Strasser da Salvini conferma l’ipotesi accusatoria: «Ero il factotum del clan»

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Laszlo Strasser era il “factotum” della cellula ungherese. Il 36enne di Budapest lo ha ammesso nell’interrogatorio fiume di martedì pomeriggio davanti al gip di Cremona Guido Salvini, dopo essere stato estradato venerdì dall’Ungheria. Nell’ordinanza del gip Strasser viene definito come «fedele emissario» del clan pilotato dal connazionale Zoltan Kenesei ed attivo nel fenomeno calcioscommesse «con l’obiettivo di scegliere in tutto il mondo le partite di calcio offerte dalle agenzie di scommesse, che davano una opportunità agli scommettitori di poter influenzare il risultato finale, con la collaborazione degli arbitri e dei giocatori pronti a manipolare il risultato delle partite». E martedì il 36enne ungherese, arrestato nella quarta ondata di provvedimenti ed accusato di aver «contribuito, in prima persona, alle attività illecite connesse alla manipolazione delle partite di calcio della serie A italiana Lazio-Genoa e Palermo-Bari nonché Novara-Siena della serie B, tutte della stagione 2010-2011», ha vuotato il sacco, dopo aver ascoltato la traduzione dell’ordinanza di custodia cautelare. A Salvini Strasser ha confermato di essere a libro paga dell’organizzazione ungherese come “gregario”, uomo di fiducia che svolgeva masioni di manovalanza. Ad esempio, incontrare all’Una Tocq Hotel di Milano Antonio Bellavista, a Como Almir Gegic, a Cernobbio Mauro Bressan. Contestualmente, ha confermato anche di aver incontrato a Malpensa il “money-carrier” Choo Beng Huat in arrivo da Sigapore il 4 novembre 2011 (l’ungherese però non ha confermato la consegna dei soldi, avanzata invece dal quadro probatorio in base al minor peso del trolley di Choo Beng al momento del reimbarco). Viaggi di “pubbliche relazioni” per i quali a Strasser l’organizzazione pagava vitto e alloggio, oltre a bonus una tantum come i quattro “viaggi-premio” a Singapore concessi da Kenesei a Strasser a spese del clan.
Il gruppo degli ungheresi, nella ricostruzione del giudice, si era sostituito a quella parte degli “Zingari” che era stata colpita nel giugno 2010 dagli arresti (in danno fra l’altro di Saka e di Lalic) per la manipolazione delle partite croate». Dunque, gli ungheresi avrebbero finito per «saldarsi con quanto rimane del gruppo degli “zingari”, e cioè con i due soggetti di maggior spicco, Almir Gegic ed Hristijan Ilievski, tuttora latitanti».

mi.sco.

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