà attuata una maggiore distribuzione sulla rete idrica del territorio. Ma se non piove i danni saranno ancora maggiori, soprattutto ora che è in corso il secondo prodotto». Problema di primo piano in una provincia che destina al mais la metà della superficie agricola e che rappresenta la prima produttrice di “oro giallo” in Lombardia.

Intanto il Po è calato ancora di una ventina di centimetri. Se lo scorso lunedì 25 l’idrometro sotto il ponte di via Eridano faceva registrare -6,5 metri, nei tre giorni successivi il livello è ulteriormente decresciuto sino a toccare i -6,7 metri nella giornata di giovedì.

La terra verrà riarsa ai livelli record dell’estate 2003, classificata dai siti meteo come la stagione più torrida degli ultimi decenni? Ancora difficile dirlo. E’ infatti possibile che tra martedì 3 e mercoledì 4 luglio alcuni refoli freschi d’aria atlantica comincino a farsi sentire, mentre un secondo e più incisivo cuneo d’aria fresca potrebbe presentarsi nel secondo week-end del mese. Ma sono previsioni la cui probabilità si attesta per ora al 50% e in Emilia, come in Veneto, nelle Marche ed in Abruzzo, le ordinanze per il razionamento idrico sono già scattate, con il divieto di utilizzare l’acqua per usi extra dalle 8 alle 21 e la chiusura di fontane ed altri punti di erogazione non indispensabili.

di Michele Scolari
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segnala questo articolo su