Il Pd boccia il bilancio comunale: «Parlano di opere che non potranno mai finanziare»

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Magnoli, segretario del Pd cremonese: «Il bilancio del Comune? chiacchiere fatte sui giornali e politica degli annunci a vuoto

Cosa sarà la Cremona del futuro? In che direzione stiamo andando? Guardando al bilancio di previsione approvato in Consiglio comunale nei giorni scorsi, emergerebbe l’immagine di una città più moderna e strutturata, in cui si prevede la  realizzazione di importanti infrastrutture. Di tutt’altro avviso l’opposizione: in particolare, il Pd ha presentato alcuni emendamenti, peraltro non approvati dal Consiglio. Ne abbiamo parlato con Titta Magnoli, segretario provinciale del Pd cremonese.

Cosa criticate di questo bilancio?

«E’ lo specchio di una politica cittadina che non segue una chiara programmazione. Non si capisce se vogliono investire nelle strade, nel sociale, o in qualcosa d’altro. Una sola cosa appare chiara: che le chiacchiere fatte sui giornali rappresentano solo una politica degli annunci a vuoto. Di fatto parlano di opere che nella realtà non potranno mai finanziare.

Siamo di fronte a un’amministrazione con gravi problemi di bilancio, e questo è comune un po’ a tutte, non gliene facciamo una colpa. Tuttavia non c’è una seria linea di contenimento dei costi, da parte dell’amministrazione».

Eppure hanno annunciato di aver tagliato tutto quello che si poteva tagliare…

«In realtà hanno fatto qualche piccolo taglio, ma si sarebbe potuto fare molto di più. Con un progetto chiaro, una macchina come quella comunale avrebbe permesso sostanziosi risparmi senza toccare il personale. Invece questa amministrazione ha preferito scegliere la via più comoda: tassare i cittadini e aumentare le tariffe».

Entrando nei particolari, cosa criticate di questo bilancio?

«Vogliamo parlare delle politiche culturali e turistiche? Ormai sono completamente appaltate a privati, con spese significative, senza che prima l’amministrazione abbia verificato se all’interno del Comune esistessero già le professionalità per gestire la partita. A partire dal Festival di Mezza estate, e andando a ritroso, vediamo un modello non sostenibile, in questo periodo di crisi. La giunta dovrebbe fare una politica da formica, invece si comporta come la cicala».

Parliamo delle politiche del welfare.

«Per quanto riguarda i servizi sociali, c’è un’enorme incognita. Ripensare al welfare cremonese, cosa sta facendo questa amministrazione comporta una riflessione di cui non è chiara l’idea di fondo. Trovare i soldi per finanziare un sistema che è in perdita, come è normale che sia quello dei servizi sociali, significa trovare delle forme di finanziamento durature. Non si può rivalersi sulle rette. Il sistema corretto sarebbe quello di mettere a reddito i beni del Comune, mentre invece non si fa altro che svendere i beni pubblici per avere un reddito immediato, con il rischio di restare poi senza niente in futuro. Manca quindi, anche qui, un progetto di lungo termine. Si spinge verso una privatizzazione estrema, che può essere molto pericolosa per la qualità dei servizi: va bene aprire ai privati, ma il controllo delle politiche del welfare deve restare pubblico, in quanto il privato predilige le cose che fanno reddito, e potrebbe lasciare indietro quei servizi che sono indispensabili ma che non producono guadagni. E’ per questi motivi che stiamo facendo battaglia contro lo smantellamento del presidi, come per i poliambulatori di viale Trento Trieste. Svendono pezzi del nostro sistema di welfare seguendo un ragionamento di mera redditività economica, senza pensare alle conseguenze».

Il bilancio tuttavia prevede un cospicuo pacchetto di lavori pubblici…

«Questa ipertrofia dei lavori pubblici in effetti ci lascia perplessi. E’ vero che i passaggi a livello servono, ma mi chiedo se sono davvero una priorità. Vogliamo poi parlare della ripavimentazione delle strade?Sicuramente molto bella, ma non certo prioritaria, visti i tempi di crisi. Intendiamoci: non critico l’idea in sé, che può anche essere buona, ma il fatto che non è questo il periodo migliore per fare scelte di questo tipo. E’ un po’ come mettere le tende nuove a una casa che non ha il tetto».

