Lo strano caso del mobilio di Palazzo Grasselli

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CREMONA - La vicenda dell’inserimento di Palazzo Grasselli nella lista dei beni alienabili da parte del Comune di Cremona (leggi l'articolo) potrebbe essere destinata ad arricchirsi di un nuovo capitolo.  E’ quanto emergerebbe dalle dichiarazioni del notaio parmigiano che rappresenta una delle due eredi di Giulio e GiancarloGrasselli. Dichiarazioni giunte non tanto per alzare le barricate contro lavendita dell’immobile in sé (fatto sul quale gli eredi non si sarebbero per ora pronunciati), dal momento che esso ora appartiene al Comune di Cremona, quanto piuttosto per far presente un’altra questione: il fatto che nel palazzo vi sarebbero ancora alcuni mobili la cui proprietà non risulterebbe del Comune. «Sappiamo che nel palazzo esistono dei beni la cui proprietà non è riconducibile al Comune, ma all’erede che io rappresento - spiega il notaio - dunque ci aspettiamo di essere interpellati  dall’amministrazione qualora un domani decidesse di venderlo». Sino ad ora, comunque, nessuna comunicazione ufficiale sarebbe giunta al notaio di Parma, dagli uffici di palazzo comunale riguardo la possibile vendita dell’immobile. Per quest’ultima, l’amministrazione ha incaricato mesi fa il notaio Giovanni Corioni per l’interpretazione del testamento di Ippolito Grasselli, in particolare il passo in cui il donante specifica: «Intendo però che l’immobile, cessato l’usufrutto, sia in perpetuo o per gli usi attuali con l’utilizzo di redditi per gli scopi istituzionali del legatario oppure a scopi di istruzione e che, in ambo i casi, non venga alterato il carattere monumentale dell’edificio». Per questo, si legge nella determina, «si rende necessario sottoporre agli eredi dei signori Grasselli Giulio e Giancarlo un testo interpretativo del testamento finalizzato a verificare la portata delle clausole testamentarie ai fini della più corretta di disposizione del bene».
Ora si attende la risposta dall’ufficio di piazza Federico II, dove per ora nessuno sembra sapere nulla dello strano caso relativo al mobilio, per il quale non si potrebbe tuttavia escludere la possibilità che, in assenza di clausole specifiche nel contratto di cessione ed essendo l’immobile ceduto da oltre vent’anni, sia nel frattempo scattata l’usucapione (la modalità di acquisto della proprietà di beni attraverso il possesso in buona fede degli stessi per un periodo di tempo previsto dalla legge).

di Michele Scolari
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