Smog, Codacons avvia class action: 2mila euro di risarcimento anche per i cremonesi

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Duemila euro: questa è la cifra che i cittadini di Cremona e di altre 44 città italiane potranno chiedere come risarcimento per il fatto di essere stati costretti a respirare aria inquinata, anche senza danni alla salute conclamati. E’ la clamorosa azione collettiva lanciata dal Codacons, che lascia di stucco decine di amministrazioni cittadine e provinciali.
Il ricorso è rivolto a tutti i residenti in quelle città dove si è registrato il superamento del limite di tolleranza giornaliero di concentrazione nell’aria di pm10 (fissato dall’Ue ad un massimo di 35 giorni). I “danni da smog” interessano dunque anche Cremona, dove il limite è stato superato ininterottamente dal 2010 a quest’anno, in cui da gennaio ad aprile si contano già 68 sforamenti. «In Italia - fanno sapere dal Codacons - le morti dovute allo smog superano le 8mila all’anno. Regioni e Comuni sarebbero obbligati a monitorare gli agenti inquinanti adottando di conseguenza tutte le misure necessarie a evitare gravissimi danni per la salute, prime fra tutte le  patologie legate all’apparato cardio-circolatorio e respiratorio causate dall'inquinamento dell’aria». Misure, dunque, più incisive della semplice circolazione a targhe alterne, la cui insufficienza era già stata sottolineata da più parti, incluso il dossier dell’esperto dell’Ue Bo Richter Larsen segnalato dal nostro giornale lo scorso 3 marzo (leggi l'articolo). Una soluzione indicata da molti come davvero risolutiva potrebbe essere il Patto dei Sindaci, il cui percorso però a Cremona è fermo da parecchi mesi e non accenna ad evolvere (leggi l'articolo).
«Per richiedere il risarcimento occorre pagare 6 euro (Iva inclusa) per il costo della telefonata con la quale il cittadino verrà automaticamente iscritto come socio aggregato alla nostra associazione. Chi è interessato può seguire le istruzioni su www.codacons.it». L’adesione comporta la partecipazione in prima persona al ricorso al Tar per il risarcimento. Dubbi sulla cifra di partecipazione? «Quei sei euro servono solo per tutelarci, andando eventualmente a coprire i costi vivi che l’associazione potrebbe essere chiamata a sostenere nel caso il tribunale dovesse ritenere illegittima la richiesta di azione collettiva, condannandoci a pubblicare la notizia della non ammissibilità del ricorso». E una parte della cifra d’iscrizione verrà devoluta all’Associazione “Mary Poppins”, per l’assistenza ai bambini malati di cancro del Policlinico Umberto I di Roma. «Nessuna iniziativa a scopo di lucro - conclude il presidente Marco Ramadori - bensì un segnale per le amministrazioni locali a responsabilizzarsi. Come ci insegna l’articolo 32 della Costituzione, il diritto alla salute e, dunque, innanzitutto il diritto a vivere in un ambiente non inquinato è un diritto fondamentale dell’uomo».
«Il buon senso è ciò che dovrebbe guidare le scelte - fa sapere il vicesindaco Carlo Malvezzi. - L’iniziativa potrebbe causare effetti devastanti per la tenuta di enti locali già in affanno a causa della spending review. Non la vedo come una misura che può risolvere il problema perché indebolirebbe le già scarse risorse pubbliche (che non bastano neppure per garantire i servizi base). Il rischio, in sostanza, è di far contenti due per scontentarne venti».

di Michele Scolari
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