Cremona - In città sempre più gabbiani, ecco perché

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Tra i cambiamenti più visibili nelle nostre città c’è la presenza dei gabbiani, ormai non più presenti solo nelle città di mare, ma anche nel nostro territorio. Ne abbiamo parlato con Sergio Mantovani, giornalista naturalista esperto in ornitologia. «Il gabbiano è presente nella nostra provincia circa dalla metà degli anni '80» spiega. «Il noto ornitologo cremonese Bertolotti, nel suo libro della fine degli anni 70, infatti, non riportava alcuna segnalazione rispetto alla presenza di tali uccelli, che sono proliferati negli ultimi due decenni. Si tratta di una specie opportunista, dal punto di vista alimentare, che si adatta molto. In questi anni la loro presenza non è aumentata solo a Cremona, ma in tutta Italia. Una delle ipotesi che giustifica tale fenomeno è il moltiplicarsi delle discariche, che per loro sono fonte sicura di cibo. Così dal mare hanno iniziato a risalire il Po all’ inizio degli anni '80, e la prima nidificazione nel nostro territorio si colloca in questo periodo, proprio sul fiume, tra Spinadesco e Crotta d'Adda. Negli anni successivi c'è stata qualche altra nidificazione, e recentemente sono stati scoperti dei nidi sul tetto di alcuni capannoni industriali, nella zona del Porto Canale. Infine, nel 2010 si sono viste le prime nidificazioni in città, nel quartiere Zaist: è stata la prima volta che si sono visti gabbiani nell'area urbana. Tuttavia la nidificazione di questa specie, stiamo parlando del Gabbiano reale, non è ancora "esplosa" dalle nostre parti, e le coppie sono ancora poche. Molti di loro passano e si fermano da noi, ma non nidificano. Si possono così vedere stormi di questi uccelli, anche molto corposi. In inverno invece diminuiscono, perché la maggior parte si spostano verso sud. In ogni caso gli stanziali stanno diventando sempre più numerosi, tanto più che stanno trovando sempre più frequenti opportunità alimentari anche in città. Un caso emblematico è il depuratore della Negroni, dove spesso se ne vedono».

Oltre ai gabbiani, ci sono altri nuovi volatili arrivati nel nostro territorio negli ultimi anni?

«Si, parecchi. Ad esempio l'airone bianco maggiore e l'airone guardabuoi. Un altra categoria di uccelli che si sta vedendo sempre più spesso è quella dei rapaci: il gheppio, la poiana, il lodolaio, lo sparviere e il falco pellegrino, che fino agli anni '90 era praticamente assente, mentre invece ora è diventato molto comune anche da noi. Ci sono poi delle specie legate agli ambienti boschivi, come la ghiandaia e il picchio verde, che sono giunti qui dall'Emilia. Non dimentichiamo poi la taccola, un corvide che prima nidificava solo in città mentre ora è sempre più presente anche in campagna ».

Abbiamo invece delle specie che stanno sparendo?
«Purtroppo sì: stiamo perdendo tutte quelle specie di uccelli che sono importanti bioindicatori, ossia che indicano una determinata qualità ambientale».

Ciò significa che il nostro territorio sta peggiorando da questo punto di vista?

«Purtroppo sì, e lo dimostra appunto la scomparsa degli zigoli. Lo zigolo ortolano si è ormai estinto nel nostro territorio, mentre lo zigolo giallo è rimasto solo in piccolissima parte lungo il Po. Anche lo strillozzo si è molto ridotto in numero di esemplari. Ma ci sono anche altri ottimi bioindicatori che stanno scomparendo, come ad esempio tre specie di averla, di cui due sono estinte (cinerina e capirossa) e una è in declino (averla piccola). Purtroppo sono segnali inquietanti dal punto di vista ambientale, e denotano un grande peggioramento della qualità dell'ambiente padano. Ma non è solo questo il motivo di tante sparizioni»
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Che altro c'è?
«E' anche venuta meno la biodiversità del territorio: non c'è più varietà di colture, non esiste rotazione e tutto si basa sulla monocoltura del mais, che crea una vera e propria desertificazione del territorio. Naturalmente incide molto anche l'uso di pesticidi e altri prodotti chimici. Un altro problema è il drastico calo delle siepi: da uno studio dell'Ersaf dell'anno scorso emerge che dal 1955 al 2007 abbiamo perso siepi per una misura pari alla distanza che c'è da qui a New York: da 10mila chilometri, infatti, siamo passati ad averne soli 4.000. Questo è un altro passo verso l'appiattimento dell'ambiente e la perdita della biodiversità».

di Laura Bosio

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