Poste italiane, a rischio dieci uffici in provincia

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E' sfociato nello sciopero indetto nella giornata del 2 luglio  il malcontento nei confronti delle più recenti disposizioni di Poste Italiane, da tempo impegnata in una riorganizzazione interna oggetto di non poche polemiche. Una riorganizzazione complessiva che comporterà la soppressione di 1410 zone di recapito e la riduzione del numero degli addetti ai centri di movimentazione postale con un delta negativo di 174 unità. Il piano coinvolgerà inizialmente cinque regioni, Piemonte, Emilia Romagna, Basilicata, Marche e Toscana, per poi allargarsi anche al resto d'Italia.

Al centro delle contestazioni di lunedì scorso da parte dei dipendenti delle aziende di recapito che operano in regime d'appalto vi è la decisione da parte di Poste Italiane di tagliare il lavoro di tali aziende, col risultato che 2000 lavoratori hanno perso il posto di lavoro e sono stati sostituiti da 1880 nuovi precari a livello nazionale. Barbara Apuzzo, segretaria nazionale Slc Cgil, nella sua relazione ad un convegno dedicato ai servizi postali, ha sottolineato che «non è chiaro come intenda agire Poste Italiane sui servizi affidati in appalto, ridotti ormai da un valore di circa 70 milioni di euro nel 2007, a 58 milioni nel 2008, a meno di 40 milioni nel 2011. Oggi le gare bandite da Poste Italiane prevedono l'affidamento di servizi per un valore non superiore a 28 milioni di euro».

Se il fenomeno tocca in modo solamente marginale la nostra città, nella quale opera una sola agenzia di recapito, come sottolineato dai sindacati locali, più sentito è il tema dei tagli agli stipendi di maternità, decurtati dall'azienda di 140 euro mensili per tutte le lavoratrici dipendenti di Poste Italiane. Le novità, dunque, sembrano non fermarsi al passaggio a sistemi telematici e ai servizi di “postino a domicilio” messe in atto negli scorsi mesi, ma riguardano in modo più ampio anche la presenza stessa dell'azienda sul territorio italiano e in particolare su quello cremonese, che potrebbe vedere ridotta la propria capillarità.

Già da mesi è stata resa nota la possibilità di eventuali drastiche riduzioni di orario per quanto riguarda gli sportelli, in particolare quelli situati nei comuni meno popolosi, dove si profila  un servizio erogato solamente a giorni alterni: ma ora si parla anche della possibile chiusura di dieci uffici postali secondari sul territorio provinciale, forse a seguito di un periodo di razionalizzazione con apertura ad orari ridotti. Una ipotesi sulla quale i sindacati locali ancora non si sbilanciano, in attesa dell'incontro previsto per martedì 10 luglio a Milano, al quale prenderanno parte le varie sigle sindacali a livello regionale.

Simili tagli e piani di razionalizzazione già sono stati annunciati per molte regioni italiane, suscitando accese reazioni da parte di sindaci, cittadini e sindacati: «L'annuncio di tagli da parte di Poste Italiane è sbagliato perché giunge nel momento più forte della crisi'', ha affermato Fabrizio Solari, segretario confederale Cgil, che ha partecipato al convegno promosso da Slc Cgil ''E' tempo di risposte'' svoltosi a Roma. «C'è necessità di una moratoria per le grandi imprese - ha proseguito Solari - innanzitutto quelle a partecipazione pubblica, a salvaguardia dell'occupazione diretta e indiretta. Questo sarebbe un contributo importante per fermare l'emorragia occupazionale».  Poste Italiane rappresenta infatti la più ramificata azienda presente sul territorio italiano.

 di Martina Pugno

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