L’economia cremonese è la migliore in Lombardia

+ 20
+ 19


alt
Dopo un primo trimestre iniziato in salita, anche i dati del periodo aprile-giugno si presentano complessivamente in ulteriore leggero peggioramento. Questo il dato congiunturale relativo al secondo trimestre 2012, calcolato dalla Camera di Commercio di Cremona. L’indice tendenziale della produzione industriale diminuisce nella nostra provincia dello 0,6%, confermando il dato negativo del trimestre precedente (-0,7%), contro un dato lombardo significativamente peggiore (-5,4%) e un dato nazionale del -7,6%. La situazione dell’economia cremonese, riguardo soprattutto al livello produttivo, è la migliore delle province lombarde, sia tendenzialmente che congiunturalmente con un +2,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Un dato, quest’ultimo, molto disallineato con la media regionale e dunque molto probabilmente imputabile a fattori statistici o alla “mancanza” di rappresentatività delle imprese più colpite dalla crisi e comprensibilmente meno propense a fornire i dati per l’indagine congiunturale condotta trimestralmente da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e Cna.

Se si considerano i dati grezzi, immuni quantomeno dai problemi legati al processo di destagionalizzazione, il -0,4% risultante a livello congiunturale è sicuramente più in linea con le sensazioni e le informazioni acquisite dall’ufficio studi camerale e conferma in ogni caso la posizione privilegiata di Cremona nel panorama lombardo. A supportare almeno in parte questo trend complessivamente meno preoccupante che altrove, contribuiscono i dati positivi del settore dei minerali non metalliferi, che sembra attualmente “risollevarsi” dopo un lungo periodo di pesante crisi legata al comparto edile, alla meccanica e alla chimica. Nel giro di un anno la percentuale delle aziende in espansione si è ridotta dal 68 al 32% ed è viceversa quasi triplicata la quota di quelle in crisi che passa dal 20 al 54%. Da questo punto di vista il presente trimestre non ha però manifestato particolari scossoni.

Per quanto riguarda gli altri indicatori economici, in provincia di Cremona si nota una sostanziale tenuta in termini reali degli ordini interni (-0,4%) che perdura ormai da tre trimestri ed un progressivo incremento di quelli provenienti dall’estero che passano dal +0,6% di fine 2011, all’attuale +4%, passando per il +2,8% dei primi tre mesi dell’anno. In sintonia con questo trend appaiono anche i dati tendenziali riferiti all’anno 2011 che indicano un -2,8% per gli ordinativi interni ed un eloquente +9,4% per quelli esteri.

Il fatturato a prezzi correnti segna un’interruzione del sostanziale andamento stazionario dei tre periodi immediatamente precedenti e scende congiunturalmente dell’1,2% e, per la prima volta dopo due anni, del 2,1% rispetto agli stessi mesi del 2011. Nonostante ciò, le variazioni del fatturato restano migliori se confrontate con quelle regionali che evidenziano una flessione del 2,3% a livello congiunturale e del 4% a livello tendenziale. Resta su buoni livelli, attorno al 29%, la quota del fatturato di fonte estera che rimane comunque assai distante dal 38% dell’intera Lombardia.

Il dato sull’occupazione risulta ancora una volte tutto sommato stabile: il dato congiunturale ritorna leggermente negativo (pari al -0,4%), ma con un leggero recupero sull’analogo trimestre 2011 (+1%). A livello regionale i valori sono simili a livello congiunturale (-0,6%), ma rimangono negativi dello 0,8% anche in riferimento ai dati 2011. Le difficoltà delle imprese si riflettono nel ricorso alla Cassa Integrazione: aumentano infatti, ed in misura considerevole, sia la quota di imprese che dichiarano di aver fatto ricorso nel trimestre alla CIG ordinaria (20% contro il 13% del trimestre precedente), sia la percentuale di ore di Cassa utilizzate sul monte ore totale che risulta quasi raddoppiata dallo 0,8 all’1,5. Il dato regionale è sensibilmente peggiore, ma anche più in linea col precedente trimestre: il ricorso alla CIGO ha interessato il 25,3% di imprese, contro il 24,2% del primo trimestre ed il 3,3% del monte ore trimestrale (era il 3,4 nei primi tre mesi).

Nel trimestre aumenta ulteriormente il divario tra le variazioni dei prezzi di materie prime, che si incrementano dell’1,3% rispetto al trimestre precedente, mentre quelli dei prodotti finiti registrano un aumento solo dello 0,4% con un’evidente effetto negativo sui margini di profitto delle imprese produttrici. Positivi, almeno a livello congiunturale, sono i segnali riferiti alla produzione che provengono dall’artigianato, con un +3,3% che consente di recuperare quasi del tutto il calo di oltre il 4% registrato nei primi tre mesi dell’anno. Peggiora invece, a livello congiunturale, la maggioranza degli altri indicatori: il fatturato totale è in calo dell’1,2%, l’occupazione dell’1% e gli ordinativi del 2%. Stesso andamento per le variazioni annue che mostrano cali attorno al 5% per produzione (-4,8) e fatturato (-5,3%), del 2,6 per gli ordinativi e del 3,4 per il numero di addetti. Dati che preoccupano, anche se decisamente migliori di quelli lombardi, con la produzione congiunturale al -3,7 e tendenziale del -9%.

«E’ un quadro» commenta il Presidente della Camera di Commercio Gian Domenico Auricchio «che presenta ancora molte ombre, ma anche alcune schiarite: i risultati cremonesi sono infatti meno negativi rispetto a quelli previsti tre mesi fa e, soprattutto, migliori di quelli regionali e nazionali. Troppo poco, però, per sperare in una svolta positiva nel breve periodo, in considerazione anche del peggioramento generale delle aspettative degli imprenditori che, soprattutto in momenti delicati come questi, costituiscono un indicatore fondamentale per anticipare i futuri sviluppi economici congiunturali».

Segnala questo articolo su