Veniamo a un punto cruciale, quello delle tariffe e delle tasse. Sostenete che il Comune ha “aumentato tutto”:  su questo vertevano anche gli emendamenti che il Pd aveva proposto. Ce ne può parlare?

«Questa Giunta ha aumentato l’Imu e le tariffe per fare cassa. In particolare ha applicato l’aliquota dello 0,5% per l’Imu della prima casa, e ha fissato a 10mila euro la soglia di esenzione dell’Irpef. Noi avevamo chiesto di riportare l’Imu a 0,4%, e a 15mila euro la soglia di esenzione. Inoltre ci siamo dichiarati contrari alla tassazione diretta e indiretta portata avanti dal Comune: aumento delle tariffe di cimiteri, impianti sportivi, asili nido e scuole materne. Queste scelte porteranno a maggiori entrate nelle casse del Comune, ma il tutto ricadrà sulle spalle dei cittadini. Ma la cosa peggiore è che non si capisce se poi queste maggiori entrate verranno convogliate in servizi utili ai cittadini o se serviranno a permettere al Comune di continuare a coprire il debito in cui vivono. Stanno potando avanti una politica che è lontana dalle possibilità attuali, comportandosi come se vivessimo tempi di “vacche grasse”, quando invece siamo in piena crisi. Il cittadino dal canto suo si trova sommerso di nuove tasse, da parte di Stato, Regioni e Comuni, ma non ha idea di dove finiscano i propri soldi. E sicuramente non sarebbe contento di sapere che essi servono a ripavimentare una strada. Questa amministrazione pensa di dover produrre sviluppo, e concettualmente non sarebbe sbagliato; sono le tempistiche ad essere completamente errate. E una bella strada pavimentata è un lusso che oggi non possiamo permetterci. Una famiglia media, in una città dalle scarse opportunità come Cremona, deve poter avere delle possibilità lavorative, una vita decorosa e un minimo di svago. Invece questa città offre sempre meno alle persone, spingendole ad andarsene. Manca un modello di città che vada verso il potenziamento dei servizi sociali, della cultura e della qualità della vita. Se il Comune non si fa carico di garantire un tempo libero decoroso, oltre ai servizi primari, come possono pensare che la gente voglia rimanere in città?

Questa giunta ha spostato il proprio modello di città sull’esasperazione dei lavori pubblici, che alla fine non è chiaro se avranno effettive ricadute sociali. Con tutto questo si trascura la cultura, il rilancio del turismo e tutte quelle altre cose che ancora mantengono viva Cremona. Se i Cremonesi dovranno spostarsi a Milano per cercare lavoro, a Brescia per curarsi e a Parma per lo svago, qui non ci vorranno più stare. Invece di creare le condizioni per essere attrattivi nei confronti di chi viene da fuori, e che magari potrebbe trasferirsi a Cremona, stiamo ripiegando la città su se stessa».

Allora cosa fareste voi, se vi trovaste ora a prendere in mano le redini di questa città?

«Dovremmo fare un’attenta scelta dei nostri obiettivi, partendo dalla revisione del costo della macchina comunale. Torneremmo quindi a investire seriamente su turismo e cultura, per rendere più appetibile la vita a Cremona. A questo proposito si dovrebbe lavorare sui collegamenti con Milano, sia via terra che via ferrovia. Infine si dovrebbe fare un investimento mirato sul welfare per uscire dalla crisi tutti insieme. Faremmo invece dei grossi passi indietro su progetti come la Strada Sud, Cremona CiryHub e i parcheggi. Cremona dovrebbe entrare nel circuito di quelle città verso cui sono dirette molte famiglie a reddito medio/alto che ora stanno scappando da Milano perché troppo caotica. Si dovrebbe poi mettere a reddito le proprietà del Comune, dismettendo solo quelle che davvero non offrono possibilità di rendita.

Infine ritengo che si debba ridare alla politica la sua dignità democratica, che ora è venuta meno in quanto la gestione della città sta nella negoziazione tra un piccolo gruppo di interessi». 

di Laura Bosio

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