Rapporto Ecomafia 2012, Lombardia maglia nera del Nord per reati ambientali

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«Il nord non è immune e non c'è una predisposizione territoriale o umana a questo genere d'illecito». Così Roberto Saviano nell'introduzione al volume del rapporto Ecomafie 2012. E, in effetti, i dati gli danno ragione. La Lombardia è prima nel Nord per reati ambientali di stampo mafioso, raggiunta ormai da tempo da quella «linea della palma, del caffè ristretto, del caffè forte, degli scandali» che già ai tempi di Leonardo Sciascia era «oltre Roma», salendo super l’Italia «come l’ago di mercurio». Ne parlavamo giusto ieri su queste pagine a proposito delle nuove mire della 'ndrangheta tra Cremona e il Veneto (leggi l'articolo), emersa dalla relazione del pm antimafia Roberto Pennisi in Commissione parlamentare.
E l’indagine annuale di Legambiente sull’illegalità ambientale presentata mercoledì mattina a Roma mette i brividi: sono 33.817 i reati ambientali scoperti in Italia nel 2011, quasi 93 al giorno, il 9,7% in più rispetto al 2010. Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose solo nei primi mesi del 2012 (anche al Nord, come Bordighera, Ventimiglia, Leinì e Rivarolo) e per reati spesso legati al ciclo illegale del cemento e dei rifiuti. Un numero altissimo, superiore anche a quanto avveniva negli anni ’90, che testimonia l’enorme pervasività dei traffici gestiti da ecomafiosi e ecocriminali, che nel 2011 hanno accumulato ben 16,6 miliardi di euro. 

LA LINEA DEL "CAFFE' RISTRETTO E DEGLI (ECO)SCANDALI" PASSA LA LOMBARDIA
Se nella classifica nazionale  la Campania e' al primo posto (5.327 infrazioni), seguita dalla Calabria (3.892), dalla Sicilia (3.552) e dalla Puglia (3.345),  la Lombardia, la regione più ricca d’Italia, proprio per questo suo privilegio è divenuta terra di conquista per la mafia, siciliana e calabrese.  In Lombardia si contano 1.442 pesone denunciate (102 in più rispetto al 2010), 4 arresti e 390 sequestri effettuati. 
I reati legati al ciclo illegale del cemento (dove Cremona è ottava in regione con 5 infrazioni, 8 denunce e 3 sequestri) sono una realtà quotidiana, tanto sono numerose le operazioni e le inchieste. Nel 2011 sono state accertate 344 infrazioni, il 5,2% sul totale nazionale, con 455 persone denunciate e 23 sequestri. 
Ma è nel ciclo dei rifiuti che si registra la situazione peggiore: con 340 infrazioni penali accertate, il 6,4% sul totale complessivo, la Lombardia balza in quarta posizione (Cremona è ottava in regione con 17 infrazioni), subito dopo Campania, Calabria e Puglia. Altissimo pure il numero delle persone denunciate, 387, più di una al giorno, tre gli arresti e 98 i sequestri. A pesare sulla classifica è, tra le altre, l’inchiesta “Fiori d’Acciaio”, nata da un intreccio (per ora) tutto lombardo e conclusa con l’arresto del vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, dell’imprenditore Pierluca Locatelli e del coordinatore dell’Agenzia regionale per l’ambiente Giuseppe Rotondaro, assieme al sequestro della cava di Cappella Cantone, di un impianto per il trattamento di rifiuti di Calcinate e di due cantieri della contestata BreBeMi. Sono numeri che dovrebbero far riflettere, soprattutto per le “zone grigie” dove si incrociano sempre più spesso le figure di questo brutto mosaico: imprenditori, tecnici comunali e dirigenti pubblici compiacenti, famiglie dai cognomi già noti alle cronache giudiziarie, politici  alla ricerca di supporto elettorale e perciò disposti a velocizzare pratiche e concedere permessi che, altrimenti, non sarebbero concessi.
Maglia nera infine alla Lombardia anche per l’archeomafia, il traffico illecito di tesori culturali ed archeologici. Qui la nostra regione si classifica addirittura terza con ben 143 furti di opere d’arte. A finire nelle mani criminali sono stati soprattutto francobolli antichi, beni librari, oggetti chiesastici, sculture e quadri, e si nota un affinamento della pianificazione criminale che vede una maggiore attenzione alla qualità, piuttosto che alla quantità.

DALLA COPPOLA ALLA CRAVATTA, VERSO UNA NUOVA MAFIA
Intanto i clan seguitano a prosperare sulla cresta dell’onda di un business illecito dalle cifre scioccanti: 296 i clan censiti sino ad oggi, sei in più rispetto allo scorso anno. A cambiare invece, sembra essere l’immagine del mafioso di professione, che si è evoluto nel corso delle generazioni, sostituendo ormai alla tradizionale coppola una buona educazione e cultura assieme alla conoscenza delle lingue straniere e ad un aspetto distinto. Tutte caratteristiche utili a condurre truffe e falsificazioni di documenti anche nei circuiti legali. Solo nel 2012 sono 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa e commissariate (erano 6 lo scorso anno). Un numero altissimo, superiore anche al periodo buio degli anni ’90, che testimonia questa inesorabile tendenza alla pervasività della criminalità organizzata che sempre più s’infiltra nei circuiti economici e imprenditoriali legali. «Il confine tra legalità e illegalità è sempre più labile – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Vizi privati e relazioni pubbliche tendono a fondersi in un’unica zona grigia dove lecito e illecito si mischiano e si sostengono a vicenda, spesso con la mediazione di figure interne alla pubblica amministrazione, grazie al collante della corruzione sempre più diffusa».

RELATORI
Alla discussione organizzata in occasione della presentazione del dossier, hanno preso parte come relatori Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale Legambiente, Corrado Clini, Ministro Ambiente, tutela del territorio e del mare, Carlo De Stefano, Sottosegretario Ministero dell’Interno, Pietro Grasso, Procuratore nazionale Antimafia, Sonia Alfano, Presidente Commissione parlamentare europea antimafia, Roberto Della Seta, Commissione Ambiente, Senato, Fabio Granata, Vice Presidente Commissione parlamentare antimafia, Gaetano Pecorella, Presidente Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e Marco Marchetti, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, sulle nuove tecnologie di rinvenimento delle discariche abusive.

di Michele Scolari
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