Sempre meno giovani nel mondo del lavoro

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La fine della crisi è una meta ancora non immediata per il territorio: questo è quanto emerge dalla recente indagine condotta dal Crisp (Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità dell'Università degli studi di Milano Bicocca), relativo all'analisi dei flussi del mercato del lavoro 2011 in provincia di Cremona.

L'indagine mette a confronto l'inizio di attività lavorative e la loro cessazione, evidenziando un trend negativo, nel primo caso, già presente nel corso del 2011. Per quanto riguarda gli avviamenti si osserva che calano del 9% complessivamente dall’anno 2011 all’anno 2012; calano del 22% gli avviamenti per tipologie contrattuali permanenti (oltre 2 mila avviamenti in meno per il periodo previsto rispetto allo stesso periodo precedente), e calano del 5% le tipologie contrattuali temporanee (oltre 1.5 mila avviamenti in meno per il periodo previsto rispetto allo stesso periodo precedente). Per le cessazioni la tendenza è in aumento; infatti nel 2012 è previsto un aumento dell’1% rispetto all’anno precedente (oltre 300 cessazioni in più); dettagliando l’informazione per tipologie contrattuali si osserva un calo di cessazioni per tipologie contrattuali permanenti (-15%, oltre 1.8 mila cessazioni in meno), mentre le cessazioni per tipologie temporanee crescono del 7% (oltre 2.2 mila cessazioni in più).

Un quadro poco ottimistico che conferma il trend del 2011, nel corso del quale Cremona ha registrato una perdita di forze di lavoro pari a 1.000 unità. La contrazione non è stata uniforme, ma concentrata sugli uomini, che sono diminuiti di ben 3.000 unità, passando da 96.000 a 93.000. Diverso invece il caso delle forze femminili, che mostrano un trend inverso e registrano un aumento di 2.000 unità portandosi, al livello di 69.000, il più alto dal 2004.

Colpa della crisi, che però colpisce in modo non uniforme il territorio lombardo: la contrazione è limitata infatti alle province di Cremona, Pavia, Brescia e Lecco. Al contrario, nelle province di Varese, Como, Sondrio, Milano e Bergamo le forze lavoro sono in aumento, mentre restano allo stesso livello dell'anno precedente nella provincia di Mantova. Due, secondo l'istituto di ricerca, le principali cause: la contrazione della popolazione in età di lavoro e la minore partecipazione al mercato del lavoro, ossia la scelta più o meno deliberata di non lavorare o anche, se disoccupato, di non ricercare attivamente una occupazione.

Il dato risulta ancor più preoccupante se si prendono in esame i dati relativi all'occupazione suddivisi per fasce di età: a restare più frequentemente fuori dal mercato del lavoro, infatti, risultano essere gli uomini nella fascia da 25 a 34 anni, proprio quella che dovrebbe risultare potenzialmente più attiva. Nella fascia tra 25 e 34 anni troviamo, infatti, le persone che ormai hanno portato a termine gli studi universitari e che, quindi, dovrebbero essere pronte per il mercato del lavoro, oltre a coloro che hanno interrotto la loro formazione al diploma e che, pertanto, dovrebbero essere ben inseriti nel mondo del lavoro già da 4-5 anni e, infine, alle persone a bassa scolarità ma che dovrebbero avere acquisito un’esperienza lavorativa preziosa, tale da essere richieste dalle imprese o da altri centri di produzione.

Molto diversa appare invece la situazione se si confrontano i dati della provincia di Cremona con quelli del resto della Lombardia circa l'andamento dei tassi di attività per la fascia d'età 45-54: all'impoverimento del “potenziale di lavoro” dell’economia nelle fasce giovani e meno giovani si contrappone la maggiore partecipazione della popolazione nelle fasce di età più matura. E’ questo uno dei fenomeni più nuovi e interessanti del mercato del lavoro non soltanto italiano.

In Italia, il fenomeno è in parte riconducibile alle importanti riforme pensionistiche attuate nel corso degli ultimi vent'anni, che spostando in avanti l'età pensionistica hanno “obbligato” una percentuale rilevante di persone a rimanere nel mercato del lavoro. Si tratta, tuttavia, di una spiegazione solo parziale: a sorpresa, dati che rivelano un simile trend caratterizzano molti Paesi, tra i quali anche gli Stati Uniti.

di Martina Pugno

